Nel corso della quattordicesima e ultima puntata di “Al club con la Robur” è stato ospite l’ex presidente della Banca Monte dei Paschi di Siena e soprattutto della Robur Pier Luigi Fabrizi. Tra i principali artefici e protagonisti della storica stagione 2007/2008, chiusa con il record di punti in Serie A, Fabrizi ha ripercorso la sua esperienza in bianconero tra ricordi, aneddoti e retroscena. Un rapporto con il Siena mai interrotto, che ancora oggi lo vede, seppur solo da sostenitore, vicino alle vicende della Robur. Di seguito i passaggi più significativi emersi nel corso della trasmissione.
Il primo contatto – ” Sono cresciuto in una famiglia non particolarmente sportiva, per cui il mio interesse nasce quasi per caso. Posso però ricordarmi l’episodio che risale alla stagione 1955/56, quando il Siena vinse 5-1 al Chinotto Neri con 5 gol di Tambani. Oltre a quest’ultimo ricordo Francalancia, Toneatto, Pastorino, Diclemente e Merlin, tutti protagonisti in quella partita che non vidi ma che mi rimase impressa e che rappresenta il punto di partenza del mio legame con la Robur. Il Siena vinse addirittura il campionato, diventando per la prima volta campione nazionale di categoria”.
Le prime volte allo stadio – “Iniziai a frequentare lo stadio subito dopo, avevo otto anni. Mio padre mi affidava a un suo collega di banca che abitava vicino a noi e mi portava allo stadio, sempre in giacca, cravatta e cappello. Seguivamo le partite dai settori laterali anche se qui il ricordo si fa meno bello perché la partita che ho stampata in testa è la sconfitta, in casa, contro la Ozo Mantova: il Siena era in testa alla classifica, il Mantova vinse 2-0 e si arrivò allo spareggio di Genova, perso, per andare in Serie B. Da lì il Siena avrebbe dovuto attendere cinquant’anni per tornarci. Di quella stagione ricordo Bachi, Toneatto, Giordano e Voltolina. La partita di Genova non la vidi, vidi quella del “Rastrello” che secondo me fu quella decisiva, ancor più dello spareggio”.
Gli anni 60 – “Da tifoso adolescente ho vissuto il periodo forse più intenso. Ricordo innanzitutto nitidamente due fasi: la prima nella quale entravo gratis, aiutando il padre di un amico che vendeva i biglietti a San Domenico. Questo periodo in realtà durò poco perché perdere i primi 10/15 minuti mi dispiaceva e allora iniziai a pagare il biglietto. Detto ciò, in quegli anni giocavamo stabilmente in Serie C, una C alta ma senza mai lottare davvero per la B. Ricordo grandi partite, come Siena-Arezzo e Siena-Ternana, entrambe concluse sull’1-1 con l’amaro in bocca per non esser riusciti a portarla a casa. Entrambe sono fotografie perfette per raccontare il clima di quel decennio: quarti, quinti, sesti posti senza mai però tentare il salto”.
Il rito – “Sempre in riferimento a quegli anni due cose mi sono rimaste impresse: il Bar Metropolitan e la bandiera. Al Metropolitan sottoscrissi la mia prima tessera da socio del Siena. Il rito della bandiera era invece qualcosa di unico: se il Siena vinceva in casa o pareggiava o vinceva fuori, la bandiera veniva esposta. Se non c’era voleva dire che era andata in qualche modo male. Quando ero a casa, la domenica si aspettava la telefonata per sapere il risultato. Un’attesa tanto intensa che non saprei spiegare”.
Ricordi e trasferte – ” Crescendo ovviamente cominciarono le prime trasferte, due le ricordo con particolare piacere. La prima a Carpi, stagione 1965/66: ero con due amici, una nebbia fittissima, dopo un quarto d’ora la partita venne sospesa e tornammo indietro. Il piacere però di stare in quella macchina resta indescrivibile. La seconda a Prato nella stagione ’67/’68, ero in pullman e molti si ricorderanno del clima di quella partita, con il presidente Gianfaldoni che caricava i tifosi e viceversa. Purtroppo perdemmo 3-0, qualche scontro e si tornò a casa”.
