Il difensore bianconero si racconta a “Al Club con la Robur” tra passato e attualità. “Il Signa è un osso duro, la partita con la Colligiana fondamentale per arrivare carichi allo scontro diretto. Il gol alla Baldaccio? Non salgo mai nei calci d’angolo, ma Lollo mi disse: vai, ti copro io. Molti giocatori costretti a smettere per il discorso delle quote.
“Sulla scelta di venire a Siena ci ho riflettuto, però molte volte è meglio scendere di categoria, in una grande piazza con un progetto di tornare nei professionisti, che fare una stagione in D in una società che fa tribolare e non mette nelle condizioni di esprimerti. A gennaio due-tre club di C mi avevano cercato e in estate ero concentrato su quella categoria, poi col passare del tempo le squadre di D si erano attrezzati con le quote, 2004 e 2005, e io ho trovato difficoltà. Ma quando ha chiamato il Siena… non ho potuto dire di no”. A parlare è Vittorio Pagani, protagonista dell’ultima puntata di “Al Club con la Robur, la trasmissione del martedì a cura dei Fedelissimi e del Fedelissimo Online. Di seguito le sue dichiarazioni:
Inizi – “Il primo sport è stato il tennis. Ho iniziato a giocare a pallone a 9 anni, nel paesino della mia città, con un’ex leggenda del calcio, Davide Fontolan. Dopo tre anni ho fatto un campo estivo a Novara e da lì ho fatto tutta la trafila fino all’Under 17. Poi sono stato aggregato in prima squadra in Serie C e dopo il fallimento sono andato nella Primavera del Torino, tra alti e bassi. L’anno scorso ero in Serie D a Legnano”.
Legnano – “A gennaio mi voleva il Renate e lo dissi a Montanari. Mi rispose: rimani con noi, poi ti porto a Siena. Noi avevamo iniziato a capire l’andazzo perché sentivamo le notizie proprio da Siena e sapevamo che avremmo fatto la stessa fine. All’inizio mancavano piccole cose, poi è andata sempre peggio. Se il Legnano si è iscritto è perché molti compagni hanno rinunciato a diversi soldi”.
Ruolo – “Il mio preferito? Il quinto del 3-5-2, gli anni migliori li ho fatti lì. Sono più offensivo, non l’ho mai nascosto, anche se il mister su questo si arrabbia. Nel settore giovanile ho sempre fatto l’esterno alto, anche nel 4-3-3. Il terzino lo faccio dalla prima squadra del Novara. La mezzala? Mi ha scoperto Marco Firenze. Mi usavano come jolly e fu uno dei primi a dirmi che potevo far bene in quel ruolo”.
Le quote – “Sono sempre stato per la meritocrazia. Chi rende meglio gioca, senza un discorso delle quote che, non è il nostro caso, mettono in difficoltà tante squadre. Molti giocatori meriterebbero ma, essendo over, vengono messi in disparte e a volte sono costretti a smettere”.
Bianchi – “A Novara mi ha aiutato più di tutti, mi ha anche messo in contatto con l’attuale procuratore. La sua presenza è uno dei motivi per cui sono qua”.
Il gol alla Baldaccio Bruni – “Non salgo mai nei calci d’angolo. Quella volta lì ho guardato Lollo e lui mi ha detto: vai, ti copro io. Non me l’aspettavo proprio, era anche la prima volta che veniva la famiglia e la mia ragazza a vedermi. Davanti avevo Cavallari che non è proprio piccolino. È sbucata la palla, l’ho colpita di mancino, l’importante è che sia entrata”.
Signa – “Avevo già capito all’andata che era un osso duro, una squadra fastidiosa che non molla niente. Con la colligiana è fondamentale per arrivare carichi allo scontro diretto. A Colle dobbiamo essere bravi ad entrare forte e chiudere la pratica il prima possibile”. (Giuseppe Ingrosso)
Fonte: Fol
