“Nel primo anno di ripartenza abbiamo messo le basi, il lavoro che stiamo facendo è improntato sul futuro. Difficoltà ci sono e ci saranno, ma possiamo ritenerci soddisfatti perché avere oltre 100 ragazzi partendo da zero non era semplice”. A parlare, a “Al Club con la Robur”, la trasmissione del martedì sera dei Fedelissimi, è Gill Voria, responsabile tecnico del settore giovanile bianconero.
Gill, leggendo la classifica della Juniores emerge il dato, opposto alla prima squadra, dei tanti gol fatti e tanti gol presi.
Più che allenatori siamo formatori. Rispetto ai dettagli curati in prima squadra, nel settore giovanile cerchiamo di dare ai ragazzi conoscenze ampie. Il risultato conta, ma non è la cosa più importante. A volte può succedere che nelle partite proponi tanto ma subisci anche tanto. Va detto poi che è un gruppo che non si conosceva prima.
Ed è giovanissimo.
Sono tutti 2007, abbiamo anche fatto esordire un 2008 e un 2009. Le domeniche affrontiamo ragazzi del 2006, a volte anche 2005, quindi sicuramente più pronti a livello soprattutto agonistico e di malizia.
Un aneddoto di quest’anno?
L’altro giorno, parlando negli spogliatoi, ho detto: ragazzi, quando io marcavo Hubner. E loro hanno fatto le facce stupite. Come, ho aggiunto, non mi dite che non sapete chi sia. E loro zitti. Ma porta miseria… non posso parlare allora in questo spogliatoio!
Giocate con lo stesso modulo di Magrini.
Sì, così se il mister ha bisogno di un giovane da inserire, quel giovane avrà già metodologie di allenamento che si avvicinano alla prima squadra.
Cinque squadre al primo anno, una partenza sprint del progetto del vivaio.
Pensavamo di iniziare con tre squadre: Under 15, Under 17 e Juniores, ma il regolamento, se non hai tutte le categorie coperte, non ti consente in caso di vittoria del campionato di andare a fare i regionali. Per questo abbiamo aggiunto altre due squadre.
Mai come quest’anno c’è un interscambio, un’osmosi tra prima squadra e Juniores, anche per necessità.
Abbiamo alcuni ragazzi che sono ormai in orbita prima squadra, capita che la mattina si allenino con la rosa di Magrini.
C’è stato un cambio di società a stagione in corso. Quanto ha influito nel vivaio nell’immediato e quanto potrà incidere in futuro?
Nell’immediato ci hanno portato tranquillità, perché sono stati chiari. Vogliono stabilizzare questa società, pensano a lungo termine e lo stanno dimostrando con i fatti. Parlando di futuro hanno detto che vogliono sviluppare ancora di più il settore giovanile. Per ora è in cantiere di incontrarci, penso ci sarà una programmazione un po’ diversa. Si andrà verso l’aumento di squadre, si vuole aprire un po’ gli orizzonti. Vediamo se questo toccherà solo l’attività agonistica o anche l’attività di base, penso che prossimamente si svilupperà un discorso. Però sicuramente le cose sono migliorate da quando sono arrivati loro.
Il calcio turismo è stato applicato anche alla Juniores. Avete avuto diversi ragazzi aggregati, tra questi anche Lapadatovic.
Si è allenato anche con me qualche volta e continua a farlo. È un ragazzo sicuramente interessante, dal buon potenziale e con una cultura completamente diversa dalla nostra. È anche più grande rispetto all’età che ha, ha avuto un percorso già fuori casa e si muove in modo più naturale con i grandi.
Morosi ha detto al Fedelissimo: “Voria è una grandissima persona, un grandissimo allenatore. Una persona d’oro che ringrazio per gli insegnamenti che mi ha dato”.
C’è un bel rapporto con Morosi, me lo portavo sotto età con l’Under 17, quell’annata maledetta del Covid dove stavamo facendo un campionato strepitoso nella stagione in cui c’era il Cesena dei fratelli Shpendi. Gli facevo fare l’ala destra all’epoca. Ha avuto un paio d’anni di difficoltà quando andò via da Siena, a Poggibonsi e Montevarchi, ma è stato bravo a non mollare. Con Magrini è cresciuto esponenzialmente, forse nemmeno io me l’aspettavo. È sempre stato un ragazzo educato, con la giusta mentalità, e nel Siena è diventato anche più tosto.