Ricordi di giocatori – “Qualche aneddoto riguarda anche i giocatori. Il primo è legato al portiere Enrico Bastiani, capace di mantenere la porta inviolata per 1049 minuti, record che gli valse addirittura la chiamata a La Domenica Sportiva: vedere un giocatore del Siena in quella trasmissione fu qualcosa di esaltante. Poi i ricordi si legano a diverse coppie: Benetti e Weis, arrivati dal Bolzano, con il primo che, pur sembrando inizialmente il meno promettente, fu convocato nella Nazionale di categoria, fatto che, associato al Siena, colpiva particolarmente. Balsimelli e Tonoli, centravanti e ala sinistra di assoluto livello per la categoria. Infine Vendrame e Gambin, protagonisti però nella stagione conclusa con la retrocessione”.
Gli anni ’70 – “Nel 1972 mi trasferii a Milano e rimasi lontano fino al 1999/2000. Il Siena oscillava tra Serie C e D, spesso nel girone sud, e seguirlo era difficile. Quando era inserito in quello del nord invece, riuscivo a vedere qualche trasferta, scegliendo piazze storiche come Casale, Vercelli, Alessandria o Como ma anche piazze non storiche come Tortona o Alzano. In alcune di queste portavo anche la famiglia: una volta a Savigliano l’accento tradì mia moglie e fummo scoperti nel settore avversario. (ride, ndr) In alterativa cercavo di seguire la squadra da lontano, informandomi al telefono o tramite Televideo”
Il ritorno e la questione sponsor – “La storia è questa: il Siena, nell’anno della promozione in Serie B, aveva come sponsor di maglia Romagest, che rimase anche l’anno seguente. Personalmente divenni presidente del Monte dei Paschi nella seconda metà del 1998 e non ero convinto di quella sponsorizzazione, sia perché vedere scritto Roma nella maglia del Siena mi lasciava molto perplesso, sia per motivi bancari poiché Romagest era parte della Banca di Roma, cioè di una concorrente della nostra Banca. Si passò quindi prima a Montepaschi Vita con la quale il Siena fece il salto in Serie A, e poi, una volta nella massima serie, fu naturale, anche per motivi di ritorno economico della banca, il passaggio al capogruppo Monte dei Paschi. Detto questo, devo comunque sottolineare come il Siena salì molto con le sue gambe, con lo sponsor che si limitava a fare lo sponsor. Aggiungo che il Siena sin dagli anni 80 ha sempre avuto uno sponsor per cui mi stupisce che ad oggi non lo abbia. Ancor prima di Romagest il momento di ricerca della sponsorizzazione era importante per definire gli obbiettivi sportivi, quindi credo sia un tema su cui tornare a lavorare”.
La presidenza – ” Accettai la presidenza nel mentre era in corso una trattativa per il passaggio della proprietà De Luca a una proprietà X. Con tutto ciò che Paolo ha rappresentato e che aveva fatto questa transizione fu abbastanza difficile, sia nel trovare chi lo avrebbe sostituito, sia nel garantire una continuità tra la sua fase e quella dopo. L’ idea fu quindi, quella di far gestire questa transizione a una persona di Siena, anche se il proprietario fosse venuto da fuori. Ero sempre a Milano in quel periodo, ma accettai volentieri, perché si trattava di una fase di transizione e soprattutto perché lo dovevo a De Luca. Questa è una cosa personale, poi purtroppo il presidente morì un giorno dopo la firma del passaggio, ma spero e credo che sia stato contento della mia successione”.
I primi mesi – ” La chiusura di quella stagione non fu semplice, sia per la complessa situazione, perché il passaggio rappresentava un cambiamento radicale, sia perché i risultati non stavano arrivando. Si trattava per me di un onore, anche se fu difficile svolgere il ruolo. Ero presidente ma non proprietario, quindi si trattava di tenere in equilibrio squadra, proprietà e tifosi. Con quest’ultimi ebbi anche qualche piccolo screzio, perché nel tentativo di tenere in piedi questo equilibrio difficilissimo dovevo fare scudo a tutto e arginare qualsiasi rimostranza. Bisognava avere pazienza perché un passaggio di proprietà di quel genere era complesso. Poi le incomprensioni finirono anche perché il Siena si salvò grazie al gol di Negro nell’ultima giornata contro la Lazio”.
