“È una decisione che non fa piacere anche a noi, perché se giochi in uno stadio come quello di Livorno senza tifosi, ti manca quella spinta in più. È un peccato, non sono tante le partite di cartello in Serie D. Ci metteremo qualcosa in più per rendere giustizia, almeno in campo, ai nostri tifosi”. Così Niccolò Giannetti commenta l’esclusione dei supporter senesi dal derby di domenica prossima. L’attaccante bianconero aveva saltato la partita d’andata per infortunio e “mi è dispiaciuto molto non poter dare il mio contributo”, spiega a “Al Club con la Robur”, la trasmissione del martedì dei Fedelissimi. “Dovremo essere bravi a lavorare sui loro pochi punti deboli, a tenere soprattutto a livello mentale all’inizio, perché partiranno forte, caricati dall’ambiente. Dobbiamo tenere viva la partita, a quel punto possiamo fargli male – dice Giannetti – un gol mio? Lo desidero, spero di regalare questa gioia a tutti i tifosi, a me in primis, perché sarebbe importante”.
Orvietana – “Abbiamo fatto un discreto primo tempo, entrando con la mentalità giusta. Abbiamo avuto pazienza e la dimostrazione è stata l’azione del gol dell’1-0, che è venuta dopo un discreto possesso palla, mi sembra addirittura 18-20 passaggi consecutivi. Eravamo entrati bene anche nel secondo tempo, però dopo l’occasione che ho avuto io di testa ci siamo inconsciamente rilassati o comunque abbiamo cercato di aspettare l’avversario per poi fargli male in ripartenza e lì purtroppo ci siamo abbassati troppo e non siamo poi riusciti a mettere in pratica quello che c’eravamo mentalmente prefissati. Ne è scaturito questo pareggio, che comunque alla fine è stato quasi un punto guadagnato in virtù dei risultati delle altre nostre dirette concorrenti”.
La stagione personale – “Finora non è stata un’annata positiva sotto l’aspetto realizzativo. Sono il primo a non essere soddisfatto. Ci sono più fattori che incidono, però è una cosa a cui devo lavorare. Non cerco alibi, non cerco scuse, non è colpa della sfortuna. C’è solo da lavorare. Ci sono annate in cui magari ti sbatte la palla addosso e fai doppietta, altri in cui cerchi il gol in tutti i modi ma non arriva. Cerco di non abbattermi, di non buttarmi giù, anzi inizio la settimana sempre con piglio propositivo”.
La squadra – “Siamo una squadra solida dietro, non costruita per creare tante palle gol. È un’impronta su cui abbiamo lavorato, ma lo dimostra il fatto che anche noi attaccanti ci sacrifichiamo molto anche in fase difensiva”.
I due gol – “A Figline è stata una giornata bellissima, perfetta, perché aveva segnato prima Masini e il mio è stato un gol decisivo. Dovremmo rifarlo più spesso. A Ostia sono andato sul dischetto volendo calciare centrale il rigore della sicurezza, mi si è alzata troppo e ho preso la traversa. Mi sono fatto trovare pronto nel secondo tempo”.
Inizio carriera – “Ho iniziato appena potevo, a 5-6 anni, nel Mazzola. Sono passato al Siena quando è stato promosso in A e ha dovuto fare il settore giovanile obbligatorio. Mi ricordo un provino a Uopini con tantissimi ragazzi di Siena. Uno dei momenti più belli? La finale scudetto col Palermo. Purtroppo la perdemmo, però mi ricordo che fu una grande annata, con Marco Baroni allenatore e una discreta squadra. Dopo la Primavera andai alla Juve con un scambio di prestiti: io, Buchel e Spinazzola andammo a Torino, percorso inverso per Marrone e Immobile che conoscevano Antonio Conte. Ebbi la fortuna di esordire in A e in Europa League”.
I sei mesi nell’Ac Siena – “Un periodo incredibile che mi ha lanciato nel calcio vero. Senza penalizzazione ce la saremmo giocata con Palermo e Empoli per la promozione diretta. Le voci di un possibile crack iniziarono verso novembre-dicembre. Ero in scadenza, decisi di prolungare in modo che la società potesse vendermi, sperando così di salvare la stagione. Averlo saputo che sarebbe andata in quel modo… sarei rimasto. Anche perché c’era la percezione che l’unico modo per salvare il Siena fosse essere promossi in Serie A”.
