Intervista Fol – Ceccherini: “Pausa utile per lavorare sulla forza”

“Il mister mi ha chiesto di lavorare molto sulla forza e sono stato d’accordo, perché è stata la parte che ci è mancata, un po’ anche perché non abbiamo molti macchinari. Lavorare sulla forza significa prevenire qualche infortunio di troppo, avere gamba, sprintare subito”. Leonardo Ceccherini, preparatore atletico della Robur, ha raccontato a “Al Club con la Robur” come è stato impostato il lavoro in questa pausa invernale e come è stato difficile i primi giorni a Chianciano, a settembre. “Non sapevo chi avessi davanti, quando, come e dove si era allenato. È stato difficile perché solitamente il primo obiettivo di una preparazione iniziale è pareggiare la situazione atletica di tutti – spiega il professionista senese – per evitare infortuni abbiamo deciso inizialmente di essere prudenti, di fare qualcosa di meno anziché qualcosa in più. La preoccupazione era perdere molti punti, invece ci siamo ritrovati in una situazione diversa che ci ha favorito”.

Il ritorno – “Per me è stato un modo per rientrare nel mondo del calcio, che avevo abbandonato tempo fa un po’ nauseato e deluso per alcune cose. All’inizio ci ho pensato perché si trattava di un campionato dilettantistico, ora l’intenzione è ricrescere col Siena. Quando cominciai in Serie A con Conte l’obiettivo era diventare il preparatore bianconero per dieci anni. Questo non è stato possibile, adesso sono contentissimo di far parte di questo ambiente. Come disse Masini, il Siena per noi senesi è la Serie A”.

Hagbe – “Chi mi ha sorpreso di più fisicamente? Da un punto di vista di struttura Alfred Hagbe: mi farebbe paura andargli addosso, è così duro e roccioso! Deve lavorare e capire che a volte è meglio fermarsi, senza andare sempre a 100 all’ora”.

Il babbo Marco – “Ha fatto la trafila nelle giovanili del Siena debuttando in prima squadra. Tutte le persone che incontro mi dicono che era veramente forte, ma non è stato fortunato subendo un sacco di infortuni. È lui che mi ha trasmesso la passione per questo sport. Si discute come pazzi anche sulle partite del Siena, ma con stima di fondo e grandissimo rispetto”.

Campo in sintetico – “Tempo fa giocatori come Vergassola quando vedevano il sintetico si allontanavano. Adesso è diverso, ma il fatto è che quando ti alleni in un terreno sempre uguale e la domenica giochi in terreni molto diversi, anche la gamba risponde in modo diverso. Si può rischiare degli allungamenti innaturali e qualche piccolo stiramento. Detto questo, non può essere una giustificazione. Sappiamo della situazione e dobbiamo fare un lavoro di prevenzione. Mi ha dato una mano uno dei nostri fisioterapisti, David Betti. Ha portato un macchinario per fare un test e vedere la forza degli arti inferiori. Ci consente di avere informazioni e provare a predire chi sia a rischio infortunio”.

Carriera – “Devo molto della mia carriera a Giorgio D’Urbano, iniziai come tirocinante del Siena l’anno di Malesani. L’anno dopo ebbero bisogno di un preparatore per gestire i 13-14 giocatori fuori rosa. D’Urbano mi chiamò e mi disse: si parte domani. Rimasi tutto l’anno, un esordio folgorante e inaspettato. Poi restai l’anno successivo nei Giovanissimi di Pelati e quello dopo tornai in prima squadra con Cosmi e poi Iachini. Da lì, sempre grazie a Giorgio, il passaggio a Ginevra, al Servette. Una grande opportunità, a 28 anni ero il capo preparazione di una squadra di B svizzera”. (Giuseppe Ingrosso)

Fonte: Fol