L’anno dei record – ” L’anno successivo fu completamente diverso: salvezza con diverse giornate d’anticipo, record di punti, tredicesimo posto in Serie A. Quella stagione credo sia stata il culmine della storia del Siena, non perché io fossi il presidente ma perché così è stato e così deve essere ricordato. Lasciare l’anno successivo fu un sollievo per più ragioni. Innanzitutto non credo che avrei potuto dare di più: fare il presidente senza essere proprietario è difficile. Inoltre sono sempre stato convinto che fosse arrivato il momento per la nuova proprietà di assumersi il ruolo di massima responsabilità. Aggiungo che in tutto l’arco della mia presidenza ho lavorato affinché la struttura interna della società si rafforzasse e credo anche che chi venne dopo di me avesse una struttura importante”.
Instabilità societaria – ” Sono tra i soci fondatori del Museo Robur, che credo sia una cosa eccezionale come fonte informativa. Nei 70 anni dal ’55 ad oggi il Siena ha avuto 25 presidenti, di cui 11 sono durati un anno. Ha avuto 75 allenatori, di cui 55 per un anno, e non sto a dirvi i giocatori. Noi conviviamo da sempre con un instabilità societaria a cui si accompagna un’instabilità sportiva che però è la nostra storia. Abbiamo avuto periodi diversi, si può citare Nannini o Paganini, però la sostanza è questa. Il perché non lo so, probabilmente siamo tutti responsabili, soprattutto nei periodi migliori, di non aver avuto lungimiranza, magari facendo un po’ più di altalena fra A e B concentrandosi su altro. Nella mia esperienza diretta posso dire che non era possibile fare di più di quello che si è fatto: personalmente porto a casa due salvezze e il record assoluto della squadra. Detto questo, se non si crea una situazione di stabilità, diventa difficile, e questa in passato non ci è mai stata”.
Da tifoso – “I primi anni tra Serie A e Serie B devo dire che mi sono divertito molto. Quelli dopo ovviamente un po’ di meno, però non credo sia tutto da buttare. I playoff del 2017/18 e l’esperienza dell’Eccellenza di Badesse dimostrano che una base su cui ripartire c’è. La cosa che mi sembra assurda è che una storia fatta di 10 promozioni, 7 salvezze in serie A e quattordici campionati tra A e B negli anni duemila non attragga nessuno. Sicuramente lo spirito e la storia del Club sono già una precondizione favorevole a ripartire. È inutile continuare a pensare che la gente si avvicini senza risultati. Io mi sono avvicinato per un 5-1 al Chinotto Neri e penso che oggi sia la stessa cosa. Istituzionalmente non so a chi spetti il compito, però credo che le basi per fare ci siano tutte”
Gli svedesi – “Non conosco l’ attuale proprietà e non posso conoscere il loro progetto. Sapendo di venire qui sono andato però a vedere una cosa: la squadra campione di Svezia è una squadra di pescatori di un paese da 1300 abitanti. Poi sono andato a vedere la maglia e ha lo sponsor. Quindi mi sembra che comunque nonostante la diversa realtà puntino anche lì al risultato. Non so qui chi lo debba fare però sarebbe opportuno un progetto con grandi ambizioni anche strettamente calcistiche. La mia speranza è che il Siena diventi un giorno quel paese di mille pescatori svedesi”.
Siena-Orvietana – ” Il risultato senz’altro è stato confortante. Abbiamo visto due tempi ben distinti: nel primo secondo me è riemerso qualche fantasma poi nel secondo loro si sono aperti e quindi è diventato tutto più facile. Non sono un tecnico, però penso di poter dire che qualche velocità in più rispetto al gioco dal basso delle prime giornate ci sia stata. L’unica cosa, visto che mi sembra il centrocampo sia un po’carente fisicamente, potrebbe essere avanzare Conti riportando Cavallari al centro della difesa”.
Domenica a Poggibonsi – “Mi aspetto una partita insidiosa come lo sono sempre a Colle e Poggibonsi. Per loro noi siamo un po’ quello che per noi è la Fiorentina. In ogni caso mi auguro che la strada intrapresa nelle ultime tre giornate possa essere proseguita”.
(Niccolò Boscagli)
Fonte: Fol
