Il supremo management

Ancora una volta mi ritrovo a prendere penna e calamaio per stigmatizzare la rabbia di questi giorni. Si, si proprio rabbia, rabbia da senese! Ed è il sentimento che prova chi non mette piede nel Palazzo dello Sport da oltre venti anni, non si entusiasma più per il basket ed il bianco verde della Mens Sana lo continua ad associare, lui del Galilei,  al Liceo Classico (le famose “cavolelle”), così tronfio e supponente.

Ho detto rabbia ed ora aggiungo disgusto.

La “palla al balzello”, sponda v.le Sclavo, aveva finito per rappresentare alla perfezione quella che alcuni hanno definito “ la Casta”. I tanti soldi del Monte, i grandissimi risultati sul campo, la possibilità di incontrare sulle scalee del Palazzo dello Sport la Siena che contava e di poterci stare “gomito a gomito”, di disporre di biglietti omaggio ovvero di abbonamenti gratuiti illudevano un po’ tutti di essere parte integrante del sistema e non già inutili pedine.

Tutto sembrava perfetto, tutto sembrava immortale tanto che il “Sistema Siena” con il suo “groviglio armonioso” (si potrebbero fare commenti, ma lasciamo stare!) veniva esportato anche al di là delle Alpi. Nessuno dubitava, nessuno si poneva domande, neanche quando l’antica Università “barcollò” e la Sanità Senese “inciampò”.

Poi, una mattina fredda ed umida, venimmo a sapere (chi vi aveva lavorato con umiltà, dedizione ed orgoglio dell’appartenenza l’aveva già capito!) che anche il Monte, diciamo così, aveva perso la sua verginità e la sua Fondazione aveva dissipato tutto il capitale al tavolo verde di una politica bara ed incapace!

Immediatamente giornali e giornaletti, pur avendo fatto lo gnorri per tanto tempo, cominciarono ad ammettere che il mondo non sarebbe stato più lo stesso e, in particolare, lo sport senese ne avrebbe pagato le conseguenze: più di tutti la Robur, non a caso diversi scapparono a gambe levate come i topi dalla nave che affondava. Ma la Mens Sana no! La Mens Sana era un’altra cosa! Aveva la capacità di attrarre nuovi capitali e grazie alla suprema qualità del suo management avrebbe continuato a navigare con sicurezza, seppur con obbiettivi meno ambiziosi.

Ed invece no!

Un altro triste mattino arrivò la ferale ed improvvisa notizia: il basket senese è malato grave e non sappiamo se “passerà la nottata”!

Ma allora tutta questa qualità del management? Ma la particolare organizzazione societaria non è servita a nulla? Ma la Polisportiva? Ma il “Padrone” che teneva strettamente al guinzaglio la Montepaschi Basket grazie ad una maggioranza “bulgara”? Forse, dico forse, la relazione dei Sindaci Revisori non era chiara, era forse scritta in cirillico? Eppure la situazione contabile della Mens Sana era ed è semplicissima: le entrate erano quasi esclusivamente costituite dai conferimenti della Banca (….oltre alla cessione del marchio, ohibò!), le uscite …. beh, questo potrebbe essere un altro discorso! Comunque, per farla breve, ci voleva poco a capire che diminuendo/cessando le entrate le perdite sarebbero cresciute. O no?

Certo è che se “l’occhio del padrone ingrassa la vacca”, cosa può succedere se il proprietario è distratto e la vacca è guardata dal solo fattore?

La Mens Sana Basket è stata dunque posta in liquidazione, non sappiamo allo stato cosa potrà succedere. Certo sperare che Petrucci venga in soccorso di v.le Sclavo la vedo dura! Comunque, mi viene da sorridere, un gazzettiere trovò opportuno alla vigilia del “Black Friday” annunciare l’imminente fallimento del Siena. Ancora sperava di oscurare con tali mezzucci certe ed arcinote responsabilità del famoso management biancoverde? Sperava forse di salvaguardare il “groviglio armonioso” di cui la Mens Sana (ahi lei!) era lo specchietto più luccicante? Sinceramente non lo so. Sinceramente, con rabbia e disgusto, non posso che concludere che la trionfante Mens Sana non ha saputo costruirsi un domani, non si è  assicurata il futuro, non ha neanche pensato a costruirsi un vero patrimonio; e pure da quelle casse di soldi ne sono passati a vagonate!

Della rutilante città del grande sport è rimasto poco. Forse, e sottolineo il forse, lo scalcagnato Siena, quello predestinato al fallimento secondo il ben noto gazzettiere, potrebbe anche salvarsi ovvero non esplodere. Sarebbe un miracolo? Io sono un laico ed ai miracoli ho sempre creduto poco!

La Robur, nel bene e/o nel male, ha una società alle spalle che “opportunamente” ha elaborato  un progetto. Bello, brutto, realizzabile o meno, comunque ha una carta da giocare: voglio proprio vedere che si inventerà questa volta l’Assessore Tafani, già circense e già dipendente della Mens Sana, in assenza del Sindaco, chiamatosi fuori, dichiarando che intende fare l’arbitro!

Andrea Sordi