Protagonista della 29ª puntata di “Al Club con la Robur”, insieme all’allenatore dei Giovanissimi Under 15 Massimo Vivarelli, l’allenatore degli Allievi Under 17 bianconeri Alfons Muca, che con i suoi ragazzi ha conquistato il campionato provinciale battendo allo spareggio l’UPP per 1-0, dopo che le due squadre avevano chiuso la stagione a pari punti. Un traguardo importante arrivato al termine di un percorso iniziato praticamente da zero e costruito settimana dopo settimana. Di seguito i passaggi più interessanti della sua chiacchierata al Club.
La vittoria del campionato Under 17 provinciali – “Siamo partiti da zero un anno fa e arrivare a questo risultato è una grande soddisfazione per i ragazzi, per tutto lo staff, da Gill a Cataldo, e per chi ci ha messo a disposizione queste rose. Per quanto riguarda il campionato, ce la siamo giocata alla pari con Asta Taverne, Colligiana e UPP, che erano le altre squadre attrezzate per vincere. Siamo arrivati allo spareggio dopo una partita storta persa con la Colligiana, cose che nel calcio possono capitare.
Allo spareggio abbiamo affrontato l’UPP, squadra con cui avevamo perso 4-2 in casa e pareggiato 1-1 fuori. Le finali sono così: le puoi vincere o perdere. Sicuramente la gioia dei ragazzi è stata bellissima, ma nel settore giovanile vincere conta fino a un certo punto: il vero successo arriva quando qualcuno di questi ragazzi raggiunge la prima squadra”.
Il torneo di Cortona – “Abbiamo vinto la semifinale ai rigori e venerdì giocheremo la finale”.
L’interscambio tra allenatori – “L’altra sera ero con gli Under 16. Ci confrontiamo continuamente, scambiamo idee e giocatori. L’obiettivo è sempre quello di far crescere i ragazzi, poi è il campo ad avere l’ultima parola sul lavoro svolto”.
Il futuro – “Quest’anno avevo i 2009 e i 2010: qualcuno dei più grandi farà gli Juniores, altri andranno con i 2011 nei regionali. Per quanto mi riguarda sono a completa disposizione della società per qualsiasi lavoro mi venga richiesto con i ragazzi”.
La differenza tra provinciale e regionale – “La differenza principale è che nei provinciali le partite davvero probanti sono magari tre o quattro, quelle contro le squadre che si giocano il campionato con te. Nei regionali invece il livello medio si alza ovunque, cresce la qualità e cresce anche l’asticella. È un po’ come un giocatore che sale di categoria”.
Le richieste della società – “Dal primo giorno non ci è mai stato chiesto di vincere il campionato, ma di far crescere i ragazzi insegnando loro il rispetto per il calcio e per i colori che indossano. Sono colori che hanno un grande valore e anche un peso: chi veste questa maglia deve sapere che, come si dice, ‘Siena è di tutti ma non è per tutti’. Questo è ciò che abbiamo cercato di trasmettere ai ragazzi, crescendo anche noi come staff senza inseguire per forza il risultato”.
Il lavoro di Gill in prima squadra – “Gli faccio i complimenti per quello che ha fatto, perché prima di tutto non era semplice prendere la squadra in quel momento ed entrare nella testa dei giocatori come ha fatto lui, anche se la qualità c’era già. Inoltre ha cambiato tanto nel modo di giocare: prima, senza giudicare nessuno, si faceva più fatica a creare occasioni, mentre con Gill la squadra trova la rete con molta più facilità. Poi la classifica parla per lui: quando ha preso il Siena era vicino ai play-out, quindi ha fatto quasi un miracolo”.
Cosa ha cambiato il passaggio del mister in prima squadra – “Gill è sempre presente. Il settore giovanile è una sua creatura e continua a seguirlo da vicino. Anche domenica, nonostante l’importanza della partita della prima squadra, è stato vicino ai ragazzi durante la sfilata per la vittoria dei campionati”.
La semifinale di Prato – “Il Siena andrà per vincere giocando a viso aperto e senza paura. Se loro hanno fatto sette risultati utili consecutivi, magari è arrivato il momento che ne facciano uno negativo (ride, ndr)”.
L’esperienza nella nazionale albanese – “Cerco di trasmettere ai ragazzi quello che è stato insegnato a me: il rispetto per la maglia e per il calcio. Il calcio non è la vita, quella è un’altra cosa, però va rispettato. Significa rispettare i compagni, arrivare puntuali agli allenamenti e dare sempre il cento per cento”.
Il professionismo – “Per arrivarci servono progettualità e soprattutto strutture adeguate. Al momento forse queste ancora non le abbiamo”.
I ringraziamenti – “Voglio ringraziare i ragazzi, lo staff, ma soprattutto tutte le persone che lavorano dietro le quinte: magazzinieri, addetti ai lavori e chi ci dà una mano ogni giorno. Senza di loro non credo esisterebbe il calcio”.
La società – “Sono fiducioso, perché pensando a come siamo partiti, con cinque ragazzi per giocare a sette e arrivando a sedici soltanto a dicembre, i risultati raggiunti sono una bellissima soddisfazione e danno grande stimolo per lavorare in futuro”.
(Boscagli Niccolò)
Fonte: Fol
