“La mia passione per la Robur è iniziata quando avevo 6-7 anni. Mio padre mi portava a vedere le partite nel prato soprastante la chiesa di San Domenico”. È nei primi anni Cinquanta che inizia l’amore di Massimo Carignani per il Siena. Un amore mai scalfito, neanche dalla lontananza dalla città. Profondo conoscitore di diritto sportivo, Carignani è stato il “difensore aggiunto” della Robur nelle vicende extra campo. Tante le sentenze già scritte ribaltate nel corso dei decenni.
“Il successo che mi ha dato più soddisfazione – racconta a “Al Club con la Robur” – è il famoso illecito sportivo di Imperia-Siena nel 1984-85. Quando uscì la sentenza che dava l’assoluzione completa al Siena le tv senesi non riuscirono a intervistarmi perché scoppiai in un pianto di rotto. Ero alle prime armi come avvocato. Venne da me nel mio studio, perché nessuno aveva il coraggio di difenderlo, Efrem Dotti, a cui va un caro ricordo, e si prese questo enorme fascicolo che riguardava la presunta combine per la quale mi battei come un leone. Al termine della mia arringa, una delle mie prime in materia sportiva, lanciai la giacca che avevo contro il procuratore federale che poi è diventato un grande amico, l’avvocato Porceddu”.
Ci sono stati altri casi, come quello di San Giovannese-Siena. Farcas venne ammonito per la seconda volta nel finale di gara, ma l’arbitro si ricordò di espellerlo solo al triplice fischio. La Sangiovannese vinse in primo grado ottenendo la ripetizione della gara, Carignani ribaltò la sentenza e i tre punti, decisivi poi per il ripescaggio, tornarono al Siena. “Eppure le mie speranze erano remote. C’era un appiglio, l’arbitro lasciò aperto uno spiraglio e in quello spiraglio riuscii a penetrare. Scrisse sul referto che Farcas non aveva partecipato ad un’azione decisiva. Era giovane, credo che la sua carriera finì con quella partita. Fu un capolavoro che credo difficilmente riuscirei a ripetere se non ci fosse di mezzo la squadra che amo, come quella bianconera. Anche quando andavo a vedere le partite della Narnese, della Ternana o di altre squadre, ero sempre in contatto col mio fratello per sapere il risultato del Siena. Ricordo che una volta mentre ero in panchina con la Narnese si giocava in contemporanea Siena-Lucchese, segnò il Siena, mio fratello urlava e io mi accodai. Tutti mi guardarono con aria stupita”.
“Ho frequentato la Lega Professionisti di Serie A a Milano durante le cerimonie natalizie quando c’erano le famose cene all’Hotel Principe di Savoia con tutto il mondo del calcio – prosegue Carignani – ricordo i miei colloqui con Sandro Mazzola, la prima cosa che gli dicevo sempre era che ero un grande tifoso del Siena. Ero conosciuto per questo, perché ero tifoso del Siena”.
“Per il Siena ho ottenuto tanti risultati, soprattutto nelle squalifiche dei giocatori – aggiunge – mi ricordo una clamorosa di Sbraga in Serie C, gli dettero due giornate per fallo di reazione e sembrava non ci fosse nulla da fare. Dimostrai che non si trattava di un fallo di reazione e la Corte d’Appello federale accolse la mia tesi. Sbraga così potette giocare, tra l’altro benissimo, la partita successiva, Siena-Alessandria”. Carignani difese anche Pinga, “che guidava l’auto in cui morì il fratello di Taddei. Sono rimasto in buoni rapporti con lui così come tanti altri, da Vergassola a Mignani, da Portanova a Beretta. Vergassola è stato anche mio ospite al Panathlon Club di Terni per raccontare le sue avventure sportive e umane. Al Panathlon ho avuto ospiti anche Andrea Degortes detto Aceto, Danilo Nannini che fece una stupenda relazione su come si fa il dirigente sportivo”.
L’unica occasione mancata, prosegue l’avvocato Carignani, “è stata al momento del mancato ripescaggio del Siena in Serie B dopo la finale playoff di Pescara. Purtroppo non mi fu data la possibilità di difendere il Siena che credo abbia perso un’occasione più unica che rara per tornare nuovamente in B. Un caso simile era accaduto per la Ternana con la Fiorentina. In Consiglio federale la Fiorentina contava molto, ma feci presente a tutti che se la Ternana non fosse stata ripescata mi sarei rivolto alla magistratura ordinaria. Qualcuno pensò bene che non era il caso di portare oltre il discorso della Fiorentina. Lo stesso discorso l’avrei fatto per il Siena in quel famoso ripescaggio, ma in quel momento la presidenza del Siena preferì rivolgersi ad altri professionisti e purtroppo sappiamo com’è andata”.
Carignani fu insignito dai Fedelissimi del Premio Robur, nel 2020 (premiazione nel 2021 al Tartarugone). “Lo considero uno dei momenti più importanti della mia vita di dirigente sportivo. Ho ottenuto le massime beneficenze dal mondo dello sport e riconoscimenti da varie società sportive che operano qui nel territorio di Terni. Ma il premio a cui tengo e a cui sono più legato, sappiatelo tutti, è il Premio Robur. Tant’è vero, e lo dico in anteprima, che ho scritto un libro su tutte le mie esperienze sportive e la pagina più bella è quella in cui parlo di questo premio e del legame indissolubile con la mia città. Ho tutti i miei cimeli nel mio studio, una vetrina in cui raccolgo tutte le maglie del Siena, le sciarpe del Siena Club Fedelissimi, lo stemma dell’Istrice che è la mia contrada. Sono nato in Camollia ed è per questo che nella maglia che mi fu regalata dal Siena c’è il numero 5, che se non vado errato corrisponde nella cabala all’Istrice”. (Giuseppe Ingrosso)
Fonte: Fol
