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Intervista Fol – Masini: “Il derby vale tanto, squadra e tifo devono essere una cosa sola. Il campionato? È ancora lunga”

“Non sappiamo il perché sta succedendo tutto ciò”. Bernardo Masini, ospite dell’ultima puntata di “Al Club con la Robur”, prova ad analizzare il momento bianconero dopo le tre sconfitte al Franchi e le tre vittorie esterne. “Secondo noi non ci sono grosse differenze di prestazioni – spiega il centrocampista bianconero – eppure fuori casa riusciamo a portare a casa tre punti, che non è neanche facile, mentre in casa stiamo facendo fatica e questa è una cosa che ci dà un grosso dispiacere, perché lo stadio dovrebbe essere il nostro fortino, il posto dove le nostre certezze aumentano e dove gli avversari quando entrano sanno che dovrebbero lasciare tre punti. Per ora non è così e noi cerchiamo di invertire questo trend, perché comunque è una cosa che anche a noi fa male”.

Le vittorie di misura – “È chiaro che se dopo 15 partite non abbiamo mai vinto con più gol di scarto, significa che è anche una mancanza nostra quella di non riuscire a chiudere le partite. Però credo che onestamente le nostre prestazioni e il nostro volume di gioco siano aumentate molto. All’inizio facevamo tanti punti, in gare non così dominate come successo in alcune delle ultime in cui abbiamo perso, ma giocando meglio”.

L’ansia di giocare in casa – “In casa, con l’esigenza di vincere, col cronometro che scorre, con le occasioni sprecate e l’avversaria che si difense messa alle corde ma non prende gol, più passa il tempo e più arriva la sensazione di dover accelerare una giocata per risolverla, magari disunendosi un attimo. Se questi aspetti si ripetono una, due, tre partite, anche inconsciamente una squadra può andare in difficoltà. Se poi ci metti che nelle ultime partite l’episodio è sempre girato a favore degli altri… Forse a inizio anno sapevamo reagire meglio, e questo è un aspetto su cui dobbiamo lavorare”.

La presenza di Giusti – “Andre è una figura fondamentale all’interno del gruppo. È uno dei reduci dell’anno scorso con cui abbiamo costruito un legame importante ed è una persona che dà tutto in allenamento ed è importante nello spogliatoio. Ho un gran rapporto con lui, sono contento che abbia fatto questa parata perché è sintomatico di come tutti i componenti del gruppo abbiano a cuore questa causa. È stato fuori tanto tempo, non per questioni tecniche, e nell’unica parata arrivata al 90’ si è fatto trovare pronto”.

Il regolamento delle quote – “Che sono la rovina di questo sport è un po’ sulla bocca di tutti. Io non ne ho nemmeno usufruito perché quando ero ragazzino ero in C, ora ne sto un po’ subendo le conseguenze. È una regola che non fa bene a nessuno, ho avuto compagni di squadra under che giocavano perché erano forti. Se una società ha dei giovani forti da valorizzare li fa giocare a prescindere dal fatto che siano under”.

Il rigore di Giannetti – “Come stava? Non benissimo, ho fatto finta di niente perché immaginavo dentro la sua testa quello che potesse passare. Era una situazione in cui avrebbe potuto trovare ancora più fiducia e anche lì comunque non è che aveva tirato un rigore bruttissimo alle stelle, per pochi centimetri la palla non è entrata. Non era il meglio, ma ha dimostrato ancora una volta la sua forza mentale. È rimasto in campo a lottare, ha fatto la guerra e poi ha trovato questo gol che in tv può sembrare facile ma non lo è.  Nicco è un grande aiuto alla squadra sia a livello umano sia a livello tecnico e quindi l’unico augurio che gli faccio è quello di stare bene fisicamente, perché se sta bene fisicamente è un elemento troppo importante per noi.

Giocare con Giannetti – “È bellissimo perché, l’ho detto più volte, siamo cresciuti insieme, eravamo compagni di banco a scuola. L’anno scorso eravamo qua alla trasmissione, con lui collegato, a sperare di poter giocare insieme. Ci sono affinità tra di noi, anche in campo, basta uno sguardo per capirci. C’è una conoscenza anche extra campo che ci porta a volte a vivere delle emozioni in maniera uguale”.

