Intervista Fol – Masini: “Il Siena è la mia Serie A”

“Ci avevo sempre sperato di giocare nel Siena, anche se negli ultimi tempi la speranza era diminuita. A differenza di altri miei amici, compreso Giannetti, io non avevo militato neanche nelle giovanili. Dal Meroni, a undici anni, passai all’Empoli, dove rimasi fino alla Primavera”. A parlare, ospite di “Al Club con la Robur”, è il centrocampista bianconero Bernardo Masini. “Uscito dalla Primavera ho fatto scelte che mi hanno condizionato, come anche il fatto che non ero prontissimo fisicamente. Sono momenti cruciali, giochi con persone che ora sono in A o in Nazionale. Io ho iniziato a girare in C, col Gavorrano e poi con la Giacomense, l’attuale Spal. Per una gestione sbagliata dei procuratori e per la mia inesperienza sono rimasto un anno fermo senza giocare. Poi ho fatto il ritiro in D con Morgia ma non sono rimasto, perdendo altri 4-5 mesi. Dopo due anni in D, quando stavo riemergendo, mi sono rotto il crociato. Ma non ho rimpianti in carriera, perché tutto va come deve andare. Sono contentissimo di stare qui, questa è la mia Serie A”.

“Durante la settimana – prosegue Masini – non vedo l’ora che arrivi la domenica per rivivere la sensazione di giocare, sentire la Verbena e cantare Squilli la fe’ coi tifosi. È un continuo vortice di emozioni e spero continui il più possibile”. A proposito della Marcia del Palio, “dopo la prima vittoria i giocatori mi sentivano cantarla e volevano impararla. Ho stampato il testo, l’ho messo nello spogliatoio, c’è chi ha fatto la foto e il primo ad impararla tutta è stato Giusti. Cerco di trasmettere ai miei compagni quello che Siena è e rappresenta, e di far capire loro che indossare questa maglia ha un peso diverso”.

Una caratteristica di Masini, vista e rivista fin qui, è il colpo di testa anticipando sul primo palo. In questo modo ha segnato con la Sinalunghese e in questo modo ha propiziato il 3-1 di Pagani con la Baldaccio Bruni. “È un fondamentale che ho sempre avuto, non essendo un giocatore di fisico, per sopperire a questo, fin da piccolo ho cercato di prendere il tempo sugli avversari, visto che nel contrasto ho difficoltà. Ho chiesto io al mister a inizio anno di attaccare delle zone dove ci fosse meno confusione. Il primo palo è una zona dove sono più libero dalle marcature. Con la Baldaccio non mi ero accorto di aver preso la traversa. Quando me l’hanno detto ho pensato: no, un’altra traversa!” (Giuseppe Ingrosso)

Fonte: Fol