Ospite della diciannovesima puntata di “Al Club con la Robur”, l’ex grande direttore sportivo bianconero Giorgio Perinetti è intervenuto per salutare l’amico Claudio Mangiavacchi e ritornare sul profondo legame che lo unisce a Siena. Nel corso del suo interessante intervento ha raccontato alcuni aneddoti della sua esperienza in bianconero e parlato del libro in uscita, dedicato alla figlia, che sarà presentato anche in città. Di seguito le sue parole.
Il rapporto con Mangiavacchi – “Claudio non è stato solo un dirigente, ma un punto di riferimento e un grande amico, e lo è rimasto sempre. Lo abbraccio con affetto. Abbiamo vissuto tanti momenti belli, professionalmente importanti. Quando qualcuno ti dice che sai mantenere buone relazioni ti fa il complimento più bello. Questo lavoro richiede tante competenze, ma se riesci a instaurare un buon rapporto con presidenti e direttori fai il bene della società e ti senti gratificato anche a livello personale. Con quasi tutti i calciatori ho mantenuto un grande rapporto: bisogna ricordarsi che sotto la maglia c’è una persona, non solo un numero di gol o uno stipendio. Sono ragazzi con alle spalle famiglie problematiche di vario tipo, e devi cercare di essere presente sotto tutti gli aspetti”.
L’operazione migliore – “L’ anno in cui perdemmo il presidente De Luca, vivemmo un momento delicato sia dal punto di vista tecnico che economico, che io e Mangiavacchi cercammo di gestire. Dovemmo fare sacrifici: cedemmo Bogdani, Aversa e Candela per fare plusvalenze e alleggerire il monte ingaggi. Li sostituimmo senza spendere, prendendo Maccarone a parametro zero dal Middlesbrough, Daniele Galloppa in prestito dall’Ascoli, che tutti dicevano frequentasse solo i lettini dei massaggi ed Eremenko. Con loro tre raggiungemmo la salvezza con prestiti e ingaggi pagati dalle società di appartenenza. Bogdani andò al Chievo, Candela e Aversa al Messina: il risultato fu che noi ci salvammo, mentre Chievo e Messina retrocessero. Probabilmente sono state le operazioni più brillanti e indovinate sia a livello tecnico che economico”
Oggi all’Athletic Palermo – “Dare fiducia ai giovani dovrebbe essere il modus operandi di tutte le squadre che fanno campionati interregionali. Un anno fa giocavamo in Eccellenza. L’obiettivo di quest’anno era la salvezza e l’abbiamo già raggiunta, con un budget pari a un quarto di quello delle squadre che sono con noi in alto. Se avessimo vinto domenica (partita rinviata, ndr) saremmo stati primi da soli: è motivo di grande orgoglio. Siamo la squadra del girone con il maggior numero di under in campo e trovarci dove siamo facendo giocare così tanti ragazzi è sinonimo di grande lavoro. Anche perché, se non li facciamo giocare in Serie D, dove devono crescere? Poi ci lamentiamo dei problemi della Nazionale o delle difficoltà dei nostri club in Europa. Dobbiamo sicuramente cambiare il modello di formazione dei giovani”
Il libro dedicato alla figlia – “È nato quasi casualmente, da un’intervista rilasciata al Corriere della Sera che ha avuto un numero impressionante di letture, perché parlava di temi molto attuali come bulimia e anoressia, che colpiscono tanti giovani. Dopo quell’intervista l’editore mi ha proposto di scrivere un libro e dopo averci pensato a lungo, ho deciso di accettare. Penso sia un modo per invitare i genitori a riflettere e per lanciare soprattutto un messaggio di speranza. Mia figlia è stata colpita da questa malattia da maggiorenne e il fatto che la legge non permetta di obbligare alla cura chi è convinto di stare bene è assurdo e paradossale. Solo nel finale lei ha capito di aver perso il controllo e che forse non ce l’avrebbe fatta, ma mi disse che altre ragazze ce l’avrebbero dovuta fare. Il libro sta avendo un riscontro incredibile, non tanto per le vendite, non è questo ovviamente il senso, ma per aver acceso un dibattito su un tema delicato. A Siena sono convinto che troverò la stessa attenzione e sono felice di tornare anche per ricambiare l’affetto”.
Tornare a Siena – “Sono stato qui quattro volte. Nell’ultima esperienza non siamo riusciti a fare ciò che volevamo, ma Siena è rimasta nel mio cuore. Ho tanti amici e un legame umano fortissimo, ancora prima che professionale. Alla domanda se tornerei, la risposta di cuore è sì. Poi però bisogna ragionare: non dipende chiaramente solo da me”.
L’aneddoto con De Luca – “Mi trovavo a Genova dove per l’appunto avevo appena incontrato il presidente del Livorno, Spinelli, con il quale ci eravamo lasciati in buona armonia. Subito dopo presi la macchina, ed essendo vicini agli inizi del calciomercato, decisi di andare Milano in uno dei due alberghi dove normalmente si ritrovano gli operatori di mercato. Non appena entrai nella hall mi squillò il telefono: era un certo Roberti, collaboratore di De Luca, che mi chiese quanto tempo ci avrei messo per incontrarlo proprio lì, nello stesso hotel. Giuro che non sapevo nulla. Non feci altro che chiedere la camera e da quel momento cominciò la mia avventura in bianconero.
Con questo piccolo racconto vi saluto, abbraccio Claudio e tutta Siena, senza nessuna esclusione. Ci vediamo presto”.
