“Il capitano, Bianchi, mi ha dato questo nomignolo, “il mieloso”, perché dice che produco miele, che ho un bel piede da cui partono gli assist. E quello con Achy contro il Mazzola vale doppio, visto che è stato il suo primo gol in carriera. Ancora non mi ha offerto niente, ma dovrà farlo presto!”. A parlare è Giuseppe Agostinone, durante l’ultima puntata di “Al Club con la Robur”, di scena ieri sera nel club dei Fedelissimi. Di seguito le sue dichiarazioni:
Il momento – “Col Traiana abbiamo dato un grande segnale di forza, con l’Asta è arrivata una bella vittoria su un bel campo che ci ha permesso di fare il nostro gioco. Ogni domenica vogliamo migliorarci per raggiungere l’obiettivo. I campionati vanno giocati sempre, prima e anche dopo la matematica. Mi era capitato un vantaggio del genere a Novara, eravamo a +14, poi a +1, per poi chiudere sul +10”.
Pontassieve – “È ultima ma all’andata ci fece una buona impressione, con un buon sistema di gioco e giovani interessanti. Non va presa sottogamba, nasconde tante insidie”.
Alla ricerca del gol – “In carriera ho sempre fatto 2-3 gol a stagione, sia andando a saltare che nelle palle inattive. Adesso sono un paio di anni che non segno. Spero di farlo presto così posso esultare con tutti i tifosi”.
Ruolo – “Negli ultimi 6-7 anni ho sempre fatto il centrale e da centrale sono arrivato a Siena. Alla prima giornata il mister mi ha messo terzino e non mi sono più spostato. Di recente l’ho fatto un paio di partite alla Sanbenedettese, ma era tanto che non lo facevo con continuità”.
Forma fisica – “Se corriamo meno degli altri? Dato che abbiamo una forza tecnica superiore all’avversario, a volte gestiamo noi la gara e il ritmo. Poi siamo una squadra fatta in poco tempo, senza preparazione e senza grandi strutture. Gli infortuni sono per lo più dettati dall’alternanza tra campo sintetico e campo con… po’ di sabbia”.
L’importanza della maglia – “Lo dico sempre ai più giovani: vestire la maglia del Siena non è da tutti i giorni, va tenuta stretta perché quando non ce l’hai più ne risenti”.
Passato – “Ho sempre avuto un grande rapporto con gli allenatori e i direttori, ancora oggi sento quasi tutti. Per questo forse ho seguito spesso un allenatore quando ha cambiato squadra. Padalino è stato importantissimo nella mia crescita calcistica, mi ha fatto migliorare su tanti aspetti. Un grande allenatore e una bravissima persona”.
Il Siena – “L’ho affrontata in Coppa Italia, quando perdemmo 5-2 all’andata e poi vincemmo 6-1 al ritorno, andando a prenderci poi la coppa. E poi in campionato con Alessandria e Piacenza. In una partita feci pure assist. Giocare al Franchi fu una grande soddisfazione”.
Lo stadio – “A Badesse c’è il grande sostegno dei tifosi ma non è come giocare in casa. Ogni volta che passiamo dallo stadio ci piange il cuore, non giocarci dà tanto sconforto. Chi può fare qualcosa, deve metterci mano nel risolvere la situazione. Una cosa così non mi era mai successa in carriera, è un’ingiustizia per la piazza”.
Il gruppo – “Siamo grandi uomini, oltre che grandi giocatori. Penso che questa squadra possa tranquillamente fare la categoria superiore. Per vincere serve un grande gruppo e noi lo siamo, possiamo fare bene anche l’anno prossimo anche se le scelte spettano al direttore”.
Studio e patentini – “Sto facendo il corso da ds, che ha appena terminato Ricciardo. Voglio ancora giocare a calcio, però intanto comincio ad aprire diverse porte. Ho anche il patentino Uefa B per allenare, conseguito nel periodo del Covid. E poi la laurea in Scienze Motorie e il mese prossimo mi laureo nella Magistrale”.
(Giuseppe Ingrosso)
Fonte: Fol
