Il punto di Paolo Brogi

Abbiamo battuto il Pontedera e scacciato la paura. Questa è l’unica cosa che conta, tenendo ben presente che non era così scontato prendersi i tre punti nel derby di domenica scorsa. Clima pesante, contestazione, i sei gol ‘sul groppone’ che pesavano come un macigno, c’era tutto da perdere, anzi riperdere, e niente da guadagnare e invece la Robur ha fatto, almeno dal punto di vista degli attributi, la Robur e adesso certi fantasmi sono quasi dissolti. Il mio premio ‘dell’antipatico’, che voglio assegnare per la prima e forse ultima volta in stagione, va a mister Guido Carboni. Chiariamoci,  premio ‘dell’antipatico’ non vuol dire che l’allenatore del Siena è antipatico, piuttosto il sottoscritto non sarà troppo simpatico nel prendere le parti di chi non è in questo momento osannato dalla piazza. Domenica a Carboni è stato detto di tutto, eppure lui in sala stampa ha fatto finta di niente, sottolineando come certe cose siano parte del gioco. Comportamento da professionista esemplare e sono convinto che pochi allenatori, anche della massima serie,  avrebbero fatto buon viso a cattivo gioco come il tecnico della Robur. Ha un po’ sbottato, invece, Antonio Ponte. In fin dei conti lui il suo percorso lo ha portato a termine e ora aspetta di completare il passaggio di consegne per salutare la compagnia, nella speranza (nostra) che chi arriverà dopo di lui possa davvero aiutare il Siena a risollevarsi. In tribuna stampa (si fa per dire), domenica, ho voluto lanciare una provocazione ai colleghi giovani e meno giovani vicini a me. Volete scommettere, ho detto, che tra un anno lo slogan attuale ‘Ponte vaffa’ sarà ripreso cambiando solo la prima parola? Non me lo auguro, ovviamente, ma lo temo.  La contestazione, se civile, è l’arma che i tifosi possono usare contro la squadra che li ha traditi e a Foggia, parliamoci chiaro, è stato un bel tradimento. Meglio esserci e contestare che restarsene a casa, come sta facendo qualche amico da un paio di settimane e a cui ho fatto notare, senza mezzi termini, che ha scelto la forma di protesta sbagliata. Detto questo io, personalmente, non avrei contestato dall’inizio alla fine come è stato fatto. E chissenefrega, dirà qualcuno leggendomi, non ce lo metti?  Non è la voglia di andare per forza controcorrente, ma il mio pensiero libero che nessuno, nemmeno se grosso, armato o cattivo, potrà cancellare. Il mio timore era che la squadra si sfaldasse ancora di più, cosa che per fortuna non è avvenuta. L’obiettivo è che la Robur chiuda questa tribolata stagione senza danni. Non il mio obiettivo, credo quello di tutti. Poi staremo a vedere la svolta societaria dove ci porterà. Io come giornalista de La Nazione e anche come appassionato della Robur resterò con gli occhi spalancati. Due mesi scarsi e il campionato 2015-2016 sarà in archivio. Poi sì che comincerà un ‘campionato’, lasciando perdere per un attimo la questione sportiva’ da vincere a tutti costi. Avanti Robur!

Paolo Brogi

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Fonte: Fol