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Inizia l’era Bellazzini. Il binomio con Lelli per un calcio moderno e votato all’attacco

Nel casting per la panchina bianconera si pensava potesse non essere il favorito nel testa a testa con Brando, ma ci sono pochi dubbi sul fatto che Tommaso Bellazzini fosse il preferito da parte del direttore sportivo Simone Guerri per ereditare la guida della Robur. “Sarà un tecnico che pratica un calcio offensivo, un calcio di dominio del gioco, non speculativo”, aveva detto il dirigente bianconero un paio di settimane fa tracciando l’identikit della figura che nelle sue idee avrebbe dovuto prendere le redini della squadra. E tra gli allenatori messisi in mostra nella stagione appena conclusa, nessuno più dell’ex centrocampista del Cittadella risponde a questi requisiti. Due dati su tutti emergono in maniera preponderante: con il suo Ghiviborgo, infatti, Bellazzini ha impressionato per la facilità di mandare a rete i suoi uomini, stabilendosi come il secondo miglior attacco del torneo (con ben 65 reti segnate), ma – allo stesso tempo – concedendo un po’ troppo dall’altra parte del campo, ne è testimonianza il fatto che solo la Fezzanese ha subito più reti. Se da un lato hanno fatto rumore le due clamorose affermazioni ai danni del Livorno (l’1-4 esterno del “Picchi” e il 7-1 tra le mura amiche), il contraltare è stato rappresentato da alcune sconfitte con qualche rete al passivo di troppo. Con queste premesse è realistico immaginare che, mentre la Robur 2024/25 trovava difficoltà nell’andare a rete, il Siena targato Bellazzini avrà caratteristiche diametralmente opposte.

Bellazzini, che quando ancora indossava gli scarpini era un fantasista mancino dalle grandi qualità tecniche (si mise in luce a Cittadella in Serie B), da tecnico ha fatto immediatamente parlare di sé per l’impronta netta data al suo collettivo. Il suo Ghiviborgo ha mostrato un’identità chiara basata su costruzione dal basso, pressing alto e occupazione degli spazi. Dimostrazione ne è il sorprendente 3-2-4-1 schierato a Siena per fronteggiare una formazione, quella bianconera, molto abbottonata e poco propensa a lasciare spazi. “È un nostro principio quello di costruire dal portiere, attiriamo gli attaccanti con i due difensori e poi facciamo un lancio improvviso. Se il portiere non è attento e i difensori leggono male la traiettoria puoi mettere in difficoltà l’avversario”, disse nel post gara della sfida giocata lo scorso 26 gennaio. Un’impostazione coraggiosa ma che ha portato i suoi frutti, vista la valorizzazione dei tanti giovani, e che ha reso il Ghiviborgo una delle realtà più interessanti del girone, nonostante mezzi non paragonabili a quelli delle big.

Il tecnico pisano classe 1987 si avvarrà della collaborazione di un altro che di calcio offensivo se ne intende, ovvero quel Nico Lelli a cui aveva fatto da vice, sempre a Ghiviborgo, nella stagione 2023/24. L’ex bianconero, che torna a Siena dopo essere stato il secondo di Pagliuca nell’ultimo anno di Serie C, aveva a sua volta impressionato per la mole di gioco costruita nella partita di andata quando era alla guida dell’Aquila Montevarchi; un calcio “totale”, dove il terzino Ciofi finiva per essere un attaccante aggiunto e i calciatori si scambiavano di posizione in maniera armonica, senza dare punti di riferimento. Rispetto all’esperienza che li ha accomunati a Ghiviborgo, stavolta i loro ruoli saranno capovolti ma i principi alla base del loro calcio rimarranno intatti.

Per la presentazione del nuovo staff, visto che l’inizio dell’avventura è fissato per il prossimo 1° luglio, servirà verosimilmente attendere almeno un mese, in cui la società proverà a gettare le basi per il nuovo corso che nelle idee dovrebbe essere di due anni, alla luce degli accordi resi noti dal club. La strada verso il ritorno tra i professionisti non sarà priva di ostacoli, motivo per cui al giovane duo dovrà esser dato tempo e supporto. Spetterà alla Robur accompagnare la rivoluzione tecnica con progettualità e pazienza. (J.F.)

Fonte: Fol