Il punto di Paolo Brogi

Emozionarsi al Franchi, una sensazione bellissima che mi ha fatto davvero sentire bene. Quell’abbraccio finale con i miei vicini di posto quando il successo sul Livorno era ormai scritto come una pagina di storia è per me una delle sensazioni più forti e appaganti, calcisticamente parlando, degli ultimi anni. Il mio carattere mi suggerisce di non esternare quello che provo, piuttosto godere e soffrire dentro, da solo, e lontano da occhi e indiscreti, piazzando magari quella faccia di circostanza indecifrabile. Mi ci vuole uno tsunami emotivo per lasciarmi travolgere, magari proprio quel gol al minuto 94 quando nessuno ci credeva più, nel momento in cui tanti erano già usciti dallo stadio, una cosa che non capirò mai. Ma perché ve ne andate? Perché vi arrendete quando c’è ancora vita? Per evitare code? Ma dai! Quel ruggito del ‘Franchi’ al quale, orgogliosamente, ho dato il mio contributo non ve lo restituirà mai nessuno, ve lo racconteranno ma non è uguale. Pazienza, ognuno fa la sua scelta che comunque va rispettata. La mia è stata quella di presentarmi allo stadio un certo anticipo rispetto al solito, ripudiare ancora la postazione da giornalista assegnatomi e piazzarmi nel primo posto libero nell’ultima fila della tribuna coperta, insieme ai soliti tifosi con ormai qualche anno alle spalle di militanza bianconera. Persone fantastiche, come la signora che mi ha chiesto, a gara in corso,  chi fosse quel giocatore del Siena e davanti al nome ha scosso la testa in segno di dissenso, subito aggiungendo il classico guardi io non ci capisco niente. Quando l’arbitro ha fischiato il rigore nella mia testa si è sviluppata la classica domenica fantozziana. Andiamo sotto, poi magari raddoppiano e tanti saluti. Il pessimista che c’è in me, per fortuna, è stato subito messo a tacere dall’errore dal dischetto e approdare all’intervallo sullo zero a zero mi è sembrato quasi un miracolo. Nella ripresa però non c’è stata più storia e quando sul finire, Marotta ha preso palla a metà campo, quasi fermandosi e muovendo con violenza il braccio per invitare i compagni a crederci e portarsi in avanti ho rivisto un antico condottiero, un capo popolo che ci mancava da tempo. Questo può farci vincere ho pensato e quella scintilla sul finire del recupero, che ha fatto divampare l’incendio bianconero, l’ha data proprio lui. Uno stadio caldo come ai vecchi tempi, il mucchio selvaggio sotto una Curva Robur traboccante di tifo, l’abbraccio del trio Dolci-Vaira-Trani che saltavano e urlavano come bambini, il silenzio del settore ospiti e il cronometro dello stadio che scandiva inesorabilmente la fine della partita. Succulenti particolari di una giornata indimenticabile. Sullo stesso piano di quel famoso gol di Voria al Pisa, di Flo o Maccarone contro la Fiorentina, delle reti liberatorie di Argilli e Negro a scrivere l’happy end di stagioni tribolate. In giornate del genere quando arrivi in redazione con dieci pagine di sport da inventare e costruire ti senti come il Pantani dei tempi d’oro, con venti minuti di vantaggio sul secondo e il traguardo in vista. Tutto è più facile, tutto più bello. Ci sono i titoli quelli roboanti da inventare, c’è una classifica da guardare, ci sono le pagine dell’edizione di Livorno de La Nazione da sbirciare con una certa soddisfazione. Insomma il 16 ottobre 2016 mi ha davvero entusiasmato, anche se è già tempo di guardare avanti perché la ‘battaglia’ è vinta ma la ‘guerra’ è ancora lunghissima. Un campionato senza sofferenze e con qualche soddisfazione è l’obiettivo che secondo me il Siena deve inseguire in questa stagione 2016-2017. Ebbene siamo già oltre la media del periodo, anche se è sempre meglio non illudersi. Verranno altre giornate belle, ma anche momenti complicati, dove la serenità nel voltare pagine sarà la carta migliore da giocare. Siena uno, Livorno zero: per adesso godiamocela. Sempre avanti!

Paolo Brogi

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Fonte: Fol