Martedì sera, nel corso della 21ª puntata di “Al Club con la Robur”, è intervenuto telefonicamente l’ex tuttofare bianconero Guillermo Giacomazzi per salutare Siena e il suo ex allenatore Mario Beretta. Per il centrocampista uruguaiano, oggi membro dello staff di Daniele De Rossi al Genoa, una sola stagione con la maglia della Robur – l’ultima del Siena in Serie B (2013/14) – ma sufficiente per lasciare il segno: 42 presenze e 5 gol, tra cui il momentaneo pareggio a Firenze nei quarti di Coppa Italia. Numeri che, uniti alla sua garra e alla grande professionalità, hanno contribuito a lasciare un ricordo molto positivo in tutta la tifoseria senese.
Beretta su Giacomazzi – “Guillermo era un giocatore straordinario. Nasceva centrocampista, molto bravo negli inserimenti, fortissimo nel gioco aereo, con un tempo pazzesco nell’attacco della porta, dell’area e nel colpo di testa, però dotato anche di tecnica raffinata, grande intelligenza tattica e di una garra unica da buon uruguagio. Aveva tutte le caratteristiche. Tant’è vero che poi ha giocato anche da difensore centrale a 4, difensore centrale a 3 e trequartista. A Pescara lo feci partire da falso 9: era davvero un giocatore pazzesco e clamorosamente versatile. E non è che nell’intervista alla Gazzetta dello Sport abbia detto fosse il più intelligente di quelli del Siena, ma sicuramente il più intelligente tra i giocatori che ho avuto”.
La risposta al mister – “Sto seguendo la vostra puntata e sentire queste cose, vedendo i grandissimi calciatori passati per Siena e i risultati ottenuti in Serie A, fa sicuramente piacere: vuol dire che qualcosa di buono hai fatto in mezzo al campo. In più, sentirlo dire da Mario Beretta, allenatore ma soprattutto persona, che è una delle migliori che ho incontrato nel mondo del calcio, è ancora più bello. A lui sono rimasto legatissimo, così come a Mignani e Canzi, che facevano parte del suo staff: persone eccezionali. Purtroppo, mi sono trovato a Siena in un’annata molto complicata, anche se fantastica dal punto di vista umano, con un gruppo eccezionale. Sono rimasto davvero molto male per non aver potuto continuare in quella città. Ero già un po’ grandicello per fare il calciatore, ma i miei figli andarono via piangendo da Siena. Sono rimasto legatissimo a tutto, a partire dalle persone che ho incontrato in quella stagione, nonostante sia rimasto soltanto un anno. E Mario è assolutamente il numero uno di quel gruppo”.
L’anno alla Robur (stagione 2013/14) – “Di quella stagione ho ricordi bellissimi. Era una squadra forte per la categoria, con tanta qualità: c’era Rosina, c’era Vergassola, un centrocampo di gamba e calciatori forti. Tra i giovani c’era Spinazzola che per me è un campione, un calciatore stratosferico. Insomma, eravamo una squadra di qualità, allenata da un grande allenatore e con uno staff molto valido, purtroppo però in una situazione societaria non felicissima. Siena è una città fantastica, ma in quel momento la società era in difficoltà. Il gruppo però riuscì a compattarsi, a creare una corazza e a concentrarsi soltanto sulla parte sportiva. Non era semplice perché mancavano certe cose, ma mi sono divertito tantissimo. Stavamo bene insieme, ci allenavamo a mille ed eravamo tutti sul pezzo. Il mister si arrabbiava, ma era anche bello perché ti faceva sentire vivo all’interno di un gruppo sano e unito. Adesso faccio parte di uno staff e ricreare quell’ambiente non è semplice. Però è quello a cui deve puntare ogni allenatore se vuole ottenere il massimo dai suoi giocatori. Ed è proprio quello che riuscì a creare Mario (Beretta, ndr), in una situazione davvero difficile”.
L’espulsione in Siena Lecce – “Credo fosse l’ anno prima di venire a Siena. Purtroppo, ogni tanto mi si tappava la vena”.
Il rapporto con gli ex compagni e il video sulle note di “Happy” – “Fu un’invenzione di Simone Farelli che, a un certo punto, disse di fare questa cosa e la mise in piedi lui. Fece davvero qualcosa di meraviglioso. Di recente siamo stati a Roma insieme per lavoro ed abbiamo riparlato anche di quei momenti. Siamo rimasti molto legati, come con tanti altri ragazzi. Abbiamo ancora il gruppo dei calciatori del Siena e ogni tanto, quando esce qualche notizia su qualcuno di noi, ci scriviamo e ci raccontiamo un po’ cosa stiamo facendo. Vedo ad esempio Simo (Farelli, ndr) quando fa risultato oppure seguo il capitano (Vergassola, ndr) che lavora con Mignani. È un modo per seguirci un po’. C’è chi fa l’allenatore, chi il collaboratore, chi il secondo: gran parte dei ragazzi continua a lavorare nel calcio. Per quanto riguarda, invece, la scena finale del video… purtroppo sapevo fare anche le figure di m…, come si dice (ride, ndr.)”.
Fiorentina Siena 2-1 (Quarti di finale di Coppa Italia) – “Fu un gran peccato. Era una partita che eravamo stati bravi a tenere in piedi. La Fiorentina era una squadra molto forte, con calciatori importanti e di qualità come Ilicic. Ricordo bene quella partita e l’ho rosicata tantissimo. Il secondo gol arrivò per un’incomprensione. Ci tenevamo molto perché c’era una quantità incredibile di gente di Siena allo stadio. Quando vivi a Siena capisci quanto sia sentita la rivalità con la Fiorentina. Dopo quel percorso, in cui avevamo battuto diverse squadre di Serie A, volevamo provarci fino in fondo. Eravamo comunque una squadra di Serie B e alla fine è andata così. Resta comunque il ricordo di una partita e di un cammino bellissimi”.
Presente e futuro – “Personalmente mi sento molto a mio agio in questa veste di collaboratore di Daniele (De Rossi, ndr), perché c’è un legame che va oltre il lavoro. Per me è molto importante quando si crea un gruppo umano con questo feeling anche dal punto di vista personale. Mi piace lavorare con Dani e mi piace il gruppo che si è creato. Onestamente non sto pensando a un futuro da solo, mi godo il momento e questa esperienza. Per quanto riguarda tornare a Siena, sì, vorrei sicuramente venire con mia moglie e i figli. Perché se venissi da solo credo che prenderei qualche legnata (ride, ndr). Vorremmo tornare tre o quattro giorni per rivedere la città e goderla un po’. I miei figli mancano da tempo e credo che Sebastian sia stato solo una volta, ma al volo”.
Le maglie incorniciate – “Nel mio studio ho incorniciato, oltre alla bandiera uruguaiana del 1951 regalata da Lello, le maglie del Peñarol, del Lecce e del Siena, che sono le tre a cui tengo nettamente di più”.
Boscagli Niccolò
Fonte: Fol