Il gol annullato e le reti a Figline – “A Tavarnelle il gol di Giannetti su mio assist era buono, come era buono quello di Boccardi con la Fezzanese. Con Niccolò abbiamo giocato poche partite, ma quando abbiamo giocato assieme abbiamo sempre combinato qualcosa. Dopo Figline ci siamo scritti quando siamo tornati a casa, mi mandò un messaggio dicendo che ce lo meritavamo un momento del genere, perché avevamo passato tutti e due un periodo difficile, lui per l’infortunio che l’aveva tenuto fuori, io uguale anche per questioni extracampo. Venivamo da brutte sconfitte e prima della partita ci eravamo detti che bisognava prendere in mano la nostra squadra”.

Giocare nel Siena quando le cose vanno male – “È molto brutto, anche leggere e sentire le critiche di persone che conosci. Credo faccia parte del gioco. Alcune cose le accetti volentieri, altre onestamente un po’ meno, alcune ti fanno riflettere, altre ti fanno male, però credo sia il doppio lato di giocare nella squadra della tua città. È il mio lavoro, fa parte del gioco, ci sono degli oneri e degli onori. Quando le cose vanno male è giusto metterci la faccia e io penso di avercela sempre messa. Di Paola è ancora giovane, magari è un po’ più spensierato. Io e Giannetti sentiamo questa responsabilità anche un po’ più accentuata”.

La classifica – “Con Giusti ci mettiamo lì al martedì e ci diciamo: l’obiettivo è fare tre punti alla prossima. Quinti adesso l’obiettivo è arrivare a quota 30 in classifica. Non bisogna farci prendere dalle emozioni del momento, perché sennò una settimana siamo una squadra che deve lottare per salvarsi e la settimana dopo siamo una squadra che deve lottare per vincere il campionato. Bisogna riuscire a tenere questo equilibrio, perché sennò rischiamo di entrare in un vortice che non aiuta. Purtroppo quello che è passato non si può più cambiare, da ora in avanti bisogna provare a fare il meglio possibile. Io credo che il campionato sia ancora lungo, il Livorno viene da due pareggi consecutivi che nessuno probabilmente si aspettava. Il Grosseto a inizio anno, dopo 4-5 partite, probabilmente stava pensando a salvarsi, e adesso si trova a cinque punti dalla vetta”.

Ruoli in campo – “Mi reputo un giocatore duttile e intelligente tatticamente nel ricoprire più ruoli. Nel rombo mi piace fare il trequartista, mentre in un 4-3-3 chiaramente mi vedrei da mezzala. Il ruolo è comunque un punto di partenza, a Gavorrano pur essendo trequartista feci una partita praticamente da esterno di fascia. Trequartista o mezz’ala cambia poco, c’è da correre. Faccio sei km a tempo per partita in ogni caso.

Il derby col Grosseto – “È una partita sicuramente importante, sia per noi sia per il campionato. Tutti, Livorno incluso, sono interessati a questa sfida. Sappiamo del valore dell’avversario. Sarà una battaglia, è una partita che può valere molto per il girone di ritorno. L’invito che faccio è di essere una cosa sola, un’unica voce, un unico corpo e un’unica anima, noi in campo e i tifosi dagli spalti. Da qui in avanti il fattore campo deve essere un elemento a nostro favore, mi auguro di uscire dal tunnel e di vedere la paura negli occhi degli avversari”.

Le parole di Osti sull’avere pazienza – “È una persona di calcio navigata, ha espresso dei concetti che mi sento di condividere. È così, si vuole tutto e subito ma è difficile. Ne sono una dimostrazione Livorno e Grosseto che vengono da stagioni difficili. Serve equilibrio, che magari non aiuta nel brevissimo tempo, ma alla lunga può darci delle soddisfazioni. Perché tutti noi, me compreso, lavoriamo per un obiettivo importante e nobile, ma per farlo serve vivere le cose con equilibrio.

(Giuseppe Ingrosso)

Fonte: Fol