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Intervista Fol – Mendicino: “Siena tappa importante, nonostante i momenti difficili”

“Faccio un ‘in bocca al lupo al Siena’, conosco qualche giocatore e soprattutto il ds Guerri (con cui ha giocato in bianconero, ndr). La prima volta che venne a New York era con me, ne approfitto per salutarlo. Gli auguro di riuscire a togliersi le sue soddisfazioni”. A parlare, durante l’ultima puntata di “Al Club con la Robur”, è l’ex attaccante bianconero Ettore Mendicino, in collegamento dagli Stati Uniti. “Ci starò un mese e mezzo. Ho appena finito un percorso di studi alla Luiss, sto lanciando una start up e sono venuto a New York per parlarne con un paio di persone. Allo stesso tempo frequento un corso per migliorare l’inglese e dò una mano a un’accademia di calcio di un amico italiano”.

Mendicino, appese le scarpette al chiodo, ha avviato da qualche mese un podcast, “Fuori dal podio”, che prende in considerazione l’altro lato dello sport professionistico, l’uomo dietro all’atleta. “Lo sport ossessiona le persone a non finire, i calciatori non si rendono conto che perdono tanto nella loro vita. Il podcast è un modello americano innovativo. Le persone passano tanto tempo della loro vita in viaggio e usano i social per delle cavolate. Il podcast è uno strumento prezioso perché può raccontare storie che possono insegnare”.

“Il calcio ha delle complicazioni terribili – prosegue Mendicino – il primo anno a Siena avevo fatto una scelta importante, firmando un triennale, e dopo due mesi il presidente (Ponte, ndr) disse: io non pago. Siamo ragazzi che guadagnano benino, non siamo miliardari. Siena è una tappa importante, la ricordo con piacere nonostante i momenti difficili. Il primo anno c’erano tante aspettative e tanto entusiasmo, poi però nel calcio ti devi confrontare con le gestioni tattiche, e non sempre un allenatore riesce a schierare la squadra migliore, e gestionali. I giocatori potrebbero sentirsi incompresi, non legare col mister. Cose che spiegano perché talvolta i risultati non arrivano. Quella stagione probabilmente non siamo stati assemblati nella maniera giusta. A livello personale invece sono molto soddisfatto, ho avuto un miliardo di infortuni e quando non hai continuità è dura. È tremendo ripartire da zero, ritrovare la gamba in un calcio sempre più fisico. Ricordo le difficoltà della squadra a produrre azioni da gol. Io non sono mai stato un grande finalizzatore, amavo il gioco sporco. Però se una squadra fa 10 azioni da gol gli attaccanti segnano, se una squadra ha un baricentro basso e fa fatica, inevitabilmente gli attaccanti ne pagano le conseguenze”. (Giuseppe Ingrosso)

Fonte: Fol