Intervista esclusiva a Pierluigi Cappelluzzo di Angela Gorellini

È il piccolo di casa, Pierluigi Cappelluzzo. Quello che arriva al campo accompagnato perché non ha ancora la patente, quello che tutti coccolano,consigliano e strigliano perché cresca nella maniera giusta. Mister Beretta lo ha notato in Primavera, con l’attacco decimato, lo ha chiamato in prima squadra e lo ha spinto in campo: sei minuti e un gol. Fiducia ripagata. Scommessa vinta. Da entrambi. “La fortuna non esiste: esiste il momento in cui il talento incontra l’occasione”. (Seneca)

Diciassette anni, tre presenze in serie B e un gol: non potevi presentarti meglio al calcio professionistico…
“Non mi sarei mai aspettato di vivere un’esperienza come questa, ho realizzato il sogno che coltivavo fin da piccolo: sono nato con la palla tra i piedi, avevo quattro anni quando i miei genitori mi hanno iscritto nella scuola calcio di Pienza; poi sono passato nei Giovanissimi regionali del Siena. Non capita a tutti segnare all’esordio, poter giocare a certi livelli alla mia età. Ora il sogno si è trasformato in un’opportunità che voglio sfruttare al massimo”.

Personalità e sicurezza, fisico potente: hai davvero diciassette anni?
“A essere sincero quando il mister mi ha chiamato la prima volta mi tremavano le gambe e anche in campo,nelle prime azioni, ero un po’ impallato. Poi mi sono scrollato di dosso la paura e ho pensato che fosse una partita come un’altra”.

Tra i tanti complimenti ricevuti quali ti hanno fatto più piacere?
“Quelli di un amico di mio nonno Silvano, che non c’è più. Il gol lo dedico a lui”.

Chi ti senti di ringraziare?
“I compagni della Primavera, che mi sono sempre vicini, mister Recchi che mi ha aiutato a crescere e il tecnico con cui ho mosso i primi passi a Pienza, Bruno Pinna. E naturalmente Beretta, che mi ha concesso questa grande opportunità”.

Con i ragazzi della prima squadra invece come va?
“All’inizio non è stato facile, ero un po’ spaesato, in un ambiente completamente nuovo. Piano piano mi sono integrato, anche grazie a loro, sempre molto disponibili. Ho legato con tutti, in particolare con Rosseti, che conoscevo già, e Valiani, che è una persona fantastica”.

In campo?
“Mi danno ottimi consigli. Vergassola è un grande maestro, è il capitano, la bandiera della Robur”.

A chi ti ispiri?
“Per caratteristiche fisiche, per la forza che cerco di sfruttare, c’è chi mi associa a Ibrahimovic. A me piace molto anche Pazzini. Io però sono dell’Inter…”.

Dove vuoi arrivare?
“Più in alto possibile, in nerazzurro sarebbe un altro sogno realizzato. Ma non mi pongo obiettivi”.

In serie A con il Siena?
“Sarebbe bellissimo. Questa squadra ha tutte le carte in regola per riuscirci. A Trapani ha dimostrato tutta la sua forza: abbiamo centrato una vittoria importantissima”.

Com’è la giornata tipo di un diciassettenne professionista nel calcio?
“Frequento il Manzoni, seguo le lezioni e poi vado al campo. Vivo in convitto con i ragazzi della Primavera, esco con loro, giochiamo alla play station. Mi piace leggere, amo la musica e il cinema”.

L’ultimo libro che hai letto?
Steve Jobs, di Isaacson”.

E la canzone che fa da sottofondo a questo momento della tua vita?
Stupendo, di Vasco Rossi”.

Un saluto ai tifosi?
“Ringrazio tutti per il grande affetto che mi hanno dimostrato fin da subito. Speriamo che insieme possiamo centrare qualcosa di importante. Magari anche grazie a qualche altro mio gol. Ma non faccio promesse, se non quella di dare a questi colori tutto quello che posso”.

Fonte: Il Fedelissimo