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Interviste

Intervista Fol – Paolucci: “Il derby col Grosseto? Me lo dissero poco prima dell’inizio. Sarei rimasto a fare il vice di Michielan”

Un percorso in provincia, poi due anni a fare su e giù in treno da Torrita a Siena, imparando da Giusti e Michielan. Sempre in silenzio, sempre a disposizione, sempre in punta di piedi. E quando, all’improvviso, è arrivato il debutto, in casa della capolista lanciata verso la C, ha sfornato una grandissima prestazione. “E pensare che l’ho saputo dopo pranzo”, racconta al Fedelissimo Online Cristian Paolucci, nuovo portiere della Sansovino, in Eccellenza.

Come è avvenuto il passaggio al club arancioblu?

Lo abbiamo preparato insieme al direttore. Non c’era più la possibilità di continuare a Siena e la scelta migliore era provare una nuova avventura. Dispiace essere andato via, ma è una grande opportunità che potrebbe darmi più visibilità. La Sansovino mi aveva cercato già due anni fa, mi hanno aspettato. L’obiettivo è vincere l’Eccellenza.

Saresti rimasto volentieri come secondo di Michielan?

Sì, sarei rimasto molto volentieri. Tra l’altro con Mattia ci siamo anche sentiti, gli ho fatto un grande in bocca al lupo. Mi sarebbe piaciuto, ma l’idea del Siena era un’altra. Comunque le mie presenze le ho fatte, dando sempre il massimo.

23 novembre 2025, si gioca Grosseto-Siena e la Robur è in totale emergenza in porta. Il primo portiere, Michielan, è infortunato. Il secondo, Di Vincenzo è squalificato. Testoni (2006) è arrivato da pochi giorni.

La partita precedente, col San Donato, ero infortunato. Rientrai il martedì dopo, arrivò anche Nicola Testoni ed eravamo io, lui e Palazzi. Durante la settimana eravamo tranquilli, non ci era stato detto niente. Forse mi aspettavo di avere qualche chance perché c’ero da più tempo.

Quando lo hai saputo?

A Grosseto, dopo pranzo. Volpi non c’era, mi si avvicinò Augero (l’altro allenatore dei portieri, ndr). Ero seduto in poltrona e non è che mi dice: “Guarda che giochi te”. No, dice solo “gioca semplice, hai la nostra fiducia”. Naturalmente è salita la tensione, ma anche la felicità. Stavo per esordire per la mia città.

La mia città”, perché ormai la senti tua.

Ho fatto la scuola e la maturità a Siena, poi due anni tra Under 19 e prima squadra, ho tantissimi amici.

Torniamo al derby.

Pronti via e subito il gol, era difficile poter far qualcosa in quell’uno contro uno. Ho cercato di non andar giù di morale, il portiere deve dare sempre sicurezza e se vai giù è finita. Ho lasciato andare, ho mantenuto l’attenzione ed è arrivata quella parata verso la fine del primo tempo (foto di Daniele Sangiorgi per Grossetosport) che ci ha caricato. Poi l’1-1 e l’altra parata nel finale.

Quella su Marzierli nel primo tempo è stata una grandissima parata.

La più importante finora. Conservo una foto che riprende quel momento. Marzierli è fortissimo. Cercava di dare fastidio quando avevo la palla fra i piedi, provava a mettermi in confusione con la parola, ma ero tranquillo. Il primo tempo sotto la tifoseria del Grosseto è stato più difficile, bellissimo invece quando sono andato sotto la tifoseria del Siena.

Col Seravezza torni in panchina, ma poi giochi titolare le altre tre (Montevarchi, Camaiore e Trestina) prima del rientro di Michielan.

Sì, in quel caso sapevo di essere il titolare e Bellazzini mi diceva di giocare semplice, di non rischiare. Mi hanno dato quell’esperienza che mi porterò ora in Eccellenza.

Con chi hai legato maggiormente?

Il gruppo portieri era molto unito, sia i giocatori che i preparatori. Scherzavamo sempre ma lavoravamo bene. Ero un po’ più legato con Calamai perché ci conoscevamo dall’Under 19, ma i più grandi mi hanno aiutato tanto.

Il tuo percorso calcistico?

Ho sempre fatto calcio provinciale, tra amici, certo sempre impegnandomi al massimo. Ho iniziato nel mio paese, Torrita, poi Camucia e Poliziana. In un torneo estivo, prima della semifinale, il direttore della Poliziana mi disse che c’era il responsabile del settore giovanile del Siena, Gill Voria, a vedere me e altri ragazzi.

E come andò?

Bene. Voria mi chiamò, ci incontrammo a Siena. Ho iniziato subito a fare il terzo in prima squadra e il primo in Under 19. Ricordo il ritiro a Castel Rigone e poi il campionato. Stavo con i grandi martedì, mercoledì e la domenica.

Il primo portiere era Andrea Giusti.

Sono cresciuto con lui e mi ha insegnato tanto. Immagina un ragazzo che arriva dai provinciali in una squadra come il Siena. L’intensità è totalmente diversa, non ero abituato. E Andrea mi ha aiutato moltissimo.

Ti sei sempre spostato, ogni giorno: casa-campo-casa.

Il primo anno andavo col treno, quest’anno l’ho alternato alla macchina avendo preso la patente. In Under 19 partito verso le 7 e tornavo alle 20 per cena.

E lo studio?

Il primo anno andavo la mattina a scuola e poi facevo gli allenamenti. Provavo a fare tutti i compiti quando ero in classe. Il secondo anno, allenandoci quasi tutti i giorni la mattina, era più tranquilla la situazione.

Qual è l’obiettivo di Cristian Paolucci?

Vincere il campionato e tornare in D, per me sarebbe il top.

E magari rincontrare un giorno il Siena.

Speriamo che il Siena vada in C, faccio un in bocca al lupo. Parecchi ragazzi continuerò a vederli, probabilmente farò l’Università a Siena.

In che ambito?

Mi garberebbe qualcosa legato a ambiente e animali, visto che sono appassionato di cavalli.

Un altro legame in più con Siena.

Mio babbo lavora in questo settore, allena una quarantina di cavalli. E abbiamo un cavallo a casa. Non è che sono un grande fantino, però mi piace andarci soprattutto ora che ho più tempo. Il Palio? Bellissimo, il rapporto in questi anni che sono stato a Siena si è rafforzato ancora di più.

(Giuseppe Ingrosso)

Fonte: Fol