“È diventato più un rapporto di amicizia che un rapporto tra allenatore e tifosi. Ogni volta che torno in questo ambiente mi dà gioia. Siena è diventato qualcosa di speciale. Qui sono passati allenatori veri, per me è motivo di orgoglio”. Si sente a casa Lamberto Magrini, allenatore delle ultime due stagioni bianconere e ospite, due giorni fa, di “Al Club con la Robur”, per parlare di storia e attualità.
Voria, tuo vice in Eccellenza, sta andando fortissimo.
È stato più lui in panchina di me, per via delle mie squalifiche (ride, ndr). Sono veramente contento per lui, persona umile, vera e sincera che merita soddisfazioni. Sia nel finale dello scorso scorso che adesso sta dimostrando tutto il suo valore. Mi auguro possa finire il campionato e iniziare anche la prossima stagione. Merita la conferma con una squadra che ha in testa lui.
Lo ha sentito di recente?
Gli ho fatto gli auguri e i complimenti dopo il successo di Terranuova, in un campo difficile dove noi non avevamo mai vinto nei due anni precedenti.
“Il calcio è un gioco, a volte serve togliere pressioni e dare libertà negli ultimi 30 metri”, ha detto Gill.
Giusto. Quando un ragazzo veste la maglia del Siena, che pesa più delle altre, avere libertà lo aiuta a scendere in campo con meno pressione e a rischiare qualche giocata in più.
Il Siena ha ritrovato domenica Di Paola. Sarebbe rimasto con te?
Sì, penso di sì. Lo avrei confermato. Prima di andare a Sansepolcro il direttore Monni mi aveva chiesto delle informazioni e gli avevo parlato bene di Gabriele. È umile, bravo, serio, sempre col sorriso.
Ti piace la squadra del Siena?
È stata costruita bene. Magari non è fisica e possente ma giovane, bellina, brillante. L’ho vista in due occasioni, a Gavorrano e Trestina, e mi è sempre piaciuta anche con la guida di Bellazzini. Peccato solo per la presenza del Grosseto nettamente superiore.
Il Grosseto può dormire tranquillo?
Ha un potenziale nettamente superiore alle altre. Può capitare una giornata storta, ma non hanno nessun tipo di problemi.
E lo sfogo di Indiani dopo il ko con l’Orvietana?
È lo sfogo di chi pensa che la squadra si è rilassata dopo una partita quasi decisiva vinta a Tau. Ritorno al mio Siena di Eccellenza, anche per me è stato difficile tenere i ragazzi sempre sul pezzo. Era tutta una festa, uscivano a cena e non potevo proibire i festeggiamenti, però avevamo dentro di noi il desiderio di portare avanti l’imbattibilità. C’è stata sia la bravura nostra a tenerli sul pezzo che la serietà dei ragazzi a non mollare un centimetro.
Il Grosseto poi non ha una vera e propria rivale.
Poteva essere, sulla carta il Prato. Che ha fatto sì la squadra in ritardo, e all’inizio era un alibi, ma adesso non lo è più. Ricciardo arrivò il venerdì sera prima della prima partita dalla Sicilia, il nostro inizio fu stranissimo. E vincere, e noi l’abbiamo fatto da imbattuti, non è mai facile. Basta vedere il Taranto che ha speso tantissimo, la Spal che è seconda…
Giacomini non avrebbe avuto la forza economica per continuare in D?
Da quello che sapevo non aveva più la possibilità di portare avanti il Siena in D. Pochi giorni prima ero con lui a Forte dei Marmi, mi ha abbracciato dicendomi: tranquillo mister, vado avanti fino alla fine. Poco dopo ha ceduto, ci sono rimasto un po’ così.
C’è steso un periodo abbastanza lungo, d’estate, di voci di cessione della società.
Per un mese ci interfacciavamo con una persona che voleva comprare solo giocatori da 300mila euro netti l’anno. Si andava alla ricerca di giocatori come Cianci e Ionita… Io non ci credevo. Anche se arriva uno con tanti soldi che dice di fare una squadra per vincere, non è che chiede solo giocatori da 300mila euro.
Poi l’arrivo degli svedesi.
Ho letto che ci sono dei ritardi nei pagamenti dei fornitori. Mi ha stupito, non me l’aspettavo. L’anno scorso sono sempre stati precisi pagando tutto fino alla fine. Li vedo come persone serie, quadrate. Però Siena non può restare in questa categoria a lungo. Anche avendo non tantissima disponibilità economica, serve un programma mirato nel tempo. L’anno scorso abbiamo perso un anno. Sono rimasti solo Cavallari e Giannetti, adesso anche Mastalli.
Andavano confermati più calciatori?
Sì, oppure si doveva cambiare di più all’inizio della scorsa stagione. Inserendo 4-5 giovani, così come quest’anno, e la prossima stagione si partiva da una base più ampia per provare a vincere il campionato senza spendere come Livorno o Grosseto.
Le tue ultime dichiarazioni, dopo il ko di Trestina e prima dell’esonero, furono pesanti.
Sono un istintivo, spesso sbaglio ma in quel momento avevo capito che c’era qualcosa dietro, non avevo più voglia di farmi prendere in giro. Non vedevo il futuro per l’anno successivo.
Pensi che quelle parole siano state determinanti per l’esonero.
Non me ne frega niente. Quando mi mandano via sono sempre tranquillo. Do sempre il massimo, tutto quello che posso fare per vincere una partita. Con Camilli ero primo in classifica con quattro punti di vantaggio a tre gare dalla fine. Mi cacciò e il vice mi disse: proviamo a parlarci. E io: non me ne frega niente. I primi anni l’esonero mi dispiaceva, ora no.
Sono arrivate offerte dopo Siena?
Qualche squadra di altri gironi ma nulla di interessante. Da giovane guardavo il lato economico, ora che sono in pensione guardo il lato tecnico, il programma. Aspetto se arriva qualcosa, altrimenti pazienza.
Come passi questo tempo senza allenare?
Vado di continuo a vedere le partite, tra Gubbio, Pianese e Perugia e le squadre umbre di D. Vedo anche gli allenamenti, perché puoi sempre prendere qualcosa da allenatori anche di categoria inferiore. Potevo tornare in C, in una squadra dove c’è un amico direttore. Se cambiavano panchina potevo essere tra i papabili ma hanno vinto e si sono tirati fuori dalla situazione precaria.
Se un giorno richiamasse il Siena?
In caso di bisogno, da subentrato, non rifiuterei. Ma dall’inizio accetterei solo a una condizione: la squadra la faccio io. La cosa che mi ha dato fastidio l’anno scorso, dopo aver fatto un ottimo lavoro in Eccellenza, è che volevo proseguire e fare un campionato importante, ma dalle prime amichevoli avevo l’impressione che si stentava. Se ci fossero le condizioni per fare un programma importante verrei di sicuro. Oppure, ripeto, in caso di bisogno. Se mi dicono: mister, non c’è una lira, ci aiuti? In quel caso vengo ad allenare anche gratis. I tifosi sono diventati amici, come faccio a dire di no?
(Giuseppe Ingrosso)
Fonte: Fol
