La Robur ha ripreso la sua marcia battendo una delle inseguitrici più quotate e allungando nuovamente in testa alla classifica. Una grande prova di forza della squadra in una giornata segnata dal dolore: “È stata una tragedia. La vittoria è dedicata a Laerte e lo faremo per tutte le partite da qui in avanti e speriamo anche la vittoria del campionato. È stata una perdita enorme, ci impegneremo per onorarne la memoria ogni volta”. A parlare è Carlo Ravanelli, che ai microfoni del Fedelissimo Online ha ripercorso la stagione del Siena soffermandosi anche sul suo campionato.
Mister Voria aveva chiesto di dare una spallata al campionato, la squadra ha risposto presente.
Battendo il Terranuova abbiamo dato una bella spallata, è vero. Ancora però manca quella decisiva, bisogna battere il Signa. Speriamo di incontrarli quando la matematica sarà già dalla nostra parte, ma in caso non lo fosse sarà una partita ancora più importante. Abbiamo vinto con la terza in classifica, ci serve battere anche la seconda.
Prima di questo successo erano arrivati tre pareggi di fila, la prima vera flessione della stagione.
Sono stati tre pareggi in cui non meritavamo di raccogliere solo tre punti, in tutte le gare abbiamo giocato meglio noi. Forse a Sinalunga il secondo tempo abbiamo fatto meno bene rispetto al primo, ma loro sono una squadra forte che senza di noi sarebbe stata tra le papabili a vincere il campionato.
Lo spezzone finale di gara al “Carlo Angeletti” ti ha visto protagonista con alcune giocate che non sono passate inosservate.
Personalmente non mi auto-giudico, ma mi sono stati fatti i complimenti per quella partita. Sicuramente è stata la mia migliore prestazione. Spero di poter trovare un po’ più di continuità.
Ci si sono messi di mezzo anche gli infortuni.
Non ho avuto molta fortuna. Purtroppo ho dovuto subire due operazioni delicate ai testicoli e ho avuto un infortunio all’adduttore tra le due. Mi aveva chiamato anche la rappresentativa, ma ho saltato 12 partite e questo ha influito.
E il reparto dove giochi è forse quello dove c’è più concorrenza.
Non è facile trovare spazio perché il livello della squadra è altissimo. Spero che il mister continui ad aver fiducia in me; è vero che allenarsi con giocatori di grande esperienza come li abbiamo noi aiuta, ma la partita è ciò che conta di più. Ho visto molti giovani che giocando con continuità sono migliorati tantissimo.
A Sinalunga ti sei messo in mostra con una certa rapidità nello stretto, inaspettata per uno della tua stazza.
Fino a 16 anni facevo l’attaccante centrale, mentre negli ultimi due ho giocato quasi sempre esterno. Non si direbbe forse, ma una delle mie caratteristiche principali è la velocità, anche per questo mi piacerebbe giocare al “Franchi”, le mie qualità nel dribbling sullo stretto potrebbero venir fuori. A Sinalunga il mister mi chiedeva di stare più centrale, mi è però capitato di allargarmi per ricevere palla. L’esterno d’attacco è forse il ruolo che sento più mio.
Quali sono, invece, gli aspetti su chi vorresti migliorare di più?
Sicuramente la fase di non possesso. Ogni tanto mi rendo conto che quando perdiamo palla dovrei aiutare un po’ più la squadra. Ma ci sto lavorando molto, anche a Sinalunga ho sempre cercato di rientrare e dare una mano ai miei compagni. Poi il colpo di testa, dovrebbe essere una delle mie armi migliori vista la mia statura. E anche la cattiveria sotto porta. Spero che allenandomi con gente di questo livello possa migliorare il prima possibile.
Come ti trovi nel gruppo?
Ho un rapporto ottimo con tutti. Lollo e Ricciardo mi aiutano molto, fa piacere perché significa che credono in me. Uno con cui ho stretto un bel legame è Galligani, che aveva giocato con mio fratello, sto quasi sempre con lui. Anche lo staff mi sta dando una grande mano, mister Voria ha sempre un occhio di riguardo per me. L’ultima partita mi ha visto un po’ giù e mi ha detto di continuare ad andare al massimo, perché bisogna sempre farsi trovare pronti.
Del resto anche i più giovani sono riusciti a ritagliarsi un bella vetrina fin qui.
È vero, penso che Alfred (Hagbe, ndr) ne sia la dimostrazione. Lo stimo moltissimo come ragazzo e calciatore. Spesso esce con i crampi perché dà tutto. Era già forte ma rispetto all’inizio dell’anno si è migliorato ancora, può fare una bella carriera e glielo auguro.
Quanto aiuta avere un padre che ha fatto il calciatore ad alto livello?
Mio padre è importantissimo per me, mi aiuta e mi dà consigli. Spesso mi dice di essere più cattivo. Recentemente è venuto a vedermi a Sinalunga e anche con la Rondinella.
Il cognome Ravanelli è ingombrante?
Forse sì, sento spesso dei paragoni che però secondo me non ha senso fare. Spero sempre di arrivare un giorno ai suoi livelli, ma lui ha fatto la sua carriera e io farò io la mia. Resta il mio idolo, ma lui è Fabrizio e io sono Carlo.
Una famiglia di calciatori la vostra. Oltre a papà Fabrizio ci siete te, tuo fratello Mattia e tuo cugino Gianmarco, che qualche anno fa ha giocato nella Berretti della Robur Siena.
È vero, siamo una famiglia di calciatori. L’anno scorso ci siamo affrontati tutti e tre nello stesso campionato, io e mio fratello a Cannara mentre mio cugino giocava nell’Angelana.
Come sono andati questi primi mesi in bianconero?
Io mi sono ambientato molto bene, anche perché generalmente riesco ad adattarmi quasi subito. La città è bella, i tifosi sono unici. Non tutti hanno il privilegio di entrare in campo con questa atmosfera.
Sei un classe 2005, in ottica Serie D potresti rappresentare una risorsa importante nel parco delle quote.
Me lo auguro. Tra l’altro in Serie D ne giocano tre, una in più rispetto all’Eccellenza. Io spero che la società mi confermi, alla fine è una scelta loro. Per me sarebbe un sogno giocare sempre più in alto, e come ho detto vorrei tanto scendere in campo allo stadio. Ho vissuto l’atmosfera a Badesse, posso solo immaginare quanto sarebbe bella al “Franchi”. Io spero di essere ancora qui e trovare ancora più spazio.
Un sogno nel cassetto?
Forse esordire in Serie A. Ma sono un ragazzo che tiene i piedi per terra, preferisco guardare al presente. Adesso spero di vincere il campionato e conquistare la Serie D con il Siena, poi vincere anche il prossimo e riportare la Robur nei professionisti.
(Jacopo Fanetti)
Fonte: Fol
