Il Punto di Paolo Brogi

"Santarcangelo, Foggia e Spal? Come minimo si perdono tutte". Questa la nefasta previsione di un collega in tribuna stampa intorno alle 17 di domenica. Beh è chiaro che le mie mani, in coppia, sono scese verso le parti basse, mentre dalla bocca mi è uscito solo un <ma dai!> più implorante che altro. Foggia e Spal avversari tosti ho pensato, ma questo Santarcangelo lo dobbiamo asfaltare. Invece abbiamo fatto proprio come i pifferi di montagna, quelli che andarono per suonare e invece vennero suonati. Una partita ‘vietata ai minori’, proprio come quella di sette giorni prima contro il Rimini. Chi ora si aspetta da me un’analisi tecnica resterà deluso. Ho le mie idee per carità, però preferisco sorvolare su moduli e scelte di giocatori perché secondo me il nocciolo della questione non è nemmeno questo. Una volta il grande Mourinho disse che per fare una frittata ottima bisogna avere le uova di prima scelta, perché se invece sono di terza o quarta scelta la frittata sarà sempre peggiore con l’abbassarsi della qualità. Ebbene, senza girarci troppo intorno e senza che nessuno se la prenda, questa Robur è fatta con tutto fuori che con ‘uova’ di prima scelta. Eravamo da classifica medio-alta all’epoca di Atzori, siamo forse da classifica appena media allo stato attuale delle cose. Il mercato di gennaio ci ha indebolito e i successi con Prato,  Lucchese all’ultimo tuffo e in Coppa Italia contro le quinte scelte del Teramo ci hanno illuso. C’è poco da fare. Anche Pep Guardiola farebbe fatica con questa squadra, figuriamoci il povero Guido Carboni finito sulla graticola proprio come il suo predecessore qualche mese fa.

La piazza urla perché si sente tradita, ma cambiare ancora allenatore in questo momento, per mettere magari l’amico Argilli, sarebbe cosa ridicola. Non per il bravo Stefano ma per il fatto che si tratterebbe di cambiare solo per il gusto di cambiare, senza troppa logica. La società, per carità,  farà i suoi passi e le sue scelte, anche se la prima ‘scelta’ l’ha già buttata in buca domenica dopo il fischio finale di Siena-Santarcangelo. In sala stampa non si è presentato nessuno, a parte il già citato Carboni. Quando le cose vanno a rotoli bisogna invece metterci la faccia, parlare, spiegare, incoraggiare. Troppo facile farlo nei momenti belli e vincenti. Non tanto per i giornalisti, ormai confinati in posti stretti e angusti, mentre gli eleganti sky box restano desolatamente vuoti. I giornalisti si arrangiano anche senza ‘virgolettati’. Piuttosto è necessario parlare e spiegare a chi al Siena dedica tempo e soldi, sobbarcandosi trasferte economicamente pesanti. Parlare, intendiamoci, non vuol dire assecondare. Sono da sempre convinto che ognuno debba rispettare il proprio ruolo. Il dirigente deve fare il dirigente, sia se fuori c’è il sole o se invece grandina. Il tifoso ha tutto il diritto a contestare ma senza pretendere di piegare la volontà della società in un senso o nell’altro, mentre al giornalista basta confermare il suo ruolo di ‘cane da guardia’. ‘Ringhiare’, nel caso ‘mordere’, in generale rompere i coglioni se qualcosa non torna. E a proposito di ‘rompere’ certe dichiarazioni da parte della società sono arrivate fuori tempo massimo: il giorno giusto era domenica. ‘Beeepppp’ sentenzierebbe il classico campanello collegato al timer.

E adesso? Beh adesso c’è solo da abbassare la testa e andare avanti in questa tribolata stagione, sperando che questa squadra, messa insieme da poche settimane possa regalarci qualche soddisfazione. I play-out sono a distanza di sicurezza, i play-off in questo momento è meglio dimenticarseli, sempre nella speranza che tra qualche partita la classifica dica qualcosa al momento nemmeno immaginabile. Io non ci credo, se poi qualche ottimista spera ancora mi auguro di cuore che lui abbia ragione e io torto marcio. Siamo, piuttosto, quasi a marzo e in questo periodo deve per forza iniziare la programmazione della stagione che verrà. Il 2016-2017 è da costruire nella speranza che la nuova società regali a tutti noi qualche gioia che ci meritiamo. Avanti dunque, cominciamo a pensare al futuro, perché come dicevano i nostri vecchi: chi fa il gioco non deve ridere. Forza Robur! (paolo.brogi@lanazione.net)

Ps. Grazie di cuore a tutti coloro che ogni settimana mi scrivono sulla mia e-mail personale. Leggo volentieri incoraggiamenti e anche critiche e rifletto su quello che mi dite. Siete preziosi. 

Fonte: FOL