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Al club con la Robur

Intervista Fol – Causarano: “Scudetti e finale Champions, ma la Notte di Genova è il mio ricordo più bello”

Spero di campare 100 anni, così avrò vissuto un quarto della mia vita con la Robur”. Ha il bianconero nel sangue Andrea Causarano, per oltre vent’anni responsabile dello staff sanitario del Siena, ruolo poi ricoperto anche ai massimi livelli con Juventus e Roma. “Ho vinto scudetti, ho fatto una finale Champions, ma il ricordo più bello che ho è la Notte di Genova – racconta a “Al Club con la Robur” – perché alla Juve e alla Roma è quasi la regola vincere. Conquistare lo scudetto alla Juve era quasi normale. A Siena è stato diverso: ero tifoso in C2, sentivo dire: magari un anno andiamo in B, poi casomai si ritorna di sotto… Genova è il momento più bello perché venivi da un campionato in cui ti eri salvato per miracolo, col Var non avrebbero dato il gol di Scalzo. Ho avuto la fortuna di aver vissuto una pagina di storia della città, più che di calcio. Mi ricordo il concerto in Piazza del Campo con Bocelli e Pippo Baudo che annunciò la promozione in A. A Genova si rimase a lungo perché il Genoa retrocesse e ci furono incidenti gravi, cassonetti che bruciavano… Il viaggio fu bellissimo, con sigari e birre in pullman, fermate continue all’autogrill.. arrivammo a Siena alle quattro di notte e c’era uno stadio intero ad aspettarci”.

I primi ricordi – “Ricordo i caroselli che invadevano Piazza del Campo, per quei tempi una novità assoluta. Cominciai a masticare Robur fin da bambino, andando a vederla con il babbo che mi portava nel prato. Si metteva la carta e si stava attenti che qualche cane non lasciasse dei ricordi. Qualche volta sono andato in gradinata, in tribuna coperta il biglietto costava troppo”.

Le panchine – “Ho perso il conto. Sono stato premiato nel 2006 per 500 panchine, ma poi sono rimasto fino al 2014 e in una seconda esperienza. In tutti i campionati avrò saltato 7-8 partite. Ho fatto spesso arrabbiare i miei familiari, perché trascuravo un po’ tutto per il Siena. Ricordo una comunione di mia figlia, a metà pranzo andai via per vedere uno squallido 0-0 a Pistoia. Ma sono sacrifici che mi hanno ripagato, perché seguire la squadra della propria città, di cui sei tifosi, e arrivare in A…”.

Il percorso in bianconero – “Ho iniziato a 13 anni, facevo il terzino nelle giovanili del Siena. Da medico ho iniziato nella Berretti, l’allenatore era l’attuale vice di Spalletti, Marco Domenichini. La prima partita che ho fatto in panchina era un Siena-Salernitana, gol di Di Michele e Coppola, venni in sostituzione di Fulvio Grazzi che si sentì male. L’anno successivo iniziai la mia storia vera con la prima squadra, con Silvio Baldini”.

Baldini – “Mi ricordo un Pistoiese-Siena di Coppa Italia. C’era un giocatore, Stefani, un talento poi venduto all’Udinese per diversi soldi, che non doveva giocare, non era in condizione. Fu però portato in panchina, e quando porti in panchina uno infortunato e la partita va male, succede che l’allenatore si gira e lo mette in campo. A un certo punto Stefani entra, io allora mi alzo dalla panchina e me ne vado. Lasciai la partita, non venni al campo per giorni. Fino a che Baldini non venne a cercarmi a casa e mi chiese: hai smesso di fare questo teatro? E ritornai al campo”.

Orrico – “Nei viaggi in pullman si metteva in fondo con le gambe sul bracciolo e dispensava arte e scienza a tutti perché era un uomo di grande cultura e faceva le domande come a scuola, interrogando dal presidente fino al magazziniere”.

Silipo – “Di lui ricordiamo tutti la bellissima vittoria con il Livorno, e non so come possa essere successo visto che due calciatori del Livorno prima della partita furono percossi in maniera violenta. Gli accompagnai io all’ospedale personalmente, mi sembra erano Marcato e Bonaldi, ed ebbero una prognosi di 5 e di 10 giorni, quindi non in grado di giocare quella partita. Si vinse 1-0 con parate strepitose di Mareggini, ma tutti erano convinti che ci avrebbero dato partita persa. Non è successo perché nel pullman della squadra del Livorno c’era un capo ultras diffidato e fu identificato dalla polizia, quello fu uno degli elementi che depose a nostro favore”.

