Il punto di Paolo Brogi

Ci sono partite che capisci già dopo dieci minuti come andranno a finire. Non sono un mago, nemmeno ho la palla di vetro (purtroppo) ma mi affido molto alle sensazioni e domenica scorsa alle 15,10 ho immaginato che la giornata della Robur sarebbe stata di quelle da dimenticare. Succede. Succede ai professionisti come ai dilettanti e addirittura agli amatori. Vai in campo carico di mille motivazioni, poi però in quel momento specifico le gambe non girano, la testa nemmeno e con il passare del tempo di intristisci, come incapace di qualsiasi reazione. Perché sono convinto che i ragazzi del Siena in campo sono entrati determinati a vincere, con lo spirito giusto, per seguire alla lettera quello che con mister Carboni avevano preparato in settimana.

Niente da fare. Un modestissimo Rimini ha segnato due volte e per giunta senza rischiare praticamente mai di incassare il gol che avrebbe forse spostato gli equilibri della partita. Giustificata la rabbia dei tifosi che si sono sentiti traditi dopo il sostegno e l’amore garantito alla Robur da sempre. Eh ragazzi lo so, fa male, ma capita anche questo. Forse i bianconeri hanno un po’ sottovalutato l’ostacolo e non c’è cosa peggiore che snobbare chi ci sta di fronte. Lo dice la logica ma lo dicono anche i numeri. Basta dare un’occhiata alle statistiche e alle squadre che, in qualsiasi campionato, in questo periodo dell’anno hanno già il destino segnato. La retrocessione aspetta solo il beneficio della matematica eppure l’orgoglio e la voglia di non arrendersi permette a certe formazioni di strappare punti ad avversari decisamente più quotati e con obiettivi ‘caldi’ ancora da centrare. Il Parma della serie A 2014-2015 per esempio.

Destino sportivo e societario tristemente definito eppure qualche successo e qualche pareggio la squadra dell’ottimo Donadoni riuscì a racimolarlo. Magari il Rimini perderà le prossime tre partite sepolto da valanghe di gol, per poi rialzarsi tra un mesetto con chi, come la Robur, lo sottovaluterà o incapperà nella classica giornata storta. Fa male lo so, fa molto male ma a questo punto dobbiamo per forza guardare alla prossima, anzi alle prossime due Santarcangelo e Spal, doppio turno casalingo da sfruttare. Continuare a piangere e a recriminare serve a poco. Ci eravamo tutti illusi di poter puntare in alto, ai play-off, obiettivo ora più distante ma comunque da inseguire con muscoli e cuore fino a che la matematica non dirà qualcosa di diverso. Se l’obiettivo era consolidarsi nella categoria il campionato in corso, con tutti i piccoli problemi che ci siamo portati dietro, sta tenendo fede alle premesse.

A questo punto sarà la prossima stagione (senza mollare niente in questa, è scontato persino ribadirlo) quella dove le ambizioni dovranno crescere in modo esponenziale, anche tenendo presente la svolta societaria. Da questo punto di vista la mia attenzione è sempre altissima. Nel rispetto del mio ruolo di giornalista ho i riflettori puntati sulle evoluzioni che settimana dopo settimana il Siena, dal punto di vista gestionale, dovrebbe produrre. Voglio vedere tutto, come vengono fatte le cose, a chi vengono dati gli incarichi, quale è il progetto, quali le prospettive.

Su La Nazione io e la mia squadra (noi no che non sottovalutiamo mai l’impegno) scriveremo le notizie che riusciremo ad avere, dopo ovviamente averle verificate. Ne ho viste, anzi ne abbiamo viste troppe per dare fiducia a chiunque si avvicina al pianeta Robur promettendo mari e monti. Ci sono le parole, ma ci sono soprattutto i fatti. Anche se domani il Siena lo comprasse Nasser Ghanim Al-Khelaifi, l’attuale proprietario del Psg, vorrei vederci chiaro, figuratevi un po’. Per il momento comunque pensiamo al campo e al Santarcangelo. E’ sottointeso che i bianconeri hanno un debito con chi li sostiene. Da saldare subito. Forza Robur. (paolo.brogi@lanazione.net)

Fonte: FOL