Intervista Fol – Vergassola: “Spero di rivederci il prima possibile in campionati importanti”

“Leggo sempre le notizie sul sito dei Fedelissimi. Mi fa piacere che il Siena stia andando bene, Guerri ha costruito una buonissima squadra. Cristiani, che è stato importante quando allenavo con Mignani, e Lollo, che abbiamo avuto a Bari, sono giocatori di alto livello”. A parlare è Simone Vergassola, 334 presenze e 27 reti in bianconero, il capitano per antonomasia, 12 campionati da calciatore e 2 da viceallenatore. Vergassola martedì scorso è stato protagonista della cena dei Fedelissimi e poi dell’ultima puntata di “Al Club con la Robur”. “L’affetto si sente sempre – le sue parole – ogni volta che torno è uno spettacolo”.

L’esordio con la Juve, vent’anni fa – “Feci pochi allenamenti e giocai subito dall’inizio, con ragazzi che non conoscevo ancora. Mi resi conto che potevamo fare buone cose, visti i giocatori di qualità, da Ventola a Flo fino a Guigou. Una partita strana, contro uno squadrone in un campo impraticabile”.

Il gol al Milan a San Siro – “Al giorno d’oggi me l’avrebbero annullato per tocco col braccio. Queste partite infinite… mi sembra un’assurdità. Sarei rimasto al calcio di una volta senza Var”.

Il gol nel 3-0 alla Roma – “Guardai il cielo verso Niccolò, un bimbo morto per una malattia rara qualche anno prima. I genitori erano venuti a vedere la partita da Roma e la mamma mi disse: ho parlato con lui, mi ha detto che farai gol. Mi viene ancora la pelle d’oca, feci un gol al volo di sinistro, qualcosa di particolare e unico”.

Il record – ““Ho battuto un rigore, contro l’Atalanta, e ho fatto gol, quindi ho la percentuale del 100% (ride, ndr). Maccarone era uscito, tutti guardavano la palla e nessuno la prendeva. Dato che avevo la fascia ho detto: lo calcio io. Non avevo mai battuto un rigore”.

Semifinale col Napoli – “All’andata ero in panchina, al ritorno chiesi al mister di lasciare la fascia ad Andrea Rossi visto che in Coppa non giocavo. Purtroppo andò male, avremmo meritato qualcosa in più nelle due partite”.

L’ultimo anno prima del fallimento – “Ce la saremmo lottata con le prime, eravamo un’ottima squadra. Però non è facile quando non arrivano gli stipendi, c’è la possibilità di fallire e nello spogliatoio parli di cose extra campo. Noi eravamo più tranquilli, ma i giovani dovevano pagarsi l’affitto. Una situazione complicatissima”.

Il rigore a Varese – “Rosina sbagliò all’andata e al ritorno, ed era un signor rigorista. Purtroppo doveva andare così. Un peccato, perché è finita tutto in modo strano. Me al presi tanto col presidente Mezzaroma e col direttore Antonelli che non si comportò bene. La banca e le istituzioni potevano gestirla meglio. Si sono persi tanti soldi, si sono fatti tanti debiti. Dicevo spesso: compriamo qualche giocatore in meno e facciamo un piccolo centro sportivo. E invece avevamo rose di 30 giocatori che non servivano perché giocavi una sola competizione e non c’erano panchine lunghe e i cinque cambi di adesso”.

I compagni più forti – “Chiesa era fortissimo, per come toccava la palla, calciava in porta e vedeva la giocata in anticipo. Flo, pur essendo alto, era un fenomeno coi piedi, ancor di più che di testa. Taddei era devastante per cambio passo e dribbling. Locatelli ti metteva in porta, era il n. 10 di una volta. Maccarone ha fatto gol incredibili. Un altro fortissimo era Brienza, in qualunque ruolo, anche terzino. Pegolo ha fatto un’annata strepitosa. E poi Portanova, Manninger… mi sarò scordato di sicuro dei nomi. È difficile dire qual è stato il più forte. Citiamo anche Mignani che sennò mi tira le orecchie (ride, ndr). Aveva buoni piedi e ottime letture, forse non era velocissimo”.

Playoff in C – “Catania fu particolare, dovevamo essere più lucidi ma non è mai semplice quando ti giochi una partita ai rigori, cerchi di esultare, ti fermano e c’è confusione. Ci presentammo in finale con cinque squalifiche, gli infortunati D’Ambrosio e Guberti che poi entrò lo stesso e tanti ragazzi della Berretti. Ad armi pari, ce la saremmo giocata tranquillamente”.

Mignani – “Si è creato un bellissimo rapporto già dal 2004. Diventammo amici, ci frequentammo fuori dal campo, eravamo in camera insieme e quando andò a Trieste ci rimasi malissimo. Quando iniziò la carriera ad Olbia allenavo nelle giovanili a Sarzana e non potei seguirlo. Quando è tornato a Siena dissi subito di sì. Avevo smesso, dovevo capire cosa fare ma era un’opportunità importante. Lavorare con lui è sempre stato piacevole, sa essere serio ma sa anche ridere nei momenti giusti. La cosa buona delle squadre di Michele è che si nota una certa identità, una compattezza, un’idea di gioco. Gli voglio bene come un fratello, ho grande rispetto e stima per lui. Ormai ci si capisce al volo”.

Un possibile ritorno – “Di nuovo a Siena? Chissà. Lo seguo sempre, faccio il tifo da lontano. C’è Robert, un caro amico, mi ha massaggiato per anni cercando di farmi correre il più possibile. E poi Ezio, Nermin: a queste persone voglio bene. Spero che il prossimo anno sarà già serie D per poi ritrovare la C il prima possibile e rivederci in campionato importanti. Sapete il bene che vi voglio, impossibile non ricambiare l’affetto che mi avete sempre dimostrato”. (Giuseppe Ingrosso)

Fonte: Fol