“Il Siena di adesso lo conosco abbastanza, visto che buona parte della squadra è stata riconfermata, così come l’allenatore. Il cambio di dirigenza è tutto da scoprire, sono curioso di vedere come va a finire la stagione”. A parlare, ospite di “Al Club con la Robur”, è Stefano Argilli, ex calciatore, allenatore e responsabile del settore giovanile della Robur e adesso tecnico del Foiano. “La mia prima esperienza fuori provincia – sottolinea Argilli – allenare i grandi mi sta piacendo, penso di farlo ancora per qualche anno. Ma non sono uno che programma molto. So benissimo che per quella che è stata la mia storia calcistica arrivare in certe categorie è difficile. Tornare al Siena? Vediamo… spero ci sia la possibilità di lavorare di nuovo con Roberto Pierangioli, Gill Voria e Ruggero Radice”.
L’inizio da calciatore – “Inizio sotto casa, con i miei cugini, poi un mio amico mi suggerisce un provino col Rimini. Va bene e faccio tutto il percorso nelle giovanili, più quattro anni in C2. A 19 anni, il mio primo anno tra i grandi, mi volevano Cesena e Reggiana in B ma mi ruppi i legamenti del ginocchio e dovetti ripartire da capo. La svolta ci fu quando mi portò a Siena Nelso Ricci, salendo così in C1. Era il primo anno della legge Bosman. In 20 anni di carriera ho cambiato solo due società, Rimini e Siena”.
La scalata col Siena – “Abbiamo fatto la B con le nobili decadute, in stadi importanti, assaporando il gusto del grande palcoscenico. La Serie A poi ha stravolto tutto. Esserci arrivati ed esserci rimasti è un grande merito. Ci mettevamo tanta forza per dimostrare che non eravamo lì per caso”.
Il gol salvezza con l’Atalanta – “Mi si rompe la voce a rivederlo. È stato l’apice della carriera e purtroppo la mia ultima partita col Siena. Non si può descrivere quell’emozione. Che è durata giorni, perché è tutto finito lì, non c’era da riconcentrarci sulla partita successiva”.
La Gea e l’addio Siena – “Sono state vicende dolorose, che mi hanno travolto quando non ero più con la maglia che avevo difeso per tanti anni. È stata una lavatrice di accadimenti veloci, mi hanno lasciato il rammarico di non essere ricordato solo per quello che ho fatto in campo”.
L’ipocrisia nel calcio – “Il calcio è come siamo noi, uno spaccato della nostra società. È la nostra passione che ci accompagna tutti i giorni della nostra vita, e lo viviamo intensamente. A volte sembra che tutto sia all’interno del perimetro del calcio, e invece passano gli anni e ti accorgi che contano le persone. Quando parliamo dei campionati vinti, sono vinti dalle persone più che dai calciatori”.
Carriera da allenatore – “Ho iniziato a Poggibonsi perché il Siena non era facilissimo allenarlo, visto il momento particolare. Poi è arrivato Ponte, che avevo conosciuto da calciatore, e sono tornato ad allenare i ragazzi. Con la presidenza Durio ho accettato il ruolo di responsabile del settore giovanile. Le condizioni erano che continuassi ad allenare e che potessi farmi aiutare da Roberto Pierangioli”.
La panchina della prima squadra – “Gli armeni avevano già scelto il sostituto, ma non era a posto con i documenti. Volevano far spazio a lui togliendo di mezzo Gilardino ma c’era un lasso di tempo che non avevano ben calcolato. Mi hanno chiesto di allenare per un breve periodo, io non ci ho pensato neanche un secondo. Sono state tre settimane assurde. Vedevamo il nuovo allenatore fuori dal campo, all’Acquacalda, e io dovevo fare tutte le volte una relazione ad una traduttrice spiegando che tipo di allenamento avevo fatto e perché. Io comunque stavo allenando il Siena, e lo facevo nel modo più professionale possibile. Era un momento di difficoltà, con Voria potevamo fare una figuraccia ma non ci siamo tirati indietro”.
I risultati del settore giovanile – “Ci sono ragazzi che stanno giocando in B e in C, e siamo fieri di loro, ma siamo ancor più fieri di chi sta dando una mano alla prima squadra (Morosi, Hagbe, Di Paola, ndr). Sapere che stanno dando un contributo fa piacere. Spesso non ci sono tante soddisfazioni immediate, ma alla lunga ne arrivano tante. Sersanti (oggi alla Reggiana, ndr) è stato con noi 3-4 anni, mi piace sottolineare anche il percorso di Guglielmo Mignani, che si sta affermando in Lega Pro e ha giocato nel Siena sin da bambino”.
Siena seconda casa – “Lo è diventata probabilmente quando ho smesso di giocare. Mentre giochi sei troppo concentrato su quello che devi fare. La famiglia che ho formato è senese, mia moglie e le mie figlie sono nate a Siena”. (Giuseppe Ingrosso)
Fonte: Fol