Di Paola è in testa al Fedelissimo d’Oro.
Non lo sapevo! Un altro ragazzo passato dal nostro settore giovanile. Il bello è che stanno meritando il posto, non si trovano lì per caso. L’anno scorso ho fatto spesso il suo nome al Siena. Il suo e quello di Barbera, 2004 del Ghiviborgo che ha giocato proprio l’ultima partita in casa contro la Robur, anche lui con un trascorso nel vivaio bianconero.
Chi sta invece faticando quest’anno dopo un ottimo scorso stagione è Alfred Hagbe.
Un ragazzo d’oro che spaccherebbe il mondo, ma purtroppo all’inizio ha avuto dei problemi fisici, sono arrivati altri giocatori in quella zona di campo e come 2004 Morosi è in questo momento la priorità. Sta facendo un po’ più di fatica, però credo che anche lui sia un altro profilo che comunque ci può stare molto bene. Sta avendo poca fortuna quest’anno, però credo che sia uno di quei ragazzi che se lo metti in campo non demerita.
Facciamo un salto in Serie D. Livorno ormai fuori portata per tutti?
Il Livorno è nettamente superiore. Ma lo scontro diretto poteva finire in parità e credo che potessimo stare un po’ più attaccati, la speranza era quella. Comunque, dopo il Livorno, la squadra più solida è il Siena. Speriamo di arrivare ai playoff e farli bene, anche per piantare le basi.
Il gol contro il Pisa ti rimarrà sempre addosso.
Ho sempre detto che era destino. Si vede davanti a me Stefano Argilli che non riesce a prenderla e la prendo io, che non volevo neanche salire. Mi convinse Sciaccaluga.
Argilli ha interrotto la sua esperienza al Foiano. Pensi che possa rientrare, un giorno, nella Robur?
Ovviamente saremmo felici, ma penso che voglia ancora continuare il percorso con i grandi. Comunque è un grandissimo professionista, competente e anche una persona per bene. Le porte non sono aperte, sono spalancate. Una cosa dissi a Guerri e Farina, parlando della partenza del settore giovanile. Io lo faccio, perché amo il Siena, ma voglio gente per bene, che vuole bene ai ragazzi principalmente, e che vuole bene al Siena.
State già pensando alla prossima stagione?
Ci stiamo muovendo moltissimo sugli altri campi, dando un occhio alle partite. Lo scouting vale soprattutto per i più piccolini, lì puoi trovare magari delle novità, mentre i più grandi ormai li conosciamo.
Impensabile ipotizzare una foresteria?
Se uno vuole, tutto è possibile. Sarebbe il top creare una struttura che possa ospitare anche i ragazzi della prima squadra. Se tu fai un discorso lo fai ad ampio raggio, e avere una struttura che ti permetta di non andare in ritiro ti fa risparmiare soldi. Sarebbe importante anche avere una tua palestra, un tuo ufficio. Questa è la strada da percorrere, però nel calcio io mi aspetto di tutto e di più, e quindi vedremo se mai un giorno potrà succedere una cosa del genere.
Altro tema, quello di aumentare i campi. Magari all’Acquacalda.
Sviluppare un’area sarebbe importantissimo, anche per quelle che sembrano le loro intenzioni, ovvero allargare il numero di squadre. Con un campo solo, condiviso peraltro con la prima squadra, non te lo puoi permettere.
L’idea del sintetico al Rastrello?
Se non hai altri spazi, se non hai altre possibilità, può essere una soluzione. Ma il problema dello stadio è più ampio. Non solo il campo ma anche gli spogliatoi, l’intera struttura. Vederlo in questo stato è deprimente. Togliendo la pista d’atletica e avvicinando la curva ospiti al campo ci sarebbe anche uno spazio per un campo di calcio a 7. Oppure crei un parcheggio, degli uffici, qualsiasi cosa. Ma qualcosa bisogna fare. Non rimanere nell’immobilismo più totale.
(Giuseppe Ingrosso)
Fonte: Fol
