slider
Interviste

Intervista Fol – Dal Canto: “La Robur ci può mettere in difficoltà. A Siena c’erano tutti i presupposti per inseguire la B, invece…

“A Prato mi sto trovando benissimo, pure troppo dal punto di vista dell’inserimento, del modo di lavorare, delle persone che ho trovato. Tutto giusto, tutto perfetto”. Alessandro Dal Canto, quasi due mesi fa, ha scelto per la prima volta una categoria mai finora esplorata, la Serie D. “Sono sceso senza stare tanto a guardare il perché e il per come – ci dice il tecnico del Prato, che domenica ritroverà il Siena da lui guidato nella stagione 2019/20, l’ultima della gestione Durio – semplicemente ho preferito andare a lavorare in un club che giocava per un obiettivo importante, piuttosto che aspettare qualche piazza che per forza di cose sarebbe stata un po’ tribolata. Siccome vengo da una retrocessione che un po’ mi brucia ancora, con il Cittadella, preferivo andare a tentare di giocare per altri obiettivi. E la categoria non è un problema, credo che passi in secondo piano se c’è ambizione e voglia di provare a crescere”.

È un incarico finalizzato più all’anno prossimo, visto che il primo posto è ormai andato e il Prato, salvo novità dai tribunali, non potrà sperare in un eventuale ripescaggio?

È stato fatto un progetto lungo, quello sì, però io preferisco concentrarmi sulla stagione in corso. È vero che per una serie di regole è tutto molto complicato, però penso che nel calcio non si sa mai. Dobbiamo tentare di fare il massimo, prima di entrarci nel play-off, perché oggi saremmo fuori di una posizione, e poi una volta che siamo entrati eventualmente provare a vincere. Deve rimanere l’obiettivo base di questo scorcio di stagione che rimane, poi vedremo che sarà successo, tireremo le somme e capiremo che sarà il caso di fare.

Siete in un buon momento. Il Prato non ha preso gol in tre delle ultime quattro gare e sta trovando continuità di risultati.

La squadra ha trovato solidità, ma nel calcio bisogna sempre confermarsi di domenica in domenica. Vediamo Siena che succede in casa col Siena. Domenica è una partita difficile per entrambe, incontriamo una squadra che ha delle caratteristiche particolari che ci possono anche mettere in difficoltà perché sono brevilinei e fantasiosi davanti. Noi di contro poniamo prettamente fisicità nel reparto arretrato, quindi si potrebbe su qualcosa soffrire.

Davanti perdete un giocatore importante per infortunio, Gioè, e ne recuperate un altro dalla squalifica, Verde.

Ma in generale ho una buona squadra a disposizione. Facciamo con chi c’è che è più che sufficiente per fare una partita di alto livello.

Il Siena arriva da cinque vittorie di fila dall’arrivo di Voria, che all’inizio probabilmente ha sorpreso gli avversari visto il gioco diverso rispetto a Bellazzini. Adesso è più facilmente “leggibile”?

Non ti so dire se sia dipeso dal cambio di allenatore. Sicuramente qualcosa ha inciso perché hanno fatto cinque vittorie consecutive, però il Siena mi sembrava una squadra che tendeva comunque a dominare le partite, magari faceva pochi gol rispetto ad ora. Non so, magari avranno una testa più sgombra, libera. Alle volte basta pochino per svoltare la stagione avendo già una buona squadra a disposizione, però credo che abbia fatto un buon campionato anche prima, magari inceppato un po’ nella fase realizzativa.

C’è uno o più giocatori del Siena che ti piace particolarmente, che magari già conoscevi, che per le caratteristiche ti piacerebbe allenare?

Ci sono buonissimi giocatori, qualcuno anche di categoria superiore. Ho visto che ultimamente è esploso Lipari che conosco bene, era nel settore giovanile dell’Empoli quando c’ero io. È una squadra pericolosa in generale, con grande tecnica e vivacità. Caratteristiche un po’ diverse dalle nostre, quasi opposte.

Quando affronti una squadra che hai già allenato qualcosa nella testa arriva o è una settimana come le altre?

Io prendo sempre del positivo dalle esperienze. A Siena arrivai dopo la semifinale playoff persa ad Arezzo per andare in B con grande aspettativa della piazza, anche perché il Siena l’anno prima aveva perso la finale. C’erano tutti i presupposti per provare a fare un’annata buona per provare a centrare la promozione, invece sapete tutti com’è andata. Le questioni economiche hanno frenato l’allestimento della squadra, in seguito è arrivata la penalizzazione per il mancato pagamento degli stipendi. Dispiace perché ero convinto di essere arrivato nel posto giusto al momento giusto, invece alla fine non è stato così.

Quando hai capito che c’erano dei problemi?

Abbiamo fatto una fine di mercato estivo così così, secondo me qualche campanello c’era già. Poi a quello invernale la cosa mi sembrava abbastanza chiara. Non ci aspettavamo il mancato pagamento degli stipendi a febbraio. Mi spiace anche perché con Anna Durio ho avuto un rapporto eccezionale, e ce l’ho ancora, la sento ogni tanto.

Un anno che ti frenò anche a livello di carriera.

Ad Arezzo avevamo fatto un programma triennale centrato la semifinale al primo anno. Non vedevo un presupposto per andare oltre, sarebbe stato rischioso continuare dopo una stagione in pompa magna, anche se alla fine poi Pieroni ha fatto una buona squadra anche l’anno successivo.

Quel Siena vinse cinque partite di fila fuori casa, incluso col Monza di Berlusconi, mentre in casa all’inizio perdeva quasi sempre.

Ancora oggi non me lo so spiegare. Con l’Arezzo avevo ottenuto l’imbattibilità casalinga per un’intera stagione, arrivo a Siena e al Franchi non riusciamo a segnare neanche con le mani. Invece fuori… Ti potrei dire che poteva denotare poca personalità, ma non avevo giocatori di poca personalità, anzi. Quindi non so, è stata una cosa un po’ particolare. Se avessimo vinto qualche partita in più in casa probabilmente avremmo alimentato anche un po’ di entusiasmo in più, anche se poi non so dirti se le cose sarebbero cambiate dal punto di vista societario.

(Giuseppe Ingrosso)

Fonte: Fol