Intervista Fol – Maccarone: “Un giorno tornerò al Siena, ne sono convinto”

“La Robur sta facendo un grande campionato con un grande allenatore, domina quasi tutte le partite. Anche il supporto del tifo dà una spinta importante. Vedere il Siena in questa categoria fa male a tutti, così come fa male vedere le condizioni dello stadio. È sempre stato uno dei campi più belli di Serie A. Ci vorrà tempo e pazienza, anche se ne avete avuta già tanta in questi ultimi anni”. È uno dei pochi passaggi sull’attualità di Massimo Maccarone, uno dei più grandi e più forti giocatori passati in bianconero (da tre anni e mezzo allenatore), nell’intervista rilasciata a “Al Club con la Robur”, ieri sera dalla sede dei Fedelissimi, in una puntata sponsorizzata dall’avvocato e storico tifoso Massimo Carignani.

L’allenatore – “È una figura diversa da quella del giocatore. Ha molte più responsabilità. Mi piace tanto, mi piace studiare e confrontarmi con i colleghi. Ho avuto la fortuna di avere allenatori che mi hanno lasciato tanto. Da Beretta a Baldini, da Sarri a Giampaolo. Beretta lo reputo anche un amico, è stato mio docente al corso, lo sento spesso e mi dà consigli. Sono diventato giocatore di Serie A partendo dal basso, con spirito di sacrificio. Da allenatore voglio fare lo stesso percorso, con le mie forze e le mie capacità. Questo è il mio sogno”.

Allenare il Siena, un giorno – “Ci sarà un qualcosa che ci farà rincontrare. Ne sono convinto, è una cosa che mi sento e mi riempirebbe di orgoglio. Da allenatore sono un gran rompiscatole, pretendo tanto, dall’organizzazione fino alla scelta dei campi, ma so anche adattarmi. Se venissi a Siena vorrei fare grandi cose e portare grande entusiasmo”.

L’ultimo anno al Siena – “Mi sentivo più responsabilità addosso, l’annata stava andando male e volevo fare di tutto per rimanere in A. Tutti gli anni avevo la possibilità di andare via ma ho sempre scelto di rimanere perché stavo veramente bene a Siena. Ci sarei rimasto per sempre. Avessi voluto andarmene, lo avrei fatto prima. Lasciai per altre dinamiche, c’era bisogno di fare cassa. Quel periodo mi ha dato fastidio, tante cose sono trapelate in modo diverso. Cammino sempre a testa alta perché so quello che ho fatto”.

Empoli – “A Empoli ho fatto quasi otto anni e 101 gol, non ho ricevuto neanche una chiamata o un messaggio. Tornai che era in B, stava retrocedendo, era indebitata e avrebbe perso il settore giovanile, un patrimonio importante. Ci siamo salvati ai playout (e poi c’è stata la risalita in A, ndr). Sono passati da “siamo riconoscenti per tutta la vita” a “non servi più e tanti saluti”. L’essere troppo amati dalla gente può dare fastidio”.

Il gol al Siena con la Carrarese – “Stavo male. Ho pensato in quel momento di smettere, e infatti poco dopo… è sempre stato difficile giocare a Siena da avversario, anche con l’Empoli. Sei un professionista, devi dare il 100% ma siamo umani come tutti. Quando ho calciato ho quasi sperato che andasse fuori. E invece è andata all’incrocio. Poi poco dopo ho avuto un risentimento, potevo continuare ma ho preferito uscire dal campo. E l’applauso dello stadio è stato emozionantissimo”.

Siena sfiorata – “Nel 2018 potevo restare in Australia ma sono tornato. Baldini mi ha insegnato tanto, mi sentivo in dovere di dargli una mano a Carrara. Non ci sono riuscito da giocatore, perché avevo 39 anni e mi sono dovuto adattare a una categoria che non facevo da 20 anni, gli ho dato di più fuori che in campo. Potevo venire qua con Mignani, ma nonostante l’amore che ho per Siena ho scelto Carrara perché avevo dato parola al mister”. (Giuseppe Ingrosso)

Fonte: Fol