Voria – “Sono legato a lui perché l’ultima panchina della mia vita calcistica l’ho fatta con lui. Nel drammatico anno di Montanari, quando tutti i medici se n’erano andati, rimasi solo e venni con lui a fare una partita delle giovanili. Di Gill non può non venire in mente il gol al Pisa che ci fece involare verso la promozione”.

Radice – “Di lui mi ricordo un naso rotto, veramente uno dei più brutti che ho visto. Gli dissi: hai preso una bottarella, forse è meglio uscire. E poi mi ricordo che si fece male all’ultimo minuto della meravigliosa notte di Genova. E io l’abbandonai, andai a corsa sotto la curva. Omissione di soccorso!”.

Argilli – “Ha preso moglie nella Selva, quindi lo vedo ancora di più (ride, ndr). Mi ricordo che si ruppe il crociato in un contrasto aereo con Bernardo Corradi. Un grandissimo professionista con grande voglia di vincere e un attaccamento enorme ai colori bianconeri.

Mignani – “Il capitano in tutto. Il condottiero. L’uomo simbolo. L’esempio. Ha portato la fascia in tre categorie. Sono contento che stia facendo molto bene anche da allenatore”.

Varese – “Si vince 2-1 con gol di Ghizzani e Argilli, pioveva parecchio. Avevo messo per questo i tacchetti di alluminio, me li prestò l’attaccante Clementi. Avevo in mano le borse, entrai a testa bassa non passando dal tappeto verde ma direttamente sul velodromo bagnato. Decollai proprio, cascai, mi ruppi il braccio. Però rimasi in campo in grande silenzio”.

Vergassola – “Il capitano per eccellenza. Una persona seria, tanto di cappello. Ricordo il suo gol a Milano, all’Inter, e lo ricordo aggrappato all’inferriata di Modena nella partita che ci dette la salvezza. La mano rimase attaccata alla ringhiera, 26 punti e 3 giorni di ricovero. Rimanemmo una settimana intera in mezzo alla Pianura Padana a preparare la partita e ci fu il mitico incontro tra Papadopulo e Vasco Rossi”.

L’incontro – “Vasco era in un garage interrato enorme impegnato a preparare il nuovo disco, fu gentilissimo perché ci fece ascoltare tutte le prove. E poi ci fu questo incontro meraviglioso. Papadopulo si presentò e lui rispose: Papa… chi? Il mister, permaloso, se ne andò”.

Carignani – “In una partita a Terni, l’ultimo anno di B, si fece il carico dell’intera spesa di tutta la squadra in ritiro. È una persona che vuole veramente bene al Siena. Quell’anno io preparavo le crostate, mentre in trasferta si mangiava fuori dall’autogrill e ognuno si portava i panini”.

Gli staff medici in A – “Si cercavano i terapisti più bravi, si cercava di utilizzare macchine all’avanguardia. Una di queste serve a misurare la percentuale di grasso e la percentuale di massa magra, attirò su di noi l’attenzione addirittura del Barcellona. Mandò quattro persone per ben due volte a vedere quello che facevamo e acquistarono questa macchina seguendo i nostri protocolli. Ce l’hanno tutt’ora tra l’altro. Quello fu un merito anche dei nostri dirigenti: una buona organizzazione dello staff sanitario porta alla riduzione degli infortuni e si tramuta in punti guadagnati sul campo”.

Mangia d’Oro – “Fu talmente emozionante che vorrei riviverla di nuovo. Una botta d’adrenalina incredibile, tutti piangevano commossi e io più commosso di loro. Ringrazio tutti quelli che me l’hanno concesso, non so nemmeno se posso essere stato così bravo da meritare un premio così prestigioso”.

Il presente e il futuro – “Bisogna cercare di ritrovare una struttura societaria che ci consenta di salire un po’. E poi chissà cosa può succedere. Noi abbiamo vissuto due promozioni insperate. Ci vuole una serie di meccanismi fortunati anche per risalire la corrente. Speriamo che prima o poi riusciamo a tornare nei professionisti, sarebbe già un traguardo. Da lì bisogna sperare che una proprietà solida, una proprietà comunque credibile, riesca a avere le forze economiche per costruire le squadre all’altezza”.

La stagione – “Ho visto in tv qualche partita del Siena. Mi sembra ci sia un allenatore molto innovativo, molto tecnico, con voglia di fare. È un giovane emergente, quindi diamogli la possibilità di fare con il materiale che ha”. (Giuseppe Ingrosso)

Fonte: Fol