Certi amori non finiscono mai, fanno giri immensi e poi ritornano, cantava Antonello Venditti. Quello tra Niccolò Giannetti e la Robur è un amore mai sopito, che nemmeno una brusca separazione ancora oggi difficile da digerire ha potuto minimamente scalfire. Un amore alimentato da una parte dalla voglia di tornare un giorno a vestire la maglia della squadra della propria città, e dall’altra dai sogni di una tifoseria che per tanto tempo ha accarezzato l’idea di rivedere il figliol prodigo poter difendere i colori bianconeri. Il ritorno di Giannetti è più di un semplice trasferimento: è una storia di passione, dedizione e attaccamento a Siena e alla Robur. Un’operazione dinanzi alla quale non si può rimanere indifferenti perché riconcilia con un mondo in cui le storie non sempre hanno il lieto fine, le bandiere latitano e i legami affettivi sono un optional. Non è certo questo il caso in cui si rischia di fare della retorica: per tutti coloro, di cui fa parte chi scrive, che in Giannetti hanno visto un idolo è stato impossibile non emozionarsi alla notizia dell’annuncio che sanciva un momento che tutti attendevano da più di 10 anni. Qualcosa che spiegare a parole è complesso e che rischierebbe di essere riduttivo.
Dal punto di vista squisitamente tecnico il Siena fa un acquisto che può spostare gli equilibri in una categoria che Giannetti non ha mai nemmeno sfiorato, e in cui realisticamente non avrebbe mai giocato in carriera se la chiamata non fosse pervenuta dalla Robur. Niccolò ha accettato di scendere di due categorie pur essendo forte di una Serie B appena conquistata sul campo, un gesto che da solo basta a spiegare quanto profondo sia il sentimento che lo lega al bianconero. La chiamata del direttore Guerri è arrivata nel momento forse più giusto per entrambe le parti, perché vede combaciare le ambizioni di una Robur in rampa di lancio e l’opportunità per Giannetti di ri-indossare la maglia bianconera nel pieno della sua maturità, carico di un bagaglio di esperienza importante e mosso dal desiderio di riprendere un discorso interrotto a malincuore. Infatti, senza trascurare i benefici che il sistema di gioco di mister Magrini ha portato in dote agli attaccanti e le qualità dei suoi futuri compagni di reparto – in grado di metterlo nelle migliori condizioni per esprimersi ed esaltare il suo fiuto del gol – pensiamo che a fare la differenza in questo contesto possano davvero essere le grandi motivazioni che hanno spinto l’attaccante contradaiolo del Montone ad accettare questa scommessa. Dalla possibilità di poter finalmente condividere lo spogliatoio con l’amico fraterno Masini, a far tornare a battere il cuore dei tifosi della Robur come nessun altro aveva saputo fare, al lasciare il segno da trascinatore con la squadra della sua città. Per chiudere un cerchio interrotto una decade fa e godersi il percorso di una storia ancora tutta da scrivere. (J.F.)
Fonte: Fol
