In ricordo di Paolo – “Non bisogna mai vergognarsi dei propri sentimenti”

“Non bisogna mai vergognarsi dei propri sentimenti”Questa  frase sintetizza inequivocabilmente il rapporto tra  Paolo De Luca e la tifoseria bianconera. Le sue lacrime di fronte a grandi imprese, come la notte della conquista della A, erano il frutto di una spontaneità che è difficile trovare in uomini pubblici. Paolo De Luca era genuino e per questo era riuscito a conquistarci con la sua sincerità ed anche la sua spavalderia. Diciamoci la verità, senza di lui arrivare ai massimi livelli del calcio  non sarebbe mai stato possibile, per la nostra società e per la nostra città. Troppe volte in passato, parliamo degli anni della serie C (1 o 2), auspicavamo che le redini della Robur restassero in mano senese. Che sbaglio madornale, commettevamo! Senza la “follia” di un personaggio come De Luca non avremmo mai potuto realizzare quei sogni, da troppo tempo rimasti nei nostri più oscuri cassetti. La sua esuberanza era contagiosa, le sue dichiarazioni mai banali, ma sempre rivolte al bene della sua passione: la Robur. A volte è accaduto che noi stessi, tifosi bianconeri, non lo avessimo capito, tanto da scatenare addirittura qualche contestazione, salvo poi capire, anche se in ritardo, che le sue erano sempre mosse che cercavano di far emergere e migliorare il Siena. 

Si gettava a corpo morto su iniziative che sembravano talmente lontane dalla mentalità senese da non credere di vederle realizzate. Paolo De Luca, invece, pur tra mille difficoltà, ha fatto crescere la nostra centenaria Robur. Ha creato un vero e proprio merchandising intorno al Siena, ha costruito una sede degna di questo nome, ha cercato con ogni mezzo possibile, in una piccola realtà come la nostra rispetto ai colossi del calcio italiano, di far innalzare davvero i nostri colori, ha organizzato eventi di beneficenza. A volte esagerava, da guascone o sarebbe meglio dire da napoletano verace com’era. Dove non poteva arrivarci, come si dice dalle nostre parti, ci tirava il cappello e quasi sempre aveva ragione lui. Ricordiamo la torbida estate del calcio scommesse del 2004, per esempio, che non ci permise,data l’incertezza, di vedere allestita una squadra molto competitiva durante il calcio mercato estivo. A gennaio, risolti tutti i problemi, ingaggiò gente come Maccarone, Tudor, Alberto, Pasquale, Cozza e il Siena si salvò tra lo scetticismo generale.

I miracoli di De Luca sono stati tanti. Chi avrebbe mai pensato di vedere a Siena Enrico Chiesa o Tore Andre Flo, fino ad allora ammirati solo alla tv o negli album delle figurine Panini? 

Non ha mai cercato il facile consenso e forse, anche per questo, si sentiva a suo agio più ad una cena in contrada o in qualche club di tifosi che a riunioni con i cosiddetti “pezzi da novanta”, dove poteva sfogare tutta la sua passione intonando canti come il più sfegatato ultras.

Anche la sua morte fu simbolica. Ci lasciò solo poche ore aver firmato la cessione del Siena, quasi non avesse più nulla da fare o a cui pensare veramente. Lo ameremo sempre e senza ombra di retorica rimarrà sempre nei nostri cuori. Ci rammarica solamente, dispiace dirlo, che non abbia avuto per incomprensioni varie o stupida invidia, riconoscimenti a livello cittadino che ampiamente meritava, primo tra tutti il Mangia d’oro. Non importa, sarà un motivo per ricordarlo ancora di più. (Antonio Gigli da Il Fedelissimo del 27 marzo 2011)

Fonte: Fedelissimo Online