Cagliari – “Ho conosciuto un’isola meravigliosa. Non nego che quando sono partito avevo emozioni contrastanti. Ero contento perché avevo fatto uno step di carriera importante, però allo stesso tempo andavo in un’isola, allontanandomi ancora di più da Siena che già è collegata male quasi dappertutto. Però sono stati tre anni bellissimi, soprattutto il primo dove abbiamo vinto il campionato in Serie B. In A ho giocato con Borriello, Bruno Alves, Isla, giocatori con un’esperienza internazionale”.
Sliding door – “La prima in A col Cagliari stavamo vincendo 1-0 a Genova, subentrai e presi un palo, sul ribaltamento di fronte subimmo l’1-1 e poi perdemmo 3-1. Poteva essere il 2-0, poteva arrivare la vittoria… Non so se sarebbe stato uno spartiacque quel gol, però sicuramente mi avrebbe dato un’iniezione di fiducia grossa”.
L’infortunio a Carrara – “La pagina più brutta della mia carriera. Eravamo ad Ancona, ero entrato ad un quarto d’ora dalla fine. Nel primo tempo c’era il sole che spaccava le pietre, quando stavo per entrare iniziò a piovere e in fretta e furia mi feci portare le scarpe con i tacchetti di ferro per non scivolare. Cambiate le scarpe, quindi con la coscienza pulita, entro e alla prima palla scivolo e mi rimane il piede incastrato sotto. Mi sono rotto perone, malleolo… una pagina brutta che però penso di aver affrontato bene. Mi è servito per spostare il focus sulle cose importanti. Prima magari il fastidio, il dolorino, lo vivevo male. Da lì ho detto basta: le affronto in maniera diversa, come devono essere affrontate. Ho iniziato a dare la priorità ad altre cose, a non abbattermi se l’allenamento mi veniva male, oppure non era una settimana in cui ero tanto in forma. Mi sono goduto molto di più i momenti nello spogliatoio”.
La promozione in B con la Carrarese – “Fu assolutamente inaspettata, anche perché i programmi non erano quelli d’inizio stagione. Però ci eravamo resi conto fin da subito di avere una squadra forte per la categoria. Partimmo con Dal Canto, che venne esonerato anche se eravamo quarti in classifica e non stavamo andando malissimo. Mister Calabro ci ha fatto fare un salto di qualità a livello mentale, soprattutto perché è una persona molto decisa, molto dura, un allenatore di carattere. Da lì la squadra è cambiata fino a vincere i playoff”.
Il gol contro il Siena, sempre con la Carrarese – “Venivo da un infortunio lungo al polpaccio, ero stato fermo un mese e mezzo e non volevo forzare i tempi di rientro. Però l’allenatore aveva bisogno e giocai una mezz’oretta. Segnai e fu una sensazione particolare”.
Il ritorno al Siena – “Alla fine fu una trattativa abbastanza veloce. Quando firmai, prima dell’ora di pranzo, il direttore mi disse che l’allenamento era nel pomeriggio. Decisi di non dir niente a Masini. Mi chiamò e gli dissi: Bernardo, ancora niente, se ne riparlerà. Mi sono fatto trovare nello spogliatoio per fargli una sorpresa”.
Classifica – “Il Livorno ha un grande vantaggio e una rosa talmente profonda da poter amministrarlo tranquillamente. Noi siamo chiamati a fare del nostro meglio, a raggiungere la migliore posizione possibile in ottica playoff e poi cercare di vincerli”.
Futuro – “L’obiettivo è chiudere qui al Siena, chiaramente non dipende solo dalla mia volontà. Sono arrivato con una proprietà e il passaggio societario ha cambiato leggermente i piani. Per noi è stato un fulmine a ciel sereno, avevamo avuto rassicurazioni da Giacomini. Invece, da un giorno all’altro, c’è stato il cambio di proprietà. Però riscontro una mentalità positiva, una grande voglia di fare del nuovo gruppo svedese. Secondo me potrebbe essere una cosa importante quella di ragionare a lungo termine e dare la priorità alla stabilità, quella che poi negli ultimi anni è mancata a Siena”.
Futuro post-calciatore – “Mi piacerebbe rimanere nel mondo del calcio. Potrei prendere il tesserino per allenare, anche se mi piacerebbe più un ruolo dirigenziale, magari un consulente di mercato, e andare a vedere giovani”. (Giuseppe Ingrosso)
Fonte: Fol
