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Intervista Fol – Salvini: “Capisco lo sfogo di Magrini. Vincere in D è difficile come in A. Tornare al Siena? Dico che…”

“Visto che i playoff di D non garantiscono granchè, queste quattro partite che mancano sono importanti solo per valutare una cosa, ovvero chi aveva ragione tra chi compone la squadra e chi la allena”. Ernesto Salvini, ex ds del Siena e uomo di grandissima esperienza nel mondo del calcio, ha parlato della situazione attuale ad “Al Club con la Robur” (della sua esperienza passata ne parliamo a parte in un’altro articolo). Di seguito le sue dichiarazioni:

Magrini – “Ho sentito le dichiarazioni del mister, non so se quello che dice è vero. Ma qualora fosse vero, a lui che secondo me è un grandissimo professionista, una persona garbata e anche preparata, dico che ha aspettato un po’ troppo tempo per farle, perché non credo che si sia accorto soltanto nell’ultima partita che c’era qualcuno che non dava quello che doveva dare. Poi lì si fanno le scelte: o si sta dalla parte dei giocatori e si fa pagare all’allenatore, oppure si sta dalla parte dell’allenatore e si mettono i freni ai giocatori”.

Buon lavoro – “Ho visto solo una partita del Siena in Serie D, Siena-Grosseto. Ho visto una squadra giocare, che era il Siena, e una squadra vincere, il Grosseto. In base a quella partita il lavoro che era stato fatto mi sembrava abbastanza positivo”.

Giocatori di esperienza – “Nel Livorno c’è un calciatore che ho avuto per tanti anni, Dionisi, a cui predissi quando si fece male la prima volta in carriera, in A, che avrebbe fatto il professionista fino a 40 anni. Questo per far capire che i giocatori di esperienza sono importanti, specialmente se bravi, ma purtroppo a una certa età si tende a giocare un po’ troppo con la bocca e poco con i piedi e quindi bisogna non tanto stare attenti ad individuare il bravo giocatore giovane, perché ce ne sono tanti. Quello che secondo me fa la differenza è riuscire a trovare l’esperto che ha ancora da dare, che ancora si diverte a giocare, non quelli che timbrano il cartellino o che comunque fisicamente non riescono a reggere il passo. Quindi lo sfogo di Magrini lo capisco”.

Confronti – “L’ultima volta che ho fatto la Serie D veniva chiamata Interregionale, parliamo del 1990, e ricordo che per riuscire a salvarsi in quella categoria c’era un presidente che spendeva quasi 900 milioni. C’erano dei calciatori che di questi tempi probabilmente giocherebbero in serie maggiori. Una cosa che accomuna quegli anni con questi è che dopo la serie A è il campionato più difficile da vincere. Sia in B e che in Lega Pro, se non arrivi primo, hai comunque un’altra occasione, in D no. Qui non serve soltanto la capacità, l’intelligenza. Servono i soldi, serve investire sui calciatori, chiaramente spendendo con intelligenza”.

Formazione di un gruppo – “La prima scelta di un top club di A è di mandare i propri giocatori in prestito in A o B. La prima scelta dei club di B è la B o la Lega Pro. Non è semplice quindi fare questo tipo di ragionamenti in D. Poi c’è l’aspetto del formare il gruppo. Sarò retrogrado, ma se un giocatore è di proprietà, se sa che la stagione successiva molto probabilmente è ancora qua, tenderà a gettare il cuore oltre l’ostacolo. Fare una squadra con troppi prestiti forse significa faticare a trovare l’identità. Io ribadisco che secondo me il miglior modo per uscire fuori da questa categoria in positivo è quella di avere pazienza, creare una squadra buona, con un budget di almeno 700-900mila euro, e di pensare a un progetto biennale, perché non è detto che ci si riesca al primo anno”.

Togliere gli alibi – “Ogni tanto sento dire che i giocatori sono poco controllati quest’anno, che spesso se ne trovava qualcuno in giro in orari in cui dovrebbe stare già a casa, che probabilmente la dirigenza che non sta sul loco ha meno controllo. Il giocatore, per farlo lavorare nella maniera corretta, devi dagli tutto il possibile, ogni strumento utile per raggiungere l’obiettivo. Altrimenti gli crei l’alibi, che è quello che ti fa perdere i campionati. Se gli dai sala medica top, campi di allenamento top, stadio top, organizzazione top e non rende come dovrebbe, non ha più scuse. Altrimenti può dire: eh, ma non abbiamo la palestra, ci alleniamo una volta da una parte e una volta da un’altra…”.

Stadio – “Il Comune può fare la sua parte, ma purtroppo anche per legge da solo non lo può fare, quindi serve indubbiamente una proprietà lungimirante. Ma è complicato. A tutti piacerebbe sentirsi dire: grande presidente, hai comprato la stella del mercato. E magari se un presidente spende 4 milioni per sistemare lo stadio non lo ringrazia nessuno. Per anni qui ha regnato una delle banche più potenti del mondo e non ha lasciato un campo di allenamento con la scritta Monte dei Paschi”.

Investimenti – “Tranne De Luca, e ci metto anche il vicepresidente (Mangiavacchi, ndr) e qualche addetto ai lavori, che si conta veramente sulle dita di una mano, chiunque è venuto qui a Siena per prendere senza dare niente. Come fai a raggiungere i fasti di un tempo se non sai dove allenarti, se c’è uno stadio che ogni anno apre perché ci sono mille deroghe? A Frosinone c’era l’esigenza di togliere lo stadio dov’era, essendo la città piccola diventata impossibile una sua convivenza con l’impianto. Sarei stato capace nella prima Serie A di spendere 6, 7, 8 milioni in più per prendere giocatori per riuscire a salvarmi, ma quando c’era da salire un attimino di livello, giustamente il giocatore diceva: vabbè, però che campo c’avete, dove vi allenate. Il presidente e il sindaco sono stati di una lungimiranza unica: abbiamo così deciso di puntare su chi aveva portato la squadra dalla C alla A, e a momenti riuscivamo anche a salvarci, rinunciare a prendere 3 giocatori e costruire il Benito Stirpe e il centro sportivo.

Salvini di nuovo a Siena in futuro? – “Non prenderei mai un allenatore come ho avuto già e che magari mi ha fatto raggiungere un risultato riportandolo per la seconda volta nella stessa piazza, perché se c’è un detto che nel calcio funziona in maniera praticamente ineccepibile è che le minestre riscaldate non funzionano. Potrei rispondere così alla domanda. Però considerando che la stagione al Siena non l’ho finita, e che mi rimangono almeno altri 6 mesi… A Siena ho vissuto un periodo breve, ma molto intenso e piacevole”. (Giuseppe Ingrosso)

Fonte: Fol