IN ATTESA DI CAGLIARI-SIENA di Alarico Rossi

 Il Cagliari è una delle squadre che si possono vantare di iniziare questo
campionato in un clima di euforia, insieme al Genoa (in Europa dopo tanto), la
Lazio (vincitrice della Supercoppa italiana) e le neopromosse. Non a caso
Massimiliano Allegri non ha fatto altro che smorzare i toni per tutta l’estate,
ribadendo in continuazione e a chiare lettere che questa squadra doveva
ricominciare da zero. Ma guardando i titolari, se psicologicamente si deve
ripartire da zero, tecnicamente non è così. Rispetto allo scorso anno sono
partiti un pezzo per reparto: in difesa Paolo Bianco, a centrocampo il nostro
Michele Fini e in attacco Robert Acquafresca. I rimpiazzi sono stati il
difensore Lino Marzoratti, un centrocampista giovane croato, Simone Barone e il
brasiliano Nené: tutti giocatori provenienti da squadre di livello inferiore al
Cagliari. L’unico di questi quattro che può godere di una maglia tra i primi
undici è Simone Barone, rimpiazzo diretto (meno qualità ma più resistenza
atletica) di Michele Fini. Le altre partenze sono state tutte rimediate in
casa, con l’evoluzione del terzino Pisano e la conferma di Matri o Larrivey in
avanti.
Il Cagliari formato 2009-2010 dunque è grossomodo la fotocopia dello scorso
anno. Ennesima dimostrazione che la programmazione a lungo raggio che fu
progettata da Marco Giampaolo alcune stagioni fa oggi sta dando i suoi frutti.
Davanti al portiere Marchetti, rivelazione dello scorso campionato, i quattro
difensori sono a destra Pisano, a sinistra l’ex Agostani e centrali Diego Lopez
e il giovane Astori. I due centrali sono forti fisicamente, mentre i due
terzini fanno con freschezza tutta la fascia, applicando alla lettera i
principi offensivi del 4-3-1-2. Playmaker del rombo di centrocampo è Daniele
Conti, vero punto nevralgico della squadra. Ai suoi lati operano Barone e
Lazzari, che insieme al trequartista Cossu dà immensa qualità al centrocampo.
Non eccelso fisicamente, Cossu è rapidissimo e bravo ad inserirsi negli spazi.
Davanti la seconda punta Jeda (altro ex della partita) tende spesso ad operare
da secondo trequartista per mettere in difficoltà gli avversari tra le linee,
mentre la linea offensiva è conclusa da una prima punta di peso.
Come detto, una quantità infinita di palloni passa dai piedi di Conti. Al
figlio d’arte è affidata la manovra che segue principalmente i concetti di
profondità e in secondo luogo ampiezza. Il continuo riproporsi dei terzini e i
continui movimenti senza palla dei tre giocatori di fantasia (Lazzari mezzala
sinistra, Cossu trequarti e Jeda seconda punta) fa sì che la squadra possa
sempre trovare facilmente appoggi imprevedibili. Il gioco corto è spesso alla
ricerca dell’apertura del gioco, mentre la palla alta, anche sopra la difesa, è
sfruttata per andare in profondità, che comunque è sempre la prima scelta che
viene effettuata. Larrivey o Matri vanno spesso a saltare sul difensore più
debole di testa degli avversari, perché in caso di intasamento di spazi Conti
cerca la testa dell’ariete offensivo. Il passaggio in avanti può anche essere
basso per Cossu, che sa anche inserirsi alle spalle della punta con palla alta,
spizzata della punta o semplice movimento di finta.
Le difficoltà per il Siena non saranno soltanto nell’ambiente difficile da
affrontare. Il Cagliari riproduce per certi versi gli stessi movimenti del
Milan che hanno messo tanto in difficoltà il Siena sabato scorso. In particolar
modo, il metodista bianconero avrà un lavoro straordinario per avere sempre le
distanze giuste tra i reparti in base anche ai movimenti dell’avversario. In
sostanza se Cossu (o Lazzari, o Jeda si abbasserà…) si inserirà alle spalle del
centrocampo bianconero si potranno avere situazioni in cui il Cagliari punterà
la difesa del Siena, per questo l’intasamento degli spazi in fase di non
possesso potrà essere uno dei motivi portanti del match bianconero.
Ma il Cagliari non è il real Madrid, e un punto debole ce l’ha eccome. I
mediani aspettano palla dalla difesa in maniera statica e lì si può pressare
sperando di recuperare il pallone, così come il Livorno ha fatto per buona
parte del primo tempo settimana scorsa. In fase di impostazione, nonostante la
spinta dei terzini, i due centrali rossoblu non sono eccelsi e concedere
responsabilità che non si addicono alle caratteristiche dei singoli avversari
potrebbe portare buoni frutti al Siena. Per questo potremmo vedere (ma non è
detto che sia così) i due attaccanti bianconeri ripiegare sugli esterni di
difesa avversari e il trequartista coprire Conti guardandolo a vista. Per
pressare alto, rubare e ripartire: tutte caratteristiche che vestono gli uomini
di Giampaolo meglio di come un sarto potrebbe fare.