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Intervista Fol – Guerri: “Stagione perfetta. Questa squadra ha avuto tanti leader e nessuna testa calda”

“Forse arriverà il giorno in cui riderò. Sono sofferente di mio, anche da calciatore avevo quest’attitudine al sacrificio e al lavoro quotidiano. Ognuno, questo ruolo, lo interpreta come vuole; c’è chi vuole apparire e non c’è nulla di male. Per quanto mi riguarda i protagonisti sono i calciatori. Mi è sempre piaciuto creare qualcosa e vedere come è venuto, apparecchiare per una festa e stare a guardarla mentre gli altri si divertono”. Così Simone Guerri, direttore sportivo del Siena, all’ultima puntata di “Al Club con la Robur”, la trasmissione del Siena Club Fedelissimi. Di seguito un riassunto delle sue dichiarazioni:

L’inizio – “La prima chiamata è stata di Simone Farina. Ho rivissuto i discorsi del Siena che doveva essere ripescato in B e sinceramente non gli detti importanza. Non mi misi con la testa a pensare alla costruzione della squadra. Dopo qualche giorno, mi richiama: partiamo domani. Ma come?, rispondo io. Ci fu la prima litigata col Comitato di Firenze, chiesi una settimana in più non perché non avevamo i giocatori, ma perché non avevamo le magliette. Sono stati fondamentali Nermin Hodza, mandato a Parma a prendere palloni, casacche e cinesini, e poi il mister, i dottori, i fisioterapisti. E la mossa intelligente di indicare Chianciano come base. Quando un gruppo nasce nelle difficoltà e poi ne viene fuori, si crea un legame fortissimo. I giocatori hanno accettato tante cose. In dieci hanno dormito un mese in un convitto, una volta il cane di un pellegrino ha abbaiato tutta la notte e sono arrivati al campo intontiti. La cosa bella che ho visto è che hanno messo sempre la squadra prima dell’io”.

Il mercato – “Non ricordo di quanti giocatori ho trattato. Procuratori e osservatori chiamavano tutti il Siena e la Reggina. Nella testa dicevo: ok, creiamo un’ossatura, poi qualcosa andrà fatta. La preoccupazione più grande era il discorso atletico. Il mio ragionamento era di arrivare a dicembre, all’apertura del mercato, a tiro delle prime in classifica, per poi andare ad aggiustare qualcosa”.

La stagione – “È stato tutto perfetto, una stagione carica di significati con il primo e l’ultimo gol di un senese, Masini. Tutto è girato per il verso giusto, sono cose irripetibili ed è stato bello viverle. Le ultime cinque le abbiamo vinte nonostante i festeggiamenti. Quando ci siamo salutati lunedì i ragazzi hanno detto al mister scherzando: vedi, se ci fossimo allenati meno nel corso del campionato avremmo vinto di più!”

Magrini – “Apre sempre il campo, arriva prima del magazziniere. È un grande lavoratore. Prima del Foiano ha detto: ragazzi, se perdiamo domenica non confermo nessuno. Ha creato una mentalità vincente, ha una grande cultura del lavoro”.

Vice di Magrini – “Qualche idea ce l’ho, ma quel ruolo preferisco lo scelga il mister. Ha avuto più secondi in carriera, me lo indicherà lui. Se va bene all’allenatore, va bene anche a me. È un ruolo particolare, delicato. Gill è entrato in punta di piedi, ha saputo conquistare la fiducia del mister”.

Farina – “Lo conoscevo da quando andai a giocare al Gubbio, aveva appena denunciato lo scandalo del calcioscommesse e, dopo aver ricevuto un’offerta dall’Aston Villa, doveva scegliere se smettere di giocare. Gli dissi: hai 31 anni, tre bambini, un gran contratto davanti con la prospettiva di fare un percorso importante. Gli consigliai insomma di andare. Poi l’ho rincrociato nel corso da direttore sportivo”.

Nessuna testa calda – “Non c’erano teste calde quest’anno, è un pensiero che mi era venuto a dicembre. In un gruppo di bravi ragazzi forse la caratteristica che ci poteva mancare era quella: un giocatore di impeto agonistico, una mezz’ala di rottura o un difensore cattivo. Non l’abbiamo avuta, ma questo gruppo ha avuto tanti leader”.

Ex compagni – “Marotta è una testa matta, ma in senso positivo. Quando c’era un risultato negativo si assumeva le responsabilità. Diceva: è colpa mia, ho sbagliato io, tranquilli che si riparte. Romagnoli quest’anno l’ho cercato ma era impegnato con un’altra società. La forza di quel Siena era chi era in panchina, su tutti io e Panariello, ragazzo di serietà incredibile. Ti permette di alzare il livello degli allenamenti. L’anno successivo era una squadra più importante ma ci mancava qualcosa in panchina. Quest’anno mi sono rivisto in Agostinone, avere una persona che ha fatto 400 partite che si comporta in modo eccezionale è un esempio gli altri. Il prossimo anno, in un ottica di over, guarderò l’aspetto morale, il senso di responsabilità. Ho citato Agostinone ma cito anche Ricciardo. L’ultima partita si è avvicinato al mister e gli ha detto: non farmi entrare, fai entrare un ragazzino”.

L’inizio da dirigente – “A Siena ho avuto la possibilità di toccare con mano le situazioni da ds, a Badesse l’ho testato in prima persona in un ambiente più familiare. Se mi vedo ds anche in futuro? Di base sì, però negli anni ho toccato altri ambiti. È successo anche quest’anno, partendo da zero tocchi anche aspetti gestionali, di marketing. Ringrazio Simone Farina in primis, collante con potere decisionale, e poi Luigi Conte, che non lo so definire perché ha fatto qualunque ruolo, e Andrea Levorato si è dato un sacco da fare. Ma per fare bene, una squadra, oltre a crescere in strutture, deve crescere anche in organizzazione interna. Se le competenze non vengono mischiate è un vantaggio per tutti. Due-tre figure in questo senso ci vorranno. Penso anche al segretario del settore giovanile e a un commercialista. In questo momento abbiamo un consulente del lavoro di Roma e una vicinanza sarebbe migliore”. (Giuseppe Ingrosso)

Fonte: Fol