Mister Magrini lo ha ribattezzato Onana, “perché mi piace giocare con i piedi, anche al Ticino mi chiamavano così”, ma il suo idolo è Neuer, “coraggioso nelle uscite, riesce a parare anche col corpo”. È il sorriso, la prima cosa che viene in mente di Adama Gueye. Arrivato in ritardo, tesserato a fine ottobre, tirato in ballo più volte quando ancora c’era il grattacapo del 2004, poi risolto dalla crescita di Morosi e Hagbe, Gueye in questi mesi ha migliorato la lingua (lui che è francofono ed è in Italia da neanche due anni), si è saputo inserire nel gruppo. E adesso accarezza l’idea dell’esordio in bianconero. Succederà, molto probabilmente, già al rientro dalla sosta, con l’Audax Rufina. “In settimana il mister mi ha chiesto se sono pronto. Gli ho risposto di sì, mi sento prontissimo. C’è meno pressione, avendo già vinto il campionato, però non dobbiamo perdere l’imbattibilità”, racconta al Fedelissimo Online l’unico tesserato del gruppo ad osservare le prescrizioni del Ramadan: niente cibo o bevande durante il giorno. “Devo rispettare la mia religione, ma il lavoro in campo è lo stesso. E comunque in questo periodo mi sento meglio. Più leggero, più rilassato. Nelle partitelle urlo, mi muovo di più, tanto che i compagni mi hanno detto: ma allora non lo stai facendo il Ramadan!”.
Nato a Ndande, in Senegal, nel 2004, Gueye inizia a giocare a pallone da piccolo, da “autodidatta”. A 12 anni entra in una scuola calcio, a 15 approda in un centro di formazione spagnolo, sempre nel suo Paese. Poi la B senegalese, prima della partenza per l’Italia, dove da tanti anni vive suo padre, a Bergamo. È il 2022: la prima squadra è la Correggese, dove conosce Cavallari. Poi Roma City, seguita dall’Rg Ticino, fra Piemonte e Lombardia, dove vince l’Eccellenza stando in tribuna, per problemi burocratici. E alla fine, la Robur. “Sono innamorato di questa città. Al Ticino andavo all’allenamento e tornavo a casa, stop. Qui abbiamo un bel gruppo, parliamo, mi trovo benissimo con i tifosi”, dice Gueye, con un italiano ancora da perfezionare ma che tradisce la gorgia toscana, con quella “c” aspirata figlia dei mesi passati sulle lastre. “Anche Gigi Conte me l’ha detto: parli come un toscano!”. Forse, sarà perché ha legato più di tutti con un senese. “Masini, una bella persona. Mi chiama spesso, mi tratta come un fratello”. Parole dolci anche per Andrea Levorato, con cui condivide l’alloggio. “Mi porta sempre all’allenamento, anche lui è una bravissima persona”. Gueye ha appreso tanto da Giusti e Pascolini (“mai lavorato così bene”) e non vede l’ora di esordire in bianconero, in attesa della chiusura del Ramadan, il 9 aprile, e del campionato, il 28. Poi sarà l’occasione per rivedere i suoi cari. “A fine stagione tornerò un mese in Senegal. Mamma la sento spesso al telefono, mi manca moltissimo”. (Giuseppe Ingrosso)
Fonte: Fol
