Grande ospite della 26ª puntata di Al Club con la Robur andata in onda martedì, l’ex numero uno bianconero Andrea Giusti, oggi al Montevarchi e prossimo avversario del Siena domenica al Franchi. Per lui due stagioni in bianconero, nelle quali ha collezionato 50 presenze tra Eccellenza e Serie D, impreziosite dalla vittoria del campionato nel suo primo anno. Di seguito i passaggi più interessanti del suo quarto ritorno da protagonista al Club.
La gara d’andata col Siena – “Fino a quella partita non stavamo andando benissimo, anche se ci ha dato una spinta soprattutto a livello emotivo. Il nostro campionato è stato diviso in due fasi: nelle prime dieci partite, tra diverse assenze e una squadra completamente nuova che doveva ancora trovare identità e amalgama, abbiamo fatto fatica. Dalla seconda metà del girone d’andata in poi, invece, abbiamo intrapreso una buona rincorsa. Siamo una squadra giovanissima, costruita senza un budget altissimo e nonostante questo, proprio dalla partita d’andata col Siena, siamo ripartiti: nelle ultime 18 abbiamo perso solo con il Grosseto, facendo davvero un ottimo percorso”.
Il momento positivo dei bianconeri – “Il Siena sta andando forte, questo è quello che si percepisce anche da fuori. Già all’andata, però, avevamo visto che nei singoli c’era tanta qualità. Probabilmente prima il sistema di gioco si basava su un’identità molto marcata, che permetteva a chi difendeva di sapere esattamente cosa fare e come limitare le loro offensive. Adesso invece segnano a tutti ed è evidente che siano in grande forma: il Siena di Voria sta andando davvero forte”.
Domenica scorsa il derby col Terranuova – “È stata una partita sentita, con una bella cornice di pubblico. Il pareggio è giusto, è stata una gara maschia con tantissimi duelli. Eravamo andati in vantaggio, poi per un nostro errore in uscita abbiamo subito gol e da lì la partita è un po’ calata di intensità. Ho ritrovato Pippo Boccardi, ci siamo abbracciati, anche perché fortunatamente non mi ha segnato (ride, ndr)”.
Una colonna del Montevarchi – “Il mio percorso all’Aquila è diviso in due parti. La prima è durata tre anni, con un campionato di Serie D importantissimo culminato con la vittoria, in una squadra forte. Poi sono rimasto altri due anni in Lega Pro, terminati purtroppo con la retrocessione. Nell’ultimo anno non siamo andati bene e siamo tornati in D. Questa è la mia seconda parentesi, da capitano, quindi con una responsabilità in più. Sto bene perché Montevarchi è un ambiente tranquillo all’interno, ma ambizioso all’esterno: è una società storica che ha fatto la Serie C. Oggi posso dire che abbiamo disputato un buon campionato, ma credo che Montevarchi meriti qualcosa in più che lottare per la salvezza. Spero che nel tempo si possa tornare a competere per traguardi più importanti”.
Cosa serve per vincere la D – “L’ho vinta una volta e posso dirti che avevamo un gruppo fantastico, oltre a giocatori forti. La verità è che le partite le risolvono quelli di qualità, ma nei campionati dilettantistici la base è il gruppo e la capacità di correre più degli altri. Poi ci sono tante altre componenti, ma queste dette sono fondamentali. Venendo un po’ ai nomi di quella squadra avevamo il capocannoniere Yallow, oggi alla Vis Pesaro, poi Diego Frugoli, Yusuf Cela, Biagi, Amatucci, Martinelli, Tozzuolo… tanti ragazzi che allora erano giovani e in rampa di lancio, ma che col tempo hanno dimostrato il loro valore. Fondamentale è stato anche l’allenatore, Roberto Malotti: un tecnico carismatico, per me molto forte. Un personaggio vero, uno tosto”.
La vittoria dell’eccellenza a Siena – “Ha lo stesso sapore, perché vincere non è mai scontato, nemmeno in Eccellenza, anche con squadre forti. Basta vedere realtà come la Spal o il Taranto che non riescono a risalire. Alla base c’era un gruppo fantastico, unito, e giocatori di qualità che risolvevano le partite. Ma senza il gruppo non vai da nessuna parte”.
Il mio ruolo in campo – “Per me la parata è la ciliegina. Il portiere viene valutato soprattutto per il contorno: gestione, semplicità, sbagliare il meno possibile, fare sempre la scelta tecnica giusta. Poi ci sono le piccole cose: guidare la difesa, parlare con i compagni, gestire uscite e momenti. Le parate portano punti, è vero, ma tutto il resto fa la differenza”.
Il portiere che mi ha colpito di più quest’anno – “Secondo me ha fatto benissimo Pagnini del Terranuova, lo conosco da quando era bambino, essendo delle mie zone. Poi mi sono piaciuti Marcu del Grosseto e Michielan del Siena. Aggiungo Lagomarsini del Seravezza, un portiere importante per la categoria. Sicuramente qualcuno mi sfugge, ma questi sono quelli che mi vengono subito in mente”.
Il ritorno al Franchi – “Sarà sicuramente una partita speciale per me, torno in uno stadio a cui sono legato. Siena è una città dove sono stato bene, così come la società, dove ho anche vinto. Per me sarà una gara sentita. Ci saranno tutti gli stimoli possibili: giocare in uno stadio che ha fatto la Serie A dà motivazioni importanti, soprattutto per una squadra giovane come la nostra. Mi aspetto una partita bella, aperta, tra due squadre che giocano a viso aperto, quindi credo sarà divertente”.
L’ipotetica esultanza – “Se segno esulto. Posso dire il contrario, ma nel momento farei otto giri di campo. Spero non succeda, perché vorrebbe dire aver preso gol. Preferisco uno 0-0 a un 1-1, così nessuno segna. Lo 0-0 sarebbe il quindicesimo clean sheet della stagione, quindi un risultato importante”.
Il gol nel torneo dei rioni – “In partite ufficiali no, però ho un aneddoto. Anche da noi si gioca il torneo dei rioni, calcio a 11. Era un quarto di finale, una decina di anni fa. Si era sullo 0-0 e dovevamo vincere per passare. Su un calcio d’angolo sono salito, avevo 18-19 anni, c’è stata una deviazione e l’ho spizzata di testa segnando. Un’emozione forte, perché queste partite sono sempre sentite. Quando vedo un portiere segnare sono felicissimo per lui. Tra l’altro è successo al portiere del Terranuova quest’anno: sono cose rare, ma bellissime per chi gioca in quel ruolo”.
Gill Voria – “Si merita tutto quello che sta facendo. È una persona d’oro, vera, di cuore. Ci siamo sentiti quando ha ricevuto l’incarico e gli ho fatto i complimenti. Domenica lo abbraccerò perché ho grande stima di lui. Si merita questo momento. Spero solo che inciampi in una giornata no, anche perché non ha mai perso”.
(Boscagli Niccolò)
Fonte: Fol
