È a quota sei promozioni, tra poco salirà a sette. Dopo Melfi, Siracusa, Leonzio, Cesena, Palermo e Seregno, Giovanni Ricciardo aggiungerà anche quella con il Siena. “Sono molto scaramantico, ma ormai è una certezza”, spiega l’attaccante bianconero, protagonista dell’ultima puntata di Al Club con la Robur. “Questa è una squadra pazzesca, da elogiare – dice Ricciardi – adesso è facile pensare a determinate cose, ma all’inizio, quando la squadra è stata costruita dal nulla, nessuno dava niente per scontato. Ti puoi chiamare Siena, Milan o Inter, ma se parti a ridosso del campionato di scontato non c’è niente. Ci dobbiamo godere il momento, che è importante. 26 risultati utili in vent’anni di carriera non mi sono mai capitati”.
Il fascino di Siena – “Avevo giocato in tante piazze, anche importanti, ma mai in Toscana e Siena mi ha sempre affascinato. Quest’anno si è coronato un sogno, si è chiuso un cerchio. Tre anni fa avevo firmato ed ero felicissimo. Perinetti mi dette la mano dicendo che sarei rimasto anche in caso di ripescaggio, che era quasi impossibile. Facciamo il ritiro, va tutto bene e alla fine ci ritroviamo in C. Molti ragazzi li invitano a cercare squadra, io la sera parlo con Gilardino che mi dice: i programmi cambiano, puntiamo a vincere, siamo ambiziosi, però ti sei comportato bene e ci fa piacere che rimani, anche se ti dovrai giocare il posto con altri. Due giorni dopo, finito il ritiro, Perinetti mi richiama e mi ha dato il benservito. Ci sono rimasto male, ero molto carico quell’anno e avrei dato il massimo. Ricordo che non fu un grande anno a livello tecnico. Ma ognuno fa le proprie scelte, io le accetto e sono andato avanti”.
Palermo – “Era l’anno della rinascita, un anno pazzesco, vincemmo la D con 11.000 abbonati e 20.000 spettatori a partita. La prima volta che sono entrato al Barbera, per la presentazione della squadra, c’erano 29.000 tifosi. Una cosa da brividi. Mi sentivo un giocatore di Serie A in tutto e per tutto”.
La stagione – “Gli infortuni mi hanno bloccato, ma da un po’ di tempo sto bene. Non ho avuto un gran minutaggio ma sono contento di quello che stiamo facendo. In una squadra che punta a vincere ci sono tanti giocatori forti per ruolo. Siamo un bel gruppo che si rispetta, questa è la cosa più importante. E poi i gol non si contano, si pesano. Come quello a Borgo San Lorenzo: ero arrivato il venerdì prima, non conoscevo neanche i nomi dei compagni”.
Candido – “Avevo giocato già con Cristiani, ad Acireale, e Candido, a Casale Monferrato. Il calcio è uno sport che dimentica subito le cose. Roberto era rimasto senza squadra perché aveva avuto l’anno prima un infortunio. Ho fatto il suo nome perché ritenevo che ci potesse dare una grossa mano, come si è verificato”.
Signa – “Stiamo preparando la partita come abbiamo sempre fatto, con grande impegno, senza nessun tipo di pressione. La classifica ci permette di essere tranquilli. Arriveremo sereni e daremo tutto per vincere”.
Futuro – “Ho tanta voglia di giocare e allenarmi, mi diverto ancora, anche se entro cinque minuti voglio mangiarmi l’erba. Mi sto aprendo altre strade, come quella da ds, e vorrei rimanere nel calcio. Ma ancora non ci penso, nella mia testa non c’è l’idea di smettere”. (Giuseppe Ingrosso)
Fonte: Fol
