Intervento di Matteo Betti su Genoa-Siena

 

Nel pomeriggio che restituisce ai tifosi il posto d’onore del mondo pallonaro, fosse solo per il tempo di un giorno, alla Robur tocca la parte importante dell’attore non protagonista. Con una prova da incorniciare a Brienza e compagni basta un tempo per mettere in ginocchio un Genoa alla deriva.

Il Siena rientra in campo per chiudere la partita, Giorgi segna la sua prima marcatura in serie A e la quarta per i bianconeri. La tifoseria di casa si infuria, passano pochi minuti e la rabbia del pubblico genoano esplode.

Al 7° del secondo tempo gli attori protagonisti di questa partita, gli ultras del tifo genoano, salgono prepotentemente sul palcoscenico.

Due fumogeni piovono sul campo, la partita è sospesa. Per dire la verità, i due fumogeni lanciati sul campo pur connotando un comportamento deprecabile, sono l’unica manifestazione fuori dai confini della civiltà e sono diretti molto lontano dai giocatori. Hanno il solo scopo di attirare l’attenzione per quello che sarà il vero spettacolo del pomeriggio, la messa in scena della rabbia dei tifosi.

Sentimento motivato di una tifoseria gloriosa, costretta a sostenere una squadra in crisi profonda, che contro una diretta concorrente per la salvezza non scende nemmeno in campo condannando la Genova rossoblù ad una figuraccia.

La furia esplode, i tifosi si portano molto vicino ai giocatori. La situazione tesa è ottimamente gestita dalle forze dell’ordine, che capiscono la situazione delicata e decidono di assecondare la protesta della tifoseria che chiede ed ottiene la “restituzione” delle maglie da parte dei giocatori, ritenuti indegni di indossarle.

Il clima è surreale. La Robur rientra negli spogliatoi, così come la terna arbitrale. Spiccano le (diverse) reazioni di tre giocatori genoani. La maturità e l’intelligenza di un Capitano con la C maiuscola come Marco Rossi, che per primo si toglie la maglia e convince i propri compagni ad imitarne il gesto. E’ un’umiliazione mai vista fino ad oggi su un campo di calcio professionistico.

Il dolore sincero di un’altra bandiera rossoblù, Giandomenico Mesto, inconsolabile di fronte agli accadimenti del pomeriggio. L’orgoglio e la spregiudicatezza di Giuseppe Sculli, unico a rifiutarsi di consegnare la maglia agli ultras. Che anzi affronta la loro rabbia, li convince a desistere, riprende le maglie e le restituisce ai compagni per concludere questa anomala giornata di sport, evitando strascichi disciplinari che condannerebbero il Genoa ad una sicura retrocessione.

Il questore decide che la partita riprenderà, ed è la scelta più giusta. Il Siena rientra sul campo salutato dagli applausi del pubblico genoano, anche di quello più furente, ed è un particolare da sottolineare. Così come successe durante Genoa-Siena 1 3 che condannò il Genoa in terza serie mentre il Siena festeggiava la promozione in A, il pubblico genoano in un momento di massima drammaticità (sportiva) e frustrazione, dimostra la propria maturità ed onora la tradizione di una delle migliori curve d’Italia.

La partita riprende ma il campo non ha più niente da dire. Tagliavento omologa un 1 4 che probabilmente regalerà la salvezza sul campo alla Robur, ma probabilmente il pomeriggio di Marassi avrà degli effetti molto più significativi per il calcio italiano.

Durante le settimane in cui tutto il marcio del calcio viene allo scoperto, i tifosi hanno alzato la voce e ricordato a calciatori, dirigenti, televisioni, ecc. chi è il motore di questo carrozzone straripante di milioni di euro. Un motore talvolta bollente, ma che gli euro li caccia e che pretende di essere rispettato.

Lo hanno ricordato in un modo rude, forse maleducato, ma non violento. Atti violenti allo stadio non se ne sono registrati, e questa è la cosa più importante.

Chissà che questo movimentato pomeriggio di Marassi non abbia riportato tutti coi piedi per terra.

Chissà che in fondo, la realtà e l’umanità di questi 45 minuti di Marassi non abbiano giovato al calcio, alla fine.

Matteo Betti