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Interviste

Intervista Fol – Paolucci: “Con Giampaolo le cose non andarono. Che emozioni a Firenze sapendo che sarebbe stata la mia ultima col Siena”

“Siena nella mia carriera ha sicuramente un posto speciale, perché ho passato un periodo abbastanza lungo, anche se a fasi alterne e situazioni diverse, in una grande piazza, con giocatori importanti. Sono stato bene, è una città stupenda e ospitale. Seguo ancora con affetto tramite qualche pagina che parla del Siena. Ne approfitto per mandare un grande abbraccio a Nermin Hodza e Serena Saletti”. Così al Fedelissimo Online Michele Paolucci, ex attaccante della Robur, che oltre un anno fa ha chiuso col calcio giocato iniziando l’avventura da direttore sportivo.

Ci sono due esperienze: l’ultima, la più bella, la più romantica, prima del fallimento, e tra poco ci arriviamo. La prima invece sono vari spezzoni in A. C’è un po’ un rammarico di non aver fatto parte di un progetto Siena dall’inizio in massima serie?

Ero arrivato con altre aspettative. Mister Giampaolo, che proprio in quella stagione credo dovesse andare alla Juventus, sembrava felice di avermi ma poi le cose non sono andate per il meglio e questo mi è dispiaciuto, perché comunque era un momento in cui ero in fase di crescita dopo la stagione importante di Catania. È stato uno stop brusco della mia carriera però fa parte del calcio. C’erano giocatori importanti, l’allenatore era lì già dall’anno prima e l’inserimento non è stato poi così semplice. Ma non ho nessun rimpianto, ho bei ricordi di giocatori come Emanuele Caraiò, Big Mac, Paul Codrea, Paravicini, Contini, Mannini, Pegolo, Terzi che si sta dando da fare allo Spezia e sono convinto che farà carriera.

Se Siena si ricorda comunque bene di te è per quella mezza stagione in Serie B, che tra l’altro ti lega a Giannetti perché entrambi costretti a lasciare per cercare di salvare economicamente la società.

Fummo costretti ad andarcene perché volevano tagliare il monte ingaggi. Avevo fatto 5-6 gol nel girone d’andata, passai al Latina e persi la finale per tornare in A. Quella era veramente una squadra forte. Valiani, D’Agostino, lo stesso Terzi. C’è stato un fallimento molto grande, lo conoscete meglio di me. Ricordo che giocavamo a viso aperto contro tutti, ricordo un gol notturno contro il Crotone, una ripartenza a tutto campo, una delle mie reti preferite che tra l’altro mi sono rivisto poche settimane fa.

5 gol in campionato, più due in Coppa, competizione in cui il Siena raggiunse i quartieri finale a Firenze.

Fu la mia ultima partita, sapevo già che sarei andato via. Al mio posto arrivò Plasmati. Perdemmo 2-1 con gol di Giacomazzi, facemmo una grande Coppa Italia perché eliminammo Catania, Livorno e Bologna e a Firenze giocammo una bellissimo partita. Con un sentimento di tristezza sapendo che quella era la mia ultima partita.

Da allora sei più stato a Siena?

Sono passato un giorno da queste parti, mi riprometto spesso di tornare perché è stupenda. Magari quest’anno colgo l’occasione per vedere qualche partita. Seguo tutte le categorie, il calcio mi piace. Ho visto che il Siena è partita bene, il percorso è molto lungo però può fare molto bene.

Hai chiuso la tua carriera in maniera romantica, dopo aver portato la squadra della tua città, la Civitanovese, dalla Promozione in Serie D.

Più chiusura romantica di così si moriva. Dopo 6-7 anni all’estero tra Stati Uniti e Canada e a giro per l’Europa ho deciso di tornare a casa. Siamo ripartiti da una Promozione dove c’erano 20 persone allo stadio. Dopo due anni abbiamo vinto per la prima volta due campionati di fila e abbiamo chiuso le ultime partite con 5 o 6 mila spettatori. A quel punto ho deciso che era il momento di smettere.

Ed è iniziata una nuova avventura.

Avevo già iniziato a studiare per fare il direttore sportivo, è capitata questa possibilità con la Fermana che non potevo non cogliere. Non è andata bene, siamo partiti il 20 di agosto con pochissime risorse e non abbiamo ottenuto quello che speravamo (squadra retrocessa in Eccellenza, ndr), però per me è stata un’esperienza formativa. Adesso sono direttore abilitato Figc, ho finito il corso a livello professionistico, mi sto aggiornando e aspetto la possibilità giusta.

In futuro un ritorno in bianconero?

Ma perché no, sarebbe un vero piacere. Siena è una piazza enorme, bella, grande e la mia speranza è quella di fare bene questo lavoro con onestà, con le idee, noi che siamo la “nuova generazione” abbiamo imparato magari dai vecchi maestri, ma ci mettiamo del nostro. Non me ne vogliano i vecchi maestri ma credo sia giusto anche un cambio generazionale, nuove figure che però devono essere preparate, perché essere stato un buon giocatore non significa essere un bravo direttore.