“Quello di Siena è stato l’anno della mia transizione. Ero partito giocando più avanti con Mandorlini, fu Beretta a spostarmi terzino e insegnarmi quel ruolo che ha fatto la differenza nel proseguo della carriera. Era qualcosa che sapevo che prima o poi avrei dovuto fare e grazie al mister e al Siena ce l’ho fatta”. A parlare, in collegamento con “Al Club con la Robur”, è l’ex terzino bianconero Paolo De Ceglie, protagonista della stagione 2007/08 con 29 presenze e due reti, una dopo l’altra, prima in casa col Catania e poi a Parma. “Due grandi gioie. Ero veramente giovane, con voglia di mettermi in mostra e capire quale era il mio livello e dove potevo arrivare. Quei gol sono serviti a darmi coraggio ed energia”.
Quell’anno la Robur cominciò male il campionato, “ma io ho un bel ricordo anche dell’inizio di stagione perché era l’esordio in A. E alla fine è stato un bell’anno non solo calcistico ma anche di vita, di conoscenza di una città che ha una sua cultura e una sua storia. Siena è un ambiente dove poter crescere con grande serenità”, sottolinea De Ceglie. “Avrei voluto tornare, non l’ho ancora fatto ed è una promessa che faccio: mi piacerebbe vedere una partita e fare un giro per la città”.
Ha legato molto con gli ex compagni di squadra, De Ceglie. “Ho visto spesso Simone Loria, che vive a Torino e ha lavorato con me alla Juventus. Poi Beretta, Maccarone, Galloppa, Portanova, Locatelli che è un giocatore di padel fortissimo”.
Dopo quattro stagioni da responsabile tecnico nelle giovanili della Juventus, “quest’anno per decisione mia sono uscito dall’ambiente Juve e sto facendo consulenze nel mondo dei giovani e do una mano a una società di calcio di famiglia. Mi guardo intorno, mi piacerebbe fare un’esperienza all’estero, sempre nell’ambito delle giovanili”. (G.I.)
Fonte: Fol
