Intervista Il Fedelissimo – Lombardo: “Le punizioni frutto di allenamento e concentrazione. Come nel golf…”

Era da tempo che un giocatore del Siena non segnava su calcio di punizione. Una nota dolente, quella delle palle inattive, rimarcata qualche settimana fa da Alessandro Dal Canto. L’arrivo di Mattia Lombardo ha colmato questa lacuna: cross insidiosi anche dalla trequarti, corner che piovono in piena area e poi la ciliegina, la perla di Alessandria, primo sigillo in bianconero. “Sono molti anni che mi alleno su questo tipo di calcio – racconta Lombardo a Il Fedelissimo – è una dote ma anche un frutto di tanto lavoro. E poi quella è la mia mattonella, in una zona ‘ibrida’, né troppo lontana né troppo vicina alla porta. Perfetta per il mio modo di calciare e di far scendere la palla. A Lucca ho segnato tre gol in quel modo, mi era capitato anche a Reggio Emilia. L’ultimo anno nella Primavera della Samp feci 10 gol su palla ferma, da difensore centrale. Devo migliorare invece su quelle ravvicinate”.

Perché, allora, non hai tirato già col Pontedera?

Ho provato, ma D’Auria, che si era guadagnato la punizione, voleva battere a tutti i costi e non ho insistito. Poi ci siamo messi d’accordo, ne avremmo calciata una a testa. Ad Alessandria ho calciato la prima, sulla barriera; il mister ha voluto che calciassi anche la seconda.

Il tuo piede educato è anche segnale di un cambiamento nel calcio.

Penso a Kolarov, o ad Alexander-Arnold del Liverpool, centrocampista adattato a destra. Il calcio si sta evolvendo e richiede terzini che sappiano giocare bene la palla, per evitare la pressione avversaria e creare situazioni interessanti.

È la seconda gara intera di fila. Come va la condizione fisica?

È da tempo che sono con la squadra e credo di aver raggiunto una forma psicofisica ottima. Poi, per l’atteggiamento e il modo che ho di vivere il calcio, si può crescere sempre, anche nel momento migliore della stagione.

Condizione recuperata anche grazie al lavoro estivo.

Inizialmente mi sono allenato col personal trainer. Poi, con i tempi del mercato allungati, sono andato due giorni a settimana con una squadra vicino Genova, il Marassi, che gioca in Eccellenza. Ma il lavoro fisico ho continuato a farlo singolarmente.

Come fa un giocatore come Lombardo a non trovare squadra in estate?

Puntavo in alto, alla B o a un progetto come quello del Siena. Inizialmente c’erano situazioni aperte che non si sono concretizzate, in un secondo momento le offerte arrivate non rispecchiavano le mie ambizioni. Poi la chiamata della Robur, che ho accettato per il progetto, le ambizioni, il gruppo, la piazza.

Siena che sembrava fosse vicina nel gennaio 2019.

Ci sono stati diversi contatti, il Siena aveva parlato con il ds Obbedio, insistendo molto. La volontà c’era. Però a Lucca i proprietari erano spariti e nessuno poteva firmare trasferimenti.

A Lucca, ricordiamolo, vi salvate ai playout (grazie anche ai tuoi 6 gol) nonostante 25 punti di penalizzazione e 6 mesi senza stipendi.

Un’annata veramente particolare che rifarei sempre, perché mi ha permesso di capire tante cose. Per esempio, come funziona e viene gestita una società. Abbiamo fatto i magazzinieri e i giardinieri, organizzavamo le trasferte, le cene e i pullman insieme a staff, direttore, segretaria, addetto marketing e fisioterapisti. E siamo profondamente grati ai tifosi che ci hanno pagato le spese.

Facciamo un bel salto indietro. Quali sono i primi ricordi legati al calcio?

Ho iniziato fin da piccolo a giocare a calcio, una passione trasmessa da mio papà. Andavo a vedere le sue partite con la famiglia, purtroppo ricordo poco perché ero piccolo ma qualche immagine mi è rimasta. La mia prima esperienza è stata nel Bogliasco, poi ho giocato 10 anni nella Sampdoria, dai Pulcini alla Primavera, culminati con l’esordio in A con l’Inter, a Marassi. La Samp è la mia squadra del cuore e il mio sogno, un giorno, è di tornare a giocarci. In A c’è chi ci arriva prima, chi dopo, chi molla. Io nelle difficoltà ho sempre insistito. Da anni, oltre al personal trainer, ho anche un mental coach che mi segue. 

