“Andai in prestito al Sassuolo per fare il primo anno di Primavera, la squadra aveva tante assenze e mi dissero che mi avrebbero convocato in prima squadra. Il giorno prima mi dissero che avrei giocato titolare. Un ricordo indelebile, avevo appena compiuto 18 anni e dovevo giocare contro una squadra fortissima. C’erano Reginaldo, Calaiò, Brienza… Finì 4-0 per il Siena”. Roberto Candido, ospite di “Al Club con la Robur”, racconta il suo esordio in Serie B, il 27 marzo 2011, in un Siena-Sassuolo, all’Artemio Franchi. “Ad inizio partita dovevamo difendere un calcio d’angolo sotto la curva Robur e mi misi sul palo. Ero emozionato, non capivo niente. A un certo punto un ultras col megafono disse: ‘attenzione, attenzione, hanno smarrito un bambino. Veste la maglia numero 13 neroverde’. Mi misi a ridere anche io”.
Rondinella – “Giocheremo su un sintetico, in un centro federale. Ma l’importante, al di là del dove giochiamo, è che ci sia sempre seguito perché ci dà quel quid in più”.
Ruolo – “Avevo dato la disponibilità per giocare come mezz’ala, l’avevo fatto in passato, ad esempio a Padova. Non è stato un grosso problema, è diverso rispetto al trequarti perché c’è da curare di più la fase difensiva”.
Accoglienza – “Il primo gol con l’Asta, all’esordio, è stato emozionante. Avevo firmato da poco e mi sono ritrovato in campo per l’infortunio di Bianchi. I compagni mi hanno accolto alla grande, è uno spogliatoio molto unito e non ci ho messo tanto ad ambientarmi”.
La classifica – “È molto bella, non era per niente scontato. Il merito è della proprietà, dello staff, della squadra e dei tifosi che ci stanno seguendo con grande entusiasmo. Dobbiamo solo pensare a onorare la maglia al massimo, a divertire e divertirci e a vincere le partite”.
Magrini – “Ci terrà sulle spine fino all’ultimo giorno ed è giusto così, questa mentalità è la nostra forza. Un aneddoto? Ogni tanto porta da Magione sacchi di mele buonissime. Una volta la mia compagna ci ha fatto una torta squisita e allora ho detto al mister di portarle più spesso”.
Esultanza – “Dopo il secondo gol con la Colligiana sono andato alla bandierina e ho fatto il gesto che faceva tanti anni fa Giovinco, legando il discorso all’altezza”.
Formazione – “Dai 7 ai 19 anni, tolto l’anno in prestito al Sassuolo, sono stato sempre all’Inter. È stata una scuola calcistica ma anche di vita. Stramaccioni è stato un insegnante di calcio, a livello tattico, tecnico e di mentalità. E a Sassuolo avevo Mandelli, lo considero un padre calcistico. Nella prima squadra Bisoli mi ha trasmesso di più dal punto di vista caratteriale, mi ha fatto capire la mentalità necessaria per vincere un campionato. Dal punto di vista fisico mi ha distrutto, era come fare tre anni in uno. Un sergente di ferro. Mario Petrone è stato invece un ottimo allenatore anche dal punto di vista tattico”.
Carriera – “Se pensavo di fare meglio? Sì, perché è il sogno di ogni ragazzo che inizia una carriera. Ma ora che ho 30 anni posso dire che non ho rimpianti, perché le scelte le ho sempre fatte di testa mia, magari anche sbagliando. E adesso sono orgoglioso di essere qua e vestire questa maglia, al di là della categoria”. (Giuseppe Ingrosso)
Fonte: Fol
