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Intervista Fol – Hagbe: “Preso in giro per la numero 10. Non ripeterò più l’errore di Terranuova”

“Durante la settimana, visti i vari acciacchi, il mister mi aveva provato nell’undici titolare. Alla rifinitura ero ancora con la casacca e ho pensato che fosse arrivato il momento giusto. La numero 10? Fa ridere come l’ho scoperto. Nel prepartita Magrini ha proiettato la formazione ed è apparso “Hagbe 10”; tutti i compagni si sono messi a ridere e a fare battute del tipo ‘dopo questa posso smettere’. Avevo le farfalle nello stomaco, ma sono fortunato di avere compagni che ti facilitano il compito”. Alfred Hagbe racconta a “Al Club con la Robur”, trasmissione di scena tutti i martedì sera al Siena Club Fedelissimi, il suo esordio da titolare nella partita di sabato scorso. “Ho affrontato tante volte il Mazzola, sin dai tempi dello Staggia prendevamo imbarcate clamorose – prosegue – c’erano tanti ragazzi che conoscevo, è stato un confronto contro il passato”.

Nassi – “La mia entrata è stata dura ma sulla palla, lui non mi ha visto perché aveva inizialmente l’arbitro davanti. È rimasto a terra e non sembrava nulla di che, poi a un certo punto è svenuto. Mi sono spaventato e mi sono sentito in colpa. Gli ho chiesto scusa, so che si è già ripreso”.

Il rosso a Terranuova – “Un gesto eclatante, davanti a tutti, pessimo. Non mi giustifico, non vanno fatte queste cose. I grandi campioni prendono insulti e sputi e non muovono un dito. Era una partita tesa, gli avversari ci stavano provocando con offese molto brutte. Il modo in cui mi ha fatto fallo Taflaj mi ha innervosito ed è stato un gesto istintivo. Non lo ripeterò più. Quando ho letto delle tre giornate di squalifica è stata dura, ma è un errore che andava pagato. Ho saltato tre giornate in cui avrei potuto giocare o comunque rendermi utile”.

Convinzioni – “Sto iniziando a prendere fiducia, vorrei portare di più la palla, essere più propositivo nella parte offensiva del campo. Anche perché sono bravo nell’uno contro uno, essendo molto rapido nello stretto riesco a saltare spesso l’uomo. Non sono molto freddo e preciso; negli allenamenti tendo a calciare forte di collo e il mister mi dice che la potenza non è tutto. Trequartista o mediano? Trequartista”.

Carriera – “Ho iniziato a giocare a cinque anni perché mia mamma non ne poteva più di avermi in casa. Ho cominciato a Staggia, il mio paese, fino agli Esordienti. L’ultima stagione la conclusi con 26 gol, giocavo trequartista col 10 sulle spalle”.

La Robur – “Ricordo ancora il giorno del provino: 25 giugno 2018. Avevo tantissima pressione. C’era chi aveva fatto provini all’Empoli, all’Inter. Io ero minuscolo, la maglietta l’ho dovuta piegare più volte, però mi feci valere. E ad agosto iniziò l’avventura in bianconero”.

I vari allenatori – “Ho iniziato con Pericoli nell’Under 14, poi Argilli nell’Under 15 e Voria nell’Under 17, sotto età come Morosi. A gennaio sono sceso nell’Under 16 di Signorini appena creata. Prima del Covid e del fallimento. C’era chi andò al Genoa, al Monza, alla Fiorentina, e io rimasi senza squadra, spaesato. Scelsi di rimanere col Siena”.

Serie D – “L’anno più importante. Con Argilli ci siamo allenati tantissimo a livello individuale. Poi arrivò la chiamata di Gilardino, ed ero incredulo. A casa ho la sua maglia del Mondiale e non sono riuscito a farmela autografare. Fu un anno tremendo, i grandi andavano a mille e io non ero pronto. Molte volte mi nascondevo, mi chiamavano Scat-man perché scappavo dalla palla”.

Primavera – “L’anno dopo fummo ripescati e giocai in Primavera 4, con Voria. Andò male, però si è avverato uno dei miei sogni: giocare alla Viareggio Cup. Finito l’anno fui aggregato in prima squadra, con Padalino. Poi ancora Primavera e la convocazione in prima squadra, col numero 51 di Taddei. E ora sono qua”. (Giuseppe Ingrosso)

Fonte: Fol