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Al club con la Robur

Intervista Fol – Sala: “Siena per me è casa. Spero possa presto tornare dove merita”

Grande protagonista della 27ª puntata di Al Club con la Robur, mister Antonio Sala, uno dei principali artefici dei primi anni Duemila bianconeri, capace di guidare la Robur al ritorno in Serie B dopo 52 anni di assenza. Per lui due stagioni sotto la Torre del Mangia, dal 1999 al 2001, culminate con la promozione tra i cadetti e con una salvezza tranquilla nella stagione successiva. Di seguito i passaggi più interessanti della puntata, nella quale il mister, tra aneddoti, ricordi e presente, è tornato a parlare del Siena.

L’arrivo a Siena – “Arrivavo da Castel di Sangro, dove avevamo fatto un ottimo campionato al debutto in C1. Il presidente, fra l’altro, era Gabriele Gravina, lo stesso oggi dimissionario in FIGC. Avevamo anche giocato a San Siro contro l’Inter in Coppa Italia, dopo aver eliminato Perugia e Salernitana, portando un paese di 5.000 abitanti a Milano. Il mio procuratore era Pastorello, che aveva rilevato il Siena con altri soci. Io avevo una mezza parola con il Castel di Sangro e Gravina non la prese bene, ma arrivai comunque a Siena, in una situazione complicata a livello societario che inizialmente non mi permetteva neanche di andare in panchina. Poi tutto si sistemò, Pastorello e gli altri rilevarono la società e riuscii anche a portarmi dietro due giocatori che sicuramente ricorderete: Sciaccaluga e Pagano”.

I primi mesi tra scetticismo e lavoro – “C’era un po’ di indifferenza mista a scetticismo generale, anche giustificato, visto che la squadra veniva da una salvezza ai play-out. Però la rosa aveva qualità: Voria, Mignani, Ghizzani, Arcadio, Orocini… non era una squadra scarsa. Siamo partiti subito Nel ritiro di Santa Fiora e lì abbiamo cominciato a costruire la stagione. La squadra mi è piaciuta subito, anche dal punto di vista fisico, aspetto fondamentale in questa categoria. Avevo uno staff importante: Bencardino preparatore atletico, Gabetta mio secondo, Negretti preparatore dei portieri. Abbiamo lavorato duramente, sia sotto l’aspetto fisico che tattico”.

La nascita del gruppo – “Partimmo bene e nel giro di poche giornate si creò entusiasmo, soprattutto tra squadra, società, tifosi e stampa. Quando c’è unione si vede: all’inizio c’erano pochi tifosi, all’ultima partita lo stadio era pieno con tutti i cartelli ‘Serie B’. Fu una cavalcata importante, con buon calcio e risultati. Abbiamo riportato il Siena in Serie B dopo 52 anni, dando il via a un percorso incredibile culminato con la Serie A un paio di stagioni dopo”.

La promozione e Siena-Sandonà – “Fu il coronamento di un campionato gestito in maniera eccellente, nel quale capimmo molto presto che avremmo potuto perdere la promozione solo noi. Fu un traguardo importante e meritatissimo”.

Gill Voria e le differenze tra giocatore e allenatore – “Il passaggio da giocatore ad allenatore è fondamentale: il giocatore pensa a sé stesso, l’allenatore deve pensare al gruppo. Servono capacità di trasmettere, personalità e leadership. Non tutti ce l’hanno, ma Voria credo sia uno di quelli. Vedo anche delle similitudini tra il percorso di Gill e quello di Chivu all’Inter: l’anno scorso aveva fatto poche partite in Serie A, poi ha avuto continuità e ora sta vincendo lo scudetto. Voria sta facendo un percorso simile, è subentrato alla grande ed è ancora imbattuto, dimostrando qualità importanti e non scontate. Speriamo quindi che il prossimo anno possa raggiungere il grande obiettivo e riportare il Siena dove merita”.

Lo staff e gli ex compagni – “Si è affidato a persone giuste come Ghizzani e Radice, che erano stati miei giocatori. Li conosco bene entrambi, sono capaci e affidabili: questo è fondamentale quando si passa dall’altra parte”.

Mignani leader – “Era il capitano, il leader. Parlava poco ma aveva grande personalità. Nei momenti giusti si faceva sentire e teneva il gruppo sulla strada giusta. Il vero capitano è quello riconosciuto dallo spogliatoio, non solo quello che porta la fascia”.

L’esordio in Serie B – “Ci davano tutti per spacciati e su questo ricordo di aver lavorato molto nello spogliatoio. Abbiamo iniziato con una vittoria col Treviso a pochi giorni dal Palio straordinario e poi fatto un campionato importante, senza mai entrare in zona pericolosa. La Serie B è difficilissima, a volte più della Serie A, perché i valori sono molto equilibrati. Siamo stati bravi a gestire tutto con serenità”.

La scelta di Cagliari – “Fu una scelta importante anche dal punto di vista economico, difficile da rifiutare. Però col senno di poi non la rifarei: avrei dovuto seguire Pastorello, con il quale avevo un rapporto meraviglioso, e andare a Verona. A Cagliari trovai un ambiente complicato, molto legato al mister precedente, e per questo non fu facile”.

Il mancato ritorno a Siena – “C’è stata una possibilità anni dopo. Mi chiamò Ponte, ma avevo un contratto importante in televisione con una penale alta. Ho preso tempo e alla fine non si è concretizzato. È stata un’occasione sfumata”.

Il legame con Siena – “Io qui mi sono trovato benissimo, tornare è come tornare a casa. Ho sempre seguito il Siena e mi dispiace per le vicende degli ultimi anni. È una piazza che merita categorie importanti”.

Un augurio per il futuro – “Ho sentito Voria anche oggi e gli ho fatto i complimenti per il percorso. Spero davvero di essere qui l’anno prossimo a festeggiare un risultato importante”.

(Boscagli Niccolò)

Fonte: Fol