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Al club con la Robur

Intervista Fol – Favalli “ Tornare a Siena è sempre speciale. A Pesaro un gol che porterò sempre con me”

Il protagonista della diciassettesima puntata di “Al Club con la Robur” è stato Alessandro Favalli, ex difensore bianconero, che ha ripercorso il proprio cammino con la maglia del Siena. Per il terzino, oggi in forza al Carpenedolo in Eccellenza, sessanta presenze in bianconero arricchite da due gol e cinque assist, numeri che gli hanno permesso di lasciare un ricordo più che positivo nei tifosi della Robur. Nel corso dell’intervista Favalli ha parlato anche del difficile periodo vissuto da svincolato dopo il fallimento, della scelta di ripartire dall’Eccellenza e del futuro tra calcio e studi. Di seguito i passaggi più significativi emersi nel corso della trasmissione.

Di nuovo a Siena – “Tornare a Siena fa un effetto bellissimo. Era da due anni e mezzo, quasi tre, che non venivo qui, da quando siamo stati svincolati e c’è stato il “patatrack”. È sempre un piacere tornare, perché riaffiorano tanti ricordi: quelli in campo, fuori dal campo con i compagni e soprattutto il rapporto con la gente e con i tifosi”.

Oggi in Eccellenza – “Sì, gioco ancora. Sono in una squadra di Eccellenza vicino a casa. Ho sempre fatto il terzino e continuo a farlo: le gambe vanno, il fisico regge, quindi finché posso resto in questo ruolo. È un calcio di sano divertimento, anche perché non ci sono regolamenti troppo rigidi. E questo, insieme ad altri fattori, incide parecchio”.

Carpenedolo – “Siamo nel girone C di Eccellenza, quello bresciano, con qualche squadra bergamasca e due del cremonese. Siamo quinti, in zona play-off. Mancano ancora diverse partite, cerchiamo di fare più punti possibile e poi vedremo dove arriveremo”.

La prima rete in bianconero con gli occhi al cielo – “La mattina, tramite mio fratello, seppi della scomparsa di mia nonna. È stata una botta fortissima, non me l’aspettavo. Eravamo in ritiro a Cattolica. Il mister Negro capì subito la situazione e mi diede la possibilità di tornare a casa, ma decisi di restare con la squadra perché era un momento difficile. Mi fece giocare anche se mentalmente non ero pronto. Quel gol è stato come spinto da qualcuno. Mi inginocchiai e il primo ad arrivare fu proprio il mister. È un ricordo che non dimenticherò mai”.

Il gol vittoria a Chiavari – “Una partita durissima contro una squadra di vertice. Eravamo sull’1-1 nei minuti finali. Dopo una punizione sentivo che quella palla sarebbe arrivata lì. È stato un bel gol, di istinto, di inserimento”.

Stagione ‘22/23 – “La squadra era partita fortissimo. Già dal ritiro si capiva che aveva grande potenziale. Non era stato dichiarato l’obiettivo promozione, ma si percepiva. L’allenatore (Pagliuca, ndr) era molto forte dal punto di vista tecnico e tattico, come dimostrato poi vincendo il campionato di Serie C. Purtroppo alcuni episodi portarono a una rottura nello spogliatoio e a difficoltà anche a livello societario. Mancava chiarezza”.

Il fallimento e la scelta di fermarsi – “È stata una mazzata. Non avevo intenzione di smettere. Con il tempo, una serie di eventi mi ha portato a fare questa scelta. Avevo parlato con mia moglie: avevamo un bambino piccolo e lei lavorava vicino casa. Cercavo una soluzione non troppo lontana. Ho ricevuto diverse chiamate, anche importanti, ma avevo fatto una scelta di vita. A trent’anni mi sentivo dire che ero “vecchio” per il ruolo. Questo mi ha colpito molto. La goccia finale è stata un’offerta che mi svalutava. A quel punto ho detto basta. Poi, a novembre del 23, ho trovato la soluzione cominciando il cammino in Eccellenza”.

Un momento buio – “È stato un periodo durissimo. Guardavo le partite dal divano e stavo male, vedevo ragazzi più giovani giocare nel mio ruolo. Poi ho iniziato ad accettare la situazione: ho una famiglia, un figlio e una bimba in arrivo. Se posso giocare vicino casa, va bene così. Mi dispiace non poter trasmettere la mia esperienza ai giovani nel professionismo, ma ora lo faccio in Eccellenza”.

Il percorso – “Il calcio mi ha dato tantissimo. Ho fatto quello che sognavo da bambino, per tredici anni. Ti insegna a vivere, a stare lontano da casa, a conoscere persone. Quello che resta di più sono i rapporti umani. Essere qui oggi, dopo tre anni, a parlare con voi significa che qualcosa ho lasciato: ed è il traguardo più bello”.

La laurea e il futuro – “Sto proseguendo gli studi in Scienze Motorie e Management dello Sport. Finché gioco vado avanti così, poi vedremo cosa mi riserverà il futuro”.

Consiglio ai giovani – “Giocare obbligatoriamente perché sei giovane non è sempre un bene. Quando poi non sei più “under”, rischi di restare fuori. Il consiglio è impegnarsi al massimo, migliorarsi e divertirsi perché questo deve fare chi ha la fortuna di  lavorare giocando. E poi guardare i più grandi e imparare il più possibile”.

Piano B – “Avere un piano di scorta è fondamentale. Puoi anche essere fortissimo, ma poi può succedere di tutto per cui è bene pensarci per tempo”.

Niccolò Boscagli

Fonte: Fol