Intervento di Vittorio Rossetti

Cari amici,

a poche ore dall'inizio della semifinale di Coppa Italia, mi sento profondamente contrariato e disilluso. Conservavo una residua speranza di ravvedimento, ma, come molti, avevo intuito che il prode condottiero Sannino avrebbe provveduto a un robusto innesto di riserve, nella formazione che dovrebbe contendere al Napoli l'ingresso alla finale di Roma. Sì, parlo di riserve, perché, al di là di tutte le affermazioni, un po' retoriche e molto fasulle – del tipo conferenza stampa otalk show  televisivo – concesse dallo staff tecnico bianconero, se si escludono episodi contingenti e ben delimitati, i giocatori che sono scesi e scendono in campo sono sempre i soliti noti. E questo dato, qualcosa vorrà pur significare.

E' noto che, per motivi facilmente intuibili, RAI, Federazione e (quasi) tutta la nazione, sportiva e non, “spingano” in direzione di una finale tra Juventus e Napoli. Ma che questa partita – e questo è noto forse solo a noi tifosi – pur tra le immense difficoltà per gli ostacoli da scavalcare, avrebbe potuto rappresentare l'ingresso nella Storia (con la maiuscola) sportiva di Siena e uno spot straordinario per la città e per lo sponsor (di questi tempi, poi), non pare aver destato particolare interesse.

Ma davvero non sarebbe stato possibile attuare un turn over meno radicale per un incontro talmente importante? Davvero Sannino Custer non avrebbe potuto lasciare almeno i fucili al nostro 7° Cavalleria circondato dai pellerossa, anziché dotarli di fionde e cerbottane?

Siamo tutti d'accordo che la Serie A è un patrimonio, non solo sportivo, per l'intera città, da conservare ad ogni costo. Siamo tutti d'accordo che il divario tecnico tra le due squadre titolari è netto e incolmabile; figuriamoci presentando le seconde linee, fin qui straordinarie certamente, ma pur sempre seconde linee. Ma…

Napoli, Milan e Juventus, in lotta per altri obiettivi non proprio secondari rispetto al nostro, hanno ritenuto opportuno schierare in pratica la formazione titolare, per conquistare la finale di Roma. Lo stesso Napoli ha affrontato sette giorni fa il Chelsea (non proprio uno zuccherino) per l'accesso ai quarti di finale di Champions League, in una appassionante contesa durata oltre 120 minuti. Domenica scorsa ha conquistato un faticoso pareggio a Udine (altro zuccherino poco raccomandabile) tenendo a riposo, in pratica, il solo Lavezzi. Oggi affronta la semifinale di Coppa più o meno con gli stessi elementi. Tutto in sette giorni.

E noi rinunciamo fin dall'inizio a combattere e ci presentiamo solo per onor di firma? Ricordo i patrioti Polacchi che, in ben più drammatiche circostanze, schiacciati e oggetto di spartizione per secoli da parte dei potenti vicini, orgogliosamente ammonivano: “Ci mangerete. Ma faremo di tutto per renderci indigesti”.

A me pare che noi, al contrario, vogliamo offrire ai napoletani anche il digestivo. Cosa che non gradirebbero certo quei coraggiosi 400 tifosi, eroici come tutti i sognatori, che si sono fatti carico di una trasferta faticosa e disagevole per manifestare la loro fede e il loro amore per la Robur. E non per trovarsi, disarmati, al Little Big Horn partenopeo.

 Vittorio Rossetti