Lettere

Il Siena ed il suo pubblico. Ci scrive Andrea Sordi

E’ di questi giorni la “querelle” circa la contenuta presenza allo stadio e la postulata freddezza degli spettatori. Tanto per sgombrare il campo dagli equivoci, credo che il gol di Santini contro la Pistoiese non l’abbia visto nessuno, forse neanche l’autore! Alla vista del giubilo dei giocatori in campo, peraltro contenuto, credo che la tifoseria, io per primo, abbia finito per domandarsi cosa fosse successo, piuttosto che esclamare la propria gioia.

Detto questo, credo che si debba fare qualche riflessione.

Il pubblico, raro e distratto, cominciò ad ingrossarsi nell’anno del ritorno in B. Ora i numeri non li ricordo, ma gli spalti sembravano gremiti. Si è vero ma allora il vetusto Rastrello si articolava nell’antica tribuna coperta, quella scoperta e qualche gradone nelle due curve, forse avrà avuto una capienza di un seimila spettatori. Quattromila davano l’immagine di folle oceaniche!

Il primo campionato di B ci offrì un numero di spettatori più rassicurante, in diminuzione nel secondo ed in fine in ascesa incontrollabile nel terzo: quello della promozione in A.

I campionati della massima serie ci rallegrarono con un numero di abbonati significativo, ma già allora ci furono i sofismi circa la  presenza di chi si abbonava solo per avere garanzia di poter assistere alle gesta delle grandi squadre. La Curva Beneforti fu liquidata con l’aggettivo “Triste”.

La retrocessione in B nell’anno del passaggio di gestione, il termine proprietà mi sembra veramente eccessivo, tra Lombardi Stronati e Mezzaroma mise definitivamente in dubbio  molte certezze. Diversi spettatori, c.d. modaioli, fecero un passo indietro nonostante il rapido ritorno in A, peraltro con costi di gestione non inferiori a quelli di una squadra in lotta per l’Europa.

L’anno successivo, Sannino nocchiero, il Sienone nostro fa il suo record di punti, ma all’orizzonte si addensano nuvoloni sempre più neri. Agli scricchiolii della “Rocca” rispondo i giudici con una sequela di azioni per calcio scommesse. Siena, di lì a poco, diviene il verminaio immondo delle corruzione sportiva, usurpando Bari da cui era arrivata diversa umanità.

Inizia, così, quell’agonia senza fine fatta di stipendi non pagati, conti inevasi e penalizzazioni come se piovesse! Fino a quella maledetta estate in cui vengono chiusi i cancelli, il prato del Rastrello diviene una steppa chirghisa ed il Siena muore.

Si scopre allora come l’originario debito lasciato dall’indimenticabile e grandissimo Paolo De Luca non solo non era stato onorato, ma dilatato sino alla follia.

Gli ultimi “proprietari” hanno usato il Siena come bancomat personale ovvero come mezzo per accedere a certi piani del “Monte”.

Nonostante tutto ciò il pubblico risponde presente alla chiamata di Ponte, sbriciolando il record di abbonamenti in serie D appartenuto al Pisa e poi fatto proprio dal Parma l’anno successivo.

Andiamo con dignità in trasferta a Villabiagio come siamo andati poco prima a San Siro: il Siena è il Siena!

E’ bastato riaccendere i fari sulla nostra Robur che l’incapacità, l’opacità e “l’approfitto”, come si dice da queste parti, tornasse la regola. Da qui divisioni anche tra i tifosi, chi pontifica da una parte, chi da un’altra con l’ovvia conseguenza che la tifoseria quella più tiepida o meno fidelizzata decide di passare i pomeriggi in altro modo e la nuova proprietà si trova nel mezzo al deserto!

Forse è la cosa migliore, i fasti del passato ci pesano sul collo come macigni. Ricominciamo da capo, resettiamo tutto, ricominciamo a gustarsi il Siena e dare il giusto valore al presente, il sottile distinguo, “l’io l’avevo detto”, il broncio non è più ammesso!

 

Andrea Sordi