“All’inizio i senesi li percepivo distanti, poi ho iniziato a capirli, a capire la passione e l’attaccamento verso questi colori. Questo attaccamento l’ho portato dentro di me e l’ho cercato di trasmettere ai compagni. Qui per me è casa. Non avrò lasciato un ricordo stupendo a livello calcistico ma non mi interessa, per me contano l’accoglienza e gli attestati di stima delle persone, è quello che mi riempie più di gioia. Se quando ritornerò a Siena mi saluteranno, e mia figlia mi chiederà il perché, io le dirò non perché giocavo a pallone ma perché sono una brava persona”. Parole, bellissime, di Leonardo Terigi, protagonista dell’ultima puntata di “Al Club con la Robur. Di seguito le dichiarazioni dell’ex difensore bianconero.
L’addio al calcio – “Una scelta ponderata. Non lo chiamo mestiere, perché ho sempre fatto quello che mi piaceva. Vero, ci sono state delle rinunce, da adolescente ho saltato qualche uscita il sabato sera, qualche diciottesimo, ma non è stato un vero sacrificio perché ho avuto la fortuna di fare quello che volevo. Alessandro Cecchi era un mio compagno di classe, ci accumunava la passione per il calcio. Dentro di me ho sempre voluto fare qualcosa per lui e non ci sono mai riuscito, quindi ho messo insieme le due cose. Ho detto “faccio una partita di addio”, almeno riesco magari anche a rivedere ex compagni ed amici. L’iniziativa sta riscuotendo un buon successo, tutto andrà in beneficenza per i bambini, è una cosa a cui tengo molto. Varie maglie verranno messe all’asta. Verranno El Shaarawy, Perini… e tanti ex Siena come Stefano Guberti, Alessandro Marotta, Terzi, Bani, Cruciani, D’Ambrosio, Maccarone, Ficagna. Gilardino ha dato la disponibilità ma ha detto “non gioco perché mi fanno male le ginocchia”. Gli ho risposto: va bene, vuol dire che allenerai! Spalletti è amico del papà di Cecchi, penso invierà un video perché sarà impegnato in Norvegia con l’Italia”.
La D con gli armeni – “Fu un anno difficilissimo, perché sentivo la responsabilità di dover fare qualcosa ma con Guidone e Schiavon non riuscivamo a venirne a capo. Non c’era stabilità, non c’era un pensiero comune, non c’era niente. Tornati da Sinalunga ci fu una contestazione. Fu una delle poche contestazioni in cui provai piacere, perché eravamo al limite, non sapevamo come uscirne da quella situazione e la protesta fu una manna dal cielo, perché portò al cambio di allenatore”.
Difficoltà linguistiche – “Veniva da Firenze un traduttore ucraino, giovanissimo, che non sapeva di calcio. Nel pre-partita l’allenatore russo parlava e caricava nella sua lingua, mentre il traduttore, paonazzo e timido, non riusciva a trasmettere nulla. Mancava decisamente il manico”.
Stagione 2021-22 – “Non andò benissimo, l’errore fu mandar via Gilardino. Noi più vecchietti andammo a parlare con Perinetti e riuscimmo la prima volta a stoppare l’esonero, perché volevamo lui come allenatore. La seconda no, non avevamo avuto notizia. Gilardino aveva creato un gruppo, aveva creato un’identità, e alla fine eravamo terzi o quarti. Tra l’altro è una persona serissima, arrivava all’Acquacalda alle 7 di mattina e usciva alle 7 di sera. Quella comunque era la stagione in cui stavo facendo meglio, avevo trovato finalmente continuità. Poi mi feci male in casa dopo uno scontro con Adopo, che adesso è a Cagliari. Stetti fuori tre mesi per un ematoma a livello di pube e coscia”.
Padalino – “Mi dispiace che non abbia più trovato grossi spazi, secondo me è un ottimo allenatore e come persona è eccezionale”.
Amici – “Avevo legato particolarmente con Guerri e Mendicino. Facemmo una vacanza insieme, cinque giorni a New York dove dormimmo veramente poco. Con Marotta ci lega un’amicizia forte, abbiamo un tatuaggio identico sul dito, fatto totalmente a caso. È uno degli attaccanti più forti in C, al pari di Evacuo. Sta facendo il corso da ds? Non ce lo vedo, sono sincero! Guerri l’anno scorso provò a portarmi a Siena, mi promise di tutto, anche di fare il capitano. Ma ormai avevo deciso di stare vicino casa”.
L’ultimo addio – “Non rientravo nei piani, non ci fu modo. Dissi anche al procuratore che mi interessava poco l’aspetto finanziario, ero disposto a ridurmi lo stipendio pur di finire la carriera a Siena. Ma non rientravo minimamente nei piani di Pagliuca”.
Il Siena di quest’anno – “Ho giocato assieme a Bianchi e Morosi, conosco Lollo e Galligani che è delle mie zone. Il Siena lo seguo tramite il Fedelissimo Online. È stato un campionato difficile ma la Serie D è un campionato veramente duro, basta pensare al Livorno, a quanti soldi ha speso in questi anni. La speranza è che magari anche tramite i play-off possa succedere qualcosa come era successo l’anno che c’ero io con Gilardino. Arrivare ai play-off sarebbe importante anche per dare un segnale agli stessi giocatori per una riconferma futura perché alla fine Siena merita di essere meritata.
Voria – “Ho vissuto una parentesi con Gill, lo rispetto tanto perché ha coraggio. Alla fine lui ha già scritto la storia del Siena da giocatore, metterci sempre la faccia dimostra l’attaccamento che ha per questi colori. Chi glielo può fare? E invece ha un grande coraggio e te lo trasmette. Voria in questo momento è la scelta giusta. E poi chissà, dovesse far bene magari potrebbe rimanere”.
Futuro di Terigi – “Ho fatto accordi con la moglie, che almeno qualche partita la dovrò vedere. Perché la disintossicazione mi hanno insegnato che bisogna farla piano piano, gradualmente (ride, ndr). Se hanno bisogno darò una mano lì a Pietrasanta, mi avrebbero chiesto di rimanere sotto altre vesti (adesso ci gioca e sono ai playoff in Promozione, ndr). Ora è giusto che dia spazio alla famiglia e al lavoro”.
(Giuseppe Ingrosso)
Fonte: Fol
