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Intervista Fol – Bianchi: “Chiudiamo al meglio la stagione, poi parlerò con la società”

“Non è che si può cambiare una squadra nelle ultime sei partite, ma non c’è neanche proprio tutto questo bisogno di cambiarla perché comunque siamo quarti a pari punti con altre due squadre. Ci dobbiamo credere, basta poco per tramutare un’annata normale, perché non penso sia un’annata fallimentare, in un’annata bella”. A parlare, durante l’ultima puntata di “Al Club con la Robur”, è il capitano bianconero Tommaso Bianchi.

Il percorso – “Tanti di noi non sono stati mai al 100%, c’è sempre stato qualche intoppo, qualche infortunio, qualche influenza. Ho avuto due infortuni lievi che però mi hanno fatto saltare momenti importanti, non sono mai riuscito a trovare quella continuità che per un giocatore come me è fondamentale. Ho sempre fatto le migliori annate quando sono riuscito a fare tante partite di continuo”.

Fulgens Foligno – “Sono stati gol che abbiamo concesso troppo facilmente. Non è stata una brutta partita come è stata descritta, perché abbiamo avuto delle occasioni importanti e secondo me siamo migliorati nello sviluppo del gioco rispetto a qualche domenica fa. Dobbiamo essere più determinanti nelle due aree di rigore”.

Il gol annullato a Semprini – “L’arbitro ha detto che Masini ha fatto una specie di ostruzione, ma lui stava guardando la palla, gli è andato addosso il difensore che è caduto, ha urlato e l’arbitro penso si sia fatto prendere la situazione. All’intervallo gliel’ho richiesto ma non è che mi ha dato proprio così tante spiegazioni”.

Gioventù – “La prima cosa che mi viene in mente degli anni del settore giovanile è il mio allenatore degli Allievi del Piacenza, Giorgio Papais. Ero in convitto e mangiavamo insieme a cena perché pure lui era fuori di casa, è di Udine. Stava lì con noi e finito di cenare si metteva al nostro tavolo e ci raccontava tutte le sue storie di quando era giocatore in A. Mi ha aiutato tantissimo perché nel momento in cui Iachini ha avuto bisogno di un giovane della Primavera, lui fece il mio nome, anche se non giocavo nemmeno così tanto. Mi ritrovai così in Serie B”.

L’esultanza – “Lo scorso hanno seguivo il Mac 64, quel signore diventato famoso sui social con il cigno, ed esultavo in quel modo. Ora il mio idolo è El Loco Picci della Kings League, devo vedere un attimo come esulta lui. Mi capita di guardare la Kings League, il lunedì non ci sono spesso partite e ci gioca qualche mio ex compagno, come Bellusci. Quando abbiamo fatto l’amichevole dopo Natale c’era una tribuna piena di ragazzini, anche del posto, e tutti conoscevano i giocatori di Terza Categoria della Zeta Milano e nessuno conosceva i giocatori del Siena. Se può rubare spazio al calcio tradizionale? Secondo me è totalmente differente. È un giochino divertente, uno non sa cosa fare e si mette lì su YouTube. Però la passione che c’è nel calcio non è paragonabile”.

Camp estivi – “Il prossimo sarà il quarto anno. Li organizzo a Follonica assieme a degli amici. Il secondo allenatore del Grosseto, Tommaso Salvestroni, Matteo Miccoli che è stato qua a Siena e ha vinto l’anno scorso il campionato con la Pianese, e altri due ragazzi che lavorano sempre a Follonica con i bambini. È bello, mi piace. Si allena bambini da 5 a 12 anni, è gratificante, perché imparano, si divertono. Tanti di loro erano alla partita contro il Gavorrano in tribuna o a fare da raccattapalle, mi chiamavano “mister” e dopo ci siamo fatti una foto insieme. Lo facciamo da giugno, quando chiudono le scuole. Giugno-luglio, poi spero di partire per il ritiro però ancora non so niente”.

L’inglese – “Sono stato un anno e mezzo al Leeds, ai tempi di Cellino presidente. Difficile perché ti catapulti in un altro mondo, con altre usanze, altri modi di affrontare la giornata, la vita. Eravamo 4 o 5 italiani, quindi abbiamo fatto un po’ gruppo, ci siamo aiutati. Un po’ di inglese me lo ricordo. Chi parla con la proprietà? Hagbe è quello che conosce meglio la lingua, una volta ci ha provato Biancon ma è andata malissimo!

Lottatore – “Diciamo che non mi risparmio. Cerco di giocare a meno tocchi possibile, quindi mi si nota di meno, però ho sempre dato tutto e questo mi è sempre stato riconosciuto. Sono una persona molto tranquilla durante la vita privata, ma poi in campo sono un agonista, mi piace competere e delle volte la competizione sfocia in qualche parola di troppo. Ma quando la partita finisce vado d’accordo con tutti”.

Le ultime partite sono importantissime sia per la squadra ma anche a livello personale, perché ti devi meritare la riconferma da parte della società o farti vedere da altri club. Non ho parlato con la società, ancora è presto e sono concentrato sul finale di campionato. Chiaro che non c’è nemmeno da esprimere il mio pensiero sul poter rimanere e di chiudere qua la carriera. Cosa fare dopo? Non ci sto pensando più di tanto, perché mi sento ancora giocatore. Sicuramente vorrei rimanere nel calcio, però non so ancora in quale veste”. (Giuseppe Ingrosso)

Fonte: Fol