Su Instagram si era congedato scrivendo di aver vissuto “un qualcosa che va oltre ai risultati sportivi”. Bastano queste poche parole a spiegare quanto Roberto Candido fosse rimasto legato alla Robur, all’interno di un’esperienza in cui gli sono state riconosciute all’unanimità delle doti, umane e tecniche, di altra categoria. Il suo cammino, come quello di tanti altri suoi ex compagni, proseguirà però altrove. Una scelta che, commenta il fantasista brianzolo al Fol, “fa parte del calcio”.
Roberto, sono stati due anni intensi per te in bianconero.
Mi sono goduto ogni singolo momento del mio biennio. Ho vissuto molti più momenti di gioia e di felicità rispetto a quelli negativi, come lo stop ad inizio stagione per quel problema di salute. Mi sento onorato di aver avuto questa possibilità e fiero di aver vinto il campionato di Eccellenza perché ha segnato la rinascita per la Siena calcistica.
La tappa di Siena tra l’altro è arrivata in un momento particolare della tua carriera.
Ero svincolato e non riuscivo a trovare un progetto che mi entusiasmasse. Siena, nonostante la categoria, mi aveva colpito particolarmente. Sono arrivato con tante motivazioni e ho avuto la fortuna di trovare un ambiente e un gruppo che mi hanno dato tante gioie sul campo e nel quotidiano all’interno dello spogliatoio.
Cosa invece non è andato come ti saresti aspettato, sia a livello personale che di squadra?
Di rimpianti ne ho sempre pochi, ma forse le aspettative di quest’ultima stagione erano quelle di fare un campionato da giocarsi per stare in alto fino alla fine. Penso che chiunque a Siena debba avere questo tipo di ambizione. Il tempo ha detto che altri sono stati più bravi di noi, è una cosa che fa parte del calcio. Credo che comunque il Siena abbia tempo e modo per togliersi la soddisfazione di tornare tra i professionisti.
Riguardo al campionato appena concluso, a mente fredda ti sei dato una spiegazione su cosa non abbia funzionato?
Venivamo dal campionato di Eccellenza vinto con slancio, e da subito si è parlato di una squadra allestita per giocarsi il campionato. Oggettivamente, però, c’erano delle squadre che avevano investito di più e avevano rose più complete. Col senno di poi la nostra rosa era sì da playoff, e non esserci arrivati è stata una nostra mancanza, ma forse non da ambire a vincere. Non credo di avere una soluzione al quesito, quando il risultato non arriva le colpe sono generali. Di certo nelle partite casalinghe abbiamo sbagliato tanto, a Siena non puoi perdere quattro volte di fila in casa.
È di qualche giorno fa il comunicato della tua separazione: è stato per te un fulmine a ciel sereno o ti aspettavi che le strade con la Robur si separassero?
Sapevo già da tempo che ci sarebbero stati un po’ di cambiamenti. Nel calcio ci sono dei cicli e avevo capito che alla fine di questo biennio sarebbe cambiato qualcosa. Guerri l’ho sentito personalmente, ci siamo salutati e l’ho ringraziato. Io credo di aver dato tutto, quando uno è in pace con se stesso non ha di che recriminare.
Quali sono i momenti che ti tieni più stretto?
Due in particolare. Il primo “Squilli la fè” dopo la vittoria casalinga che seguì il mio arrivo. Nelle mie esperienze passate non avevo mai vissuto niente di così intenso. Poi tutti i giorni di festa dopo la vittoria del campionato, anche perché abbiamo integrato le nostre famiglie. È stato un periodo veramente bello.
Candido adesso è alla ricerca di una nuova sfida.
Il vantaggio è che sapendo che avrei dovuto trovare una sistemazione mi sono mosso in anticipo. Sto valutando, cerco una situazione che possa darmi le stesse motivazioni di Siena.
Nel frattempo ti stai tenendo impegnato allenando i bambini.
Esattamente. Con Antonio Palma, mio ex compagno di squadra, abbiamo dato vita quattro anni fa alla Talent Pro Academy, con sede a Monza. Svolgiamo lezioni di perfezionamento tecnico a bambini, in particolare individual training o allenamenti in mini gruppi. Il nostro lavoro mira a quello. Da qualche anno questo metodo sta prendendo piega anche in Italia, ci sta dando grosse soddisfazioni e in poco tempo abbiamo aumentato il numero di tesserati. Ma c’è anche dell’altro.
Ovvero?
Stiamo portando avanti questo progetto assieme all’Inter Summer Camp, che ha un concept un po’ diverso. Avendo giocato a lungo nel settore giovanile dell’Inter, sono rimasto in contatto con dei dirigenti che mi hanno dato l’opportunità, tramite l’Academy, di proporre l’Inter Camp in Brianza. L’anno scorso è stato fatto ad Arcore, quest’estate a Lissone, dove abito; abbiamo lavorato addirittura due settimane con oltre 130 bambini, è stato bellissimo. Organizzare e gestire bambini che hanno il sogno di vestire quella maglia mi fa tornare a quando quel sogno lo coltivavo io. Penso che sia il mio futuro.
Futuro da tecnico quindi.
A tal proposito, a metà luglio mi laureo con una tesi sull’importanza del perfezionamento tecnico del calcio e sulla figura del personal coach. Ad ogni modo, per rispondere alla tua domanda, mi vedo più come un istruttore che come un allenatore che è legato ai risultati. Vorrei creare una situazione in cui poter essere d’aiuto a dei ragazzi a migliorare la loro tecnica, che è stato il mio punto di forza nel corso della mia carriera.
Un percorso che sta intraprendendo anche Tommaso Bianchi.
Ho parlato tante volte con Tommaso al riguardo, mi ha anche invitato a Follonica. Può darsi che tra di noi nasca una collaborazione, non si sa mai. So che ci pensava da tempo, ha iniziato dando una mano a dei suoi amici e adesso sta cercando di sviluppare questo percorso a casa sua.
Questo weekend convolerai a nozze con la tua Alessia, al matrimonio ci sarà qualcuno dei tuoi ex compagni?
Certamente. Di sicuro Bianchi, Masini e Cavallari, oltre a Mastalli e Lollo con le rispettive famiglie. Non mancherà naturalmente neanche Ricciardo. Dovrò organizzare un bel “tavolo Siena” (ride, ndr).
Di legami ne hai costruiti in questi due anni.
A Siena lascio dei rapporti di amicizia veri. Ne approfitto per ringraziare tutte le persone che hanno lavorato al nostro fianco e che ci hanno dato una mano, quando si ottengono dei risultati è sempre merito di tutti. Tengo a mandare un grande abbraccio ad Ezio Targi, che mi è stato molto vicino nel periodo della polmonite. Ringrazio anche la stampa perché ci ha sempre dato giudizi sinceri come giocatori e persone.
Ai tifosi cosa vuoi dire?
Li ringrazio perché mi hanno sempre voluto bene. Sono felice e orgoglioso di aver vestito questa maglia, da ora sarò il primo tifoso del Siena.
(J.F.)
Fonte: Fol
