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Al club con la Robur

Intervista Fol – Nannizzi: “Vincere quest’anno non era scontato. Farlo qui sarebbe speciale”

Grande protagonista della 28ª puntata di Al Club con la Robur, Lorenzo Nannizzi, collaboratore tecnico di Paolo Indiani e tra gli artefici della vittoria del campionato di Serie D con il Grosseto, dopo i successi già ottenuti a San Donato, Arezzo e Livorno. Un percorso in continua crescita per il tecnico senese, che nel corso della puntata ha ripercorso il suo cammino tra aneddoti, esperienza in panchina e uno sguardo al presente. Di seguito i passaggi più interessanti.

Gli inizi da tifoso – “Ho iniziato ad andare allo stadio a 6-7 anni, quando i più grandi dell’Istrice mi usavano come una sorta di cavallo di Troia: mi riempivano il giacchetto di bottigliette di grappa, tanto nessuno mi perquisiva a quell’età. Nell’intervallo ero l’esponente principale del gruppo ‘grappa armata’, che era un po’ l’élite della gradinata. Da lì ho continuato a frequentare prima la gradinata, compreso l’anno della promozione in B, poi gli anni della B e anche qualche stagione di A. Successivamente sono andato in curva, mentre nell’anno dalla B alla A ero in tribuna coperta perché avevo gli accrediti. A parte quando giocavo, venivo allo stadio e a volte andavo anche in trasferta”.

L’inizio da allenatore – “A giocare non ero un granché, quindi ho preso prestissimo il patentino UEFA B, per la precisione nell’ultimo anno in cui ho giocato. L’anno dopo ho allenato la Juniores regionale a Badesse, già collaborando in prima squadra. Poi sono andato a Poggibonsi a fare il collaboratore con Bifini in Eccellenza, l’anno successivo ero a San Miniato come vice in Serie C femminile, poi c’è stato lo stop per il Covid e l’anno dopo è iniziato questo percorso con mister Paolo Indiani”.

Il contatto con Indiani – “Il contatto è nato tramite Riccardo Di Pisello, allenatore dei portieri, con cui ero stato a Poggibonsi e che poi è stato con noi a San Donato, Livorno e ora a Grosseto. Quando il mister lo ha chiamato per costruire lo staff, lui ha fatto il mio nome dicendo che ero un ragazzo con voglia, agli inizi, e disponibile. Ci siamo sentiti, incontrati e da lì è partito tutto”.

La vittoria a Grosseto – “Mi rendo conto che dall’esterno possa sembrare tutto facile, ma non lo è mai, soprattutto quando hai l’obbligo di vincere. Le pressioni aumentano e ogni errore pesa. Se è sembrato semplice, il merito è dei giocatori: sono stati bravissimi a calarsi nella realtà del girone, che è molto complesso. Giochi su campi importanti come Grosseto, Siena o Prato, ma poi vai anche a Trestina, Terranuova o sul sintetico di Ghiviborgo, dove devi essere pronto a partite sporche. Se non lo fai, rischi di andare in difficoltà. Loro sono stati bravissimi a vincere anche quelle gare, magari 1-0 o 2-1, che fanno la differenza”.

Le principali antagoniste – “Abbiamo sempre considerato Siena e Prato come le principali antagoniste, anche per la storia delle società. Non per sminuire realtà come Seravezza, Tau o Foligno, ma perché sapevamo che, in caso di necessità, potevano intervenire sul mercato senza problemi. Inoltre entrambe hanno cambiato allenatore, segno che qualcosa non è andato. Noi invece abbiamo avuto grande continuità e una crescita costante fino a febbraio-marzo. Poi, una volta raggiunto il massimo, è normale calare un po’, soprattutto a livello di intensità settimanale”.

Il doppio incrocio con il Siena – “All’andata ricordo un primo tempo molto difficile, anche se eravamo passati subito in vantaggio. Paradossalmente quel gol ha sbloccato loro, che hanno iniziato a giocare con più libertà e ci hanno messo in difficoltà col possesso. Nella ripresa siamo andati meglio e alla fine il pari ci poteva stare.
Al ritorno invece abbiamo fatto uno dei migliori primi tempi dell’anno, mettendo in difficoltà il Siena con ciò che avevamo preparato. Abbiamo preso gol in un momento in cui stavamo facendo meglio noi. Nella ripresa ci ha sorpreso la loro aggressività, ci hanno alzato il ritmo e ci siamo un po’ adeguati senza riuscire a gestirlo. Nel finale occasioni da entrambe le parti: anche lì il pareggio è stato giusto. Poi quel punto, con il risultato del Seravezza a Prato, ci ha dato la certezza matematica della vittoria del campionato”.

Il Siena prima e con Voria – “Sono molto simili, anche se poi in campo sembrano diversi. Il modulo è lo stesso e molti principi anche. È cambiato qualcosa nel possesso: meno gestione e più verticalità. Però la differenza più grande è mentale: li ho visti molto più sereni”.

Il futuro – “Chi fa questo lavoro e ha la fortuna di farlo nella propria città ha qualcosa in più, anche se aumentano pressioni e responsabilità. Non mi è mai capitato, ma credo che se dovesse succedere sarebbe qualcosa di speciale. Io sono felicissimo del percorso che sto facendo: San Donato, Arezzo, Livorno e ora Grosseto mi hanno dato tanto. Se un giorno dovesse arrivare l’occasione di fare qualcosa di simile a casa mia, sarebbe bello”.

Boscagli Niccolò

Fonte: Fol