Dopo la Samp il primo anno lo dividi tra Cremona e Pontedera.

Sono partito bene, giocando le prime partite. Poi le cose non andavano in linea con le aspettative, Cremona è una piazza esigente. Il 1 febbraio sono andato a Pontedera, ho giocato una decina di gare Coppa inclusa.

L’anno dopo ti acquista la Pro Vercelli e ti gira in prestito al Mantova.

Dove c’è Maspero, che mi avrebbe utilizzato, nel 3-4-1-2, come difensore centrale, ruolo che svolgevo nella Samp. Ma il cambio di allenatore e il passaggio al 4-4-2 mi ha tagliato fuori. All’epoca non giovavo ancora terzino. Rientrato a Vercelli, in B, ovviamente c’era ancor meno spazio. Ma in quei 4 mesi ho svoltato. Perché mi sono confrontato con giocatori più forti, e perché ho conosciuto un personal trainer di Milano, con cui mi sono focalizzato sul dove potevo migliorare. La mia partita erano gli allenamenti.

E arriviamo alla Reggiana.

Il direttore della Pro Vercelli Varini era rimasto sorpreso dai miglioramenti e voleva tenermi, con un ruolo da protagonista. Però è arrivato l’interessamento della Reggiana di Mike Piazza, che era appena arrivato a Reggio Emilia con un progetto importante. Alla fine del primo anno Menichini, per assenza di esterni, mi ha trasformato in terzino destro, e l’anno dopo mi ha confermato in quel ruolo. È stata la prima stagione in cui ho trovato continuità, segnando il primo gol nei professionisti, su punizione, con prestazioni di livello e i playoff. All’andata contro il Siena ho fatto l’assist del 2-1 ad Altinier. È stata la mia svolta sul campo, cominciata fuori dal campo col lavoro di Vercelli. Sarei dovuto rimanere a Reggio, ma la società è fallita e sono andato a Lucca.

Quest’estate potevi tornare alla Reggiana. È così?

C’è stato un contatto concreto prima del ripescaggio. Loro erano convinti di salire, io meno. Ho aspettato, dopo non c’erano più le condizioni e hanno fatto altre scelte.

Con Cesarini, Guidone e Panizzi, una “Little Reggiana” l’hai ritrovata comunque a Siena.

È stato un vantaggio, mi ha aiutato ad inserirmi nel gruppo. Mi sono appoggiato molto su Panizzi, che mi ha ospitato i primi giorni.

C’è un altro sport oltre il calcio nella vita di Lombardo?

D’estate pratico il golf, ho iniziato qualche anno fa con mio papà.

Azzardo il paragone: colpire la pallina da golf è un po’ come calciare una punizione.

Non è un paragone stupido. Nel golf a fare la differenza è la testa. Quando vai a colpire, il modo di focalizzarti sulla pallina deve essere perfetto. E il lavoro che ho fatto dal punto di vista mentale mi ha aiutato molto nelle palle inattive.

Parlando del tuo ruolo in campo, si farebbe prima a chiederti qual è la posizione in cui non puoi giocare.

(Ride, ndr). Allora ti dico portiere, attaccante o trequartista! Se ora mi chiedi qual è il mio ruolo, ti dico esterno destro. Però nasco centrocampista, mi piace impostare. L’anno scorso a Lucca ho giocato difensore centrale nella linea a quattro, il terzo di destra nella linea a tre, terzino destro, quinto, mezz’ala, play e pure terzino sinistro per uno spezzone di gara. Secondo me nel calcio conta tantissimo l’atteggiamento, che nel mio caso mi ha permesso di cambiare ruolo a Reggio Emilia. Fossi rimasto chiuso mi sarei precluso questa possibilità.

Mattia, hai firmato per un anno e il contratto è già in scadenza.

C’è un’opzione per il rinnovo, ne riparleremo con calma anche perché è passato poco tempo dalla firma del contratto. Ora vorrei pensare solo a giocare, a produrre risultati positivi. Per l’extra calcio verrà il momento opportuno. Se fai bene in campo, il resto è una logica conseguenza.

Messaggio finale al mondo Robur?

Come ho già detto in sede di presentazione, è un club che rispecchia le mie ambizioni. Sono orgoglioso di poter far parte di questa società gloriosa.

Giuseppe Ingrosso

Fonte